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‘Ndrangheta e corruzione, obbligo di dimora per Oliverio

‘Ndrangheta e corruzione, obbligo di dimora per Oliverio

Coinvolto il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio al quale contestano l’aggravante mafiosa.

Nella giornata odierna i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Cosenza hanno eseguito, nelle province di Cosenza, Catanzaro e Roma, misure cautelari personali nei confronti di ben 16 soggetti, tra cui dirigenti della Regione Calabria e dipendenti pubblici nonché un imprenditore legato alla cosca “Muto” di Cetraro, Giorgio Ottavio Barbieri, e politici indagati a vario titolo per corruzione – falso in atto pubblico – abuso d’ufficio e frode in pubbliche forniture. Tra questi Mario Oliverio, governatore della Calabria, e l’ex sindaco di Pedace, Marco Oliverio.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Pietro Carè, su richiesta della Dda di Catanzaro diretta dal procuratore della repubblica Nicola Gratteri, con i sostituti procuratori Alessandro Prontera e Camillo Falvo, coordinati dai procuratori aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla.

Le attività investigative (nell’ambito della operazione convenzionalmente denominata “Lande desolate”) condotte con l’ausilio di articolate indagini tecniche e rilevamenti aerofotografici, hanno consentito di ricostruire e riscontrare documentalmente plurime violazioni e irregolarità nella gestione e conduzione degli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea e degli impianti sciistici di Lorica, nonché nella successiva fase di erogazione di finanziamenti pubblici.

In particolare, le investigazioni, basate su una copiosa attività di riscontro documentale e sui luoghi di cantiere, hanno fatto emergere il completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la regione Calabria, alle esigenze del privato imprenditore attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori ovvero l’attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all’imprenditore l’erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti.

Emblematica la spregiudicatezza che caratterizzava l’agire dell’imprenditore romano spinta al punto di porre in essere condotte corruttive nei confronti di pubblici funzionari, finalizzate al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti in una compiacente attività di controllo sui lavori in corso, nell’agevolare il pagamento di somme non spettanti ovvero nel riconoscimento di opere complementari prive dei requisti previsti dal codice degli appalti oltre al mancato utilizzo di capitali propri dell’impresa appaltatrice in totale spregio degli obblighi previsti dai bandi di gara.

Complessivamente, le attività hanno evidenziato come l’imprenditore romano, nei confronti del quale è stata, altresì, addebitata l’aggravante dell’agevolazione mafiosa di cui all’art. 7 della legge n. 203/1991, abbia impegnato poche decine di migliaia di euro a fronte di diversi milioni di euro previsti dai bandi di gara, circostanza ampiamente conosciuta ed avallata dai soggetti preposti al controllo ed alla erogazione delle somme, nonche’ dalle figure politiche coinvolte.

Le indagini hanno fatto luce su un diffuso sistema illecito che, attraverso la reiterata commissione di falsi, abusi e atti corruttivi, ha compromesso il corretto impiego delle risorse pubbliche non consentendo lo sviluppo e la crescita del territorio, l’elevazione del livello dei servizi resi al cittadino e costituendo, di fatto, un ostacolo alla realizzazione del potenziale di crescita che il territorio e’ in grado di esprimere.

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