Tutte 728×90
Tutte 728×90

Istigazione alla prostituzione, «Lento era solo un truffatore»

Istigazione alla prostituzione, «Lento era solo un truffatore»

Si avvia alla conclusione il processo a Velletri sul presunto caso di istigazione alla prostituzione in cui sono coinvolti due persone di Mongrassano.

Arriverà a fine maggio la sentenza di primo grado sul presunto caso di istigazione alla prostituzione nei confronti di Emilio Lento e di sua mamma, entrambi originari di Mongrassano. Nei giorni scorsi, si è tenuta l’ultima udienza dell’istruttoria dibattimentale, nel corso della quale non sarebbe emersa alcuna prova contro l’imputato principale della vicenda.

Chiusa l’istruttoria dibattimentale

La donna che ha testimoniato davanti al magistrato, ai giudici del collegio e all’avvocato difensore, Antonio Ingrosso, ha spiegato che Lento non le ha mai chiesto di prostituirsi per avere un ritorno economico, bensì gli avrebbe promesso mari e monti, tanto che dopo un paio di giorni aveva capito che si trattava di «un truffatore». Dialoghi tra i due terminati, quindi, prima di iniziare una vera e propria relazione d’amore.

Lento, già nel corso delle indagini svolte dai carabinieri, avrebbe millantato di essere il cugino di Roberto Calvino, amministratore della società “Immobildream”, nota per i suoi celebri spot nelle televisioni nazionali. Sosteneva di essere una persona facoltosa, ma era solo apparenza. E nella “trappola” ci sarebbe caduta una ragazza di Roma che, a suo dire, avrebbe acconsentito alle richieste di Lento, prostituendosi a 600 chilometri di distanza.

I soldi all’imputato

Nel corso delle sedute processuali, non sarebbe venuto a galla alcun collegamento tra l’imputato e i clienti né la prova che l’uomo di Mongrassano avesse realmente chiesto alla donna, alla quale avrebbe promesso di sposarla e di farla vivere, come si dice in questi casi, nell’oro, di “vendere il proprio corpo” in cambio di una quota mensile da inviare sulla post pay intestata alla mamma di lui.

I soldi, circa 38mila euro, destinati dalla vittima all’imputato (oggi sottoposto all’obbligo di dimora) non avrebbero alcuna motivazione valida, se non quella di configurare il tutto in un’ipotesi di truffa. E il compito della difesa è quello di scavare a fondo nella personalità della ragazza. Le discussioni si terranno il prossimo 26 maggio. (a. a.)

Related posts