GiudiziariaIn evidenza home

Caso Facciolla: la fuga di notizie e le nuove accuse della procura di Salerno

Facciolla spiega che nel suo fascicolo ci sono atti che riguardano una fuga di notizie e rivela di essere indagato anche per altri tre reati: traffico di influenze illecite, associazione per delinquere e corruzione in atti giudiziari.

Seconda parte delle dichiarazioni spontanee rese dall’ex procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla dinanzi al gup del tribunale di Salerno. Parliamo del processo sulla presunta corruzione in concorso con l’Stm di Marisa Aquino. (LEGGI QUI LA PRIMA PARTE). 

In questo capitolo, Facciolla tratta una presunta fuga di notizie e rivela di aver ricevuto altri avvisi di garanzia per i reati di traffico d’influenze illecite, associazione per delinquere e corruzione in atti giudiziari. E ritorna anche sulle indagini del Maggiore Lardieri. 

«Cercavano soldi, cercavano affari, cercavano intrallazzi»

Secondo Facciolla, riferendosi ai documenti rinvenuti nel suo fascicolo del pedinamento di Tridico, «dal primo momento quindi non si leggono atti. Non c’è una informativa di reato in cui si dice guardi che c’è il sospetto, non dico l’indizio, c’è il sospetto che il procuratore Facciolla, abusando del suo ufficio, ha conferito, ha dato incarichi, o con Greco ha fatto chissà quale guaio, quale sfacelo, ma sono attività di, mi passi il termine, pesca a strascico, sperando di pescare qualche cosa che non c’è, qualche cosa che non c’è, Giudice, perché in tutta questa indagine cercavano soldi, cercavano affari, cercavano intrallazzi, e nel momento in cui la Procura con le quali in qualche modo io mi interfaccio sempre per questioni di lavoro del mio ufficio, nel momento in cui accade tutto questo, ma non gliene parlo perché non interessa in questa sede, interessa altre sedi, ci sono le notizie che compaiono sulla stampa sistematicamente, solo su una certa stampa di soggetti che scrivono, e sono soggetti non vicini, ma più che vicini alla procura di Catanzaro».

La presunta fuga di notizie nel fascicolo di Facciolla

«E allora davanti a questi dati io sono l’indagato, il 5 dicembre mi sottopongo ad interrogatorio senza conoscere niente, due giorni dopo l’arresto di Greco escono le notizie, lei troverà anche questo, non si spiega la ragione, trasmettono gli atti, i Magistrati di Catanzaro, i Sostituti, scrivono e dicono che c’è una fuga di notizie perché questo ha scritto che abbiamo mandato gli atti a Salerno, ed è vero, nei confronti di due Magistrati, il fascicolo arriva a Salerno, viene iscritto incredibilmente a modello 45, questo rimane a modello 45, rimarrà sempre a modello 45 e viene iscritto con parte offesa il Corriere di Calabria, quando il Corriere di Calabria è il soggetto, il direttore responsabile è il soggetto che è autore, coautore, concorrente nella rivelazione di notizie che ha ritenuto la procura di Catanzaro. Anche questo, Giudice, la prego, mi faccia veramente un… io dico in onore alla toga che indossiamo, in onore alla toga che indossiamo, le chiedo di verificare quello che sto dicendo, di leggere tra le righe delle carte».

«La procura di Catanzaro quegli atti li trasmette non per la rivelazione o per la fuga di notizie, ma perché li ritiene rilevanti nel fascicolo che riguarda già il dottore Facciolla a seguito della trasmissione degli precedenti. E quale è la rilevanza? Una fuga di notizie in cui si dice che hanno mandato gli atti su due Magistrati che erano coinvolti nelle indagini del Maresciallo Greco arrestato due giorni prima. Quale è la rilevanza per me? Abbiamo chiesto di fare accertamenti, visto che poi questo fascicolo risulta copiato, fotocopiato, trasmesso, modello 45 negli atti che mi riguardano, e restituito a Catanzaro per competenza territoriale». 

«C’è un errore macroscopico, perché il Corriere di Calabria è edito in quel di Lamezia Terme, la procura competente, come sappiamo bene, è la procura di Lamezia Terme, non poteva essere la procura di Catanzaro. Peraltro la procura di Catanzaro, in particolare modo il procuratore, doveva astenersi, avrebbe dovuto, immagino lo avrà fatto, si sarà astenuto dal trattare questo procedimento per i rapporti personali che intercorrevano, che sono di… basta andare su internet e lo dichiara lo stesso procuratore i rapporti personali con il (parola incomprensibile) in questione, quindi avrebbe dovuto astenersi, e immagino, conoscendo la sua correttezza, che lo avrà fatto».

Un esposto anonimo contro Facciolla

Poi Facciolla contesta un esposto anonimo che il Maggiore Lardieri avrebbe utilizzato per verificare i rapporti tra il magistrato e Tignanelli. In questo ambito si inseriscono gli accertamenti svolti sull’Stm e Vito Tignanelli, circa un affidamento della procura di Vibo Valentia. «Dopo averlo visionato – dichiara Facciolla – i magistrati lo restituiscono, testuale, perché il dato della riconoscibilità a Tignanelli Vito della titolarità della Stm Italy, formalmente amministrata dalla moglie, è assolutamente irrilevante, ben verificato all’interno del procedimento 4195/18/21, cioè in questo. Ho interesse ad averlo questo procedimento e sa perché?» rivolgendosi al giudice «perché io poi mi trovo, dopo che mi vengono fatte le contestazioni ex Articolo 415 bis, a proposito della vicenda delle telecamere di cui parlerò più avanti, mi trovo le dichiarazioni di Tavella, tecnico della Stm». 

L’omicidio di mafia nel fascicolo di Facciolla

«Giudice» continua Facciolla «ho fatto qualche indagine difensiva a questo punto e ho scoperto che Tavella ha avuto parecchi problemi per una fuga di notizie, una cosa molto delicata, presso la Procura di Vibo Valentia, una fuga di notizie dalla sala intercettazioni. Si stavano intercettando una serie di soggetti per un omicidio di mafia accaduto qualche giorno prima, i familiari della vittima vengono a conoscenza dell’attività di intercettazione, quindi in quel contesto emerge, io non so se c’era la Stm, se c’era qualcun altro, però è venuto fuori, è emerso questo dato. E allora io ho interesse oggi a conoscere che cosa c’è in quel fascicolo. Non può la procura scegliere che cosa utilizzare e cosa non utilizzare. E’ stata fatta una raccolta all’interno dell’ufficio di tutti i procedimenti che in qualche modo riguardavano il dottore Facciolla, ed è documentale tutto ciò, però non si può scegliere cosa utilizzare e cosa no, anche perché si lascia la traccia. Io la traccia l’ho trovata, sono abituato a leggere bene le carte». 

La scottante indagine della procura di Castrovillari

L’ufficio inquirente di Castrovillari, coordinato all’epoca da Facciolla apre un procedimento penale il 14 settembre del 2018 «relativo a conversazioni che vengono intercettate tra tali Sacco, Morrone (parola incomprensibile per rumore di sottofondo). Io glielo riassumo, Giudice. Praticamente cosa è accaduto? Nel corso di attività di indagine del mio ufficio intercettiamo delle conversazioni tra un soggetto appartenente al clan degli zingari di Cassano e contratta voti, c’erano le elezioni di lì a breve, con un appartenente politico, il Morrone che figura in questa conversazione. Ebbene, trattandosi di voto di scambio politico, elettorale, politico, mafioso, come lo vogliamo definire, io immediatamente ho trasmesso gli atti alla procura di Catanzaro per competenza, procura di Catanzaro che ha attivato le intercettazioni. Mi trovo praticamente quindi queste intercettazioni, che vengono attivate a seguito degli atti che trasmettiamo noi da Castrovillari».

E aggiunge: «Una volta che leggo queste intercettazioni, verifico che in realtà si tratta di un modello 45 pervenite da Catanzaro che viene inserito nel fascicolo in questione, ma viene inserito in copia e poi trasmesso per essere archiviato. Trovo negli atti con l’avvocato Zecca una delega di identificazione e invito a rendere interrogatorio di questo tale Sacco Roberto (ex consigliere comunale di Cosenza, ndr). Sacco sostanzialmente è quello che discutendo con questi bravi amici davanti a un bar, discutono di una guerra tra procure, da una parte Facchini (Lupacchini, ndr), Facciolla, Bruni, dall’altra parte Spagnuolo, Gratteri, Ruberto (Luberto, ndr), in questa guerra ci vanno di mezzo altre persone, che io sarei stato scorretto perché andato i Greco di Cariati, collegati, cognati, imparentati con l’onorevole Ferdinando Aiello, ex onorevole Ferdinando Aiello, legatissimo a Sacco per questioni elettorali, perché stavano insieme al consiglio comunale di Cosenza, alla Regione Calabria, eccetera eccetera».

«Ebbene, io non trovo il verbale di interrogatorio di Sacco Roberto, quindi c’è la convocazione ma non c’è il verbale, però so, trovo che è stato sentito, è venuto qui a Salerno Sacco Roberto, perché sulla sua pagina Facebook ha postato l’immagine dell’ingresso, proprio davanti a questo tribunale, con la scritta sotto: “Qua la procura lavora seriamente”. Meno male, mi compiaccio di ciò, quindi vado alla ricerca di che cosa ha detto Sacco e quale è la rilevanza di questi atti nel mio procedimento, però non la trovo. Giudice, non trovo nessuna delega e nessuna attività ulteriore. O queste persone riferiscono, in particolare modo Sacco riferisce cose che mi diffamano in presenza di altre persone, dice che Ferdinando Aiello, indagato dal mio ufficio, praticamente gli avrebbe detto che mi vedeva consegnare gli atti, le copie, le notizie, una cosa gravissima, oppure la procura di Salerno mi doveva indagare».

«Ho onorato la magistratura»

Nel corso del suo intervento, Eugenio Facciolla afferma di aver «onorato la magistratura, ma non lo dice Eugenio Facciolla. Io il posto di procuratore della Repubblica di Castrovillari me lo sono guadagnato, me lo sono sudato sul campo. Sono stato comparato con soggetti ben più anziani, tra cui il compianto Bruno Giordano, ex procuratore della Repubblica di Paola, poi di Vibo Valentia, un magistrato che aveva svolto la sua attività a Reggio Calabria durante gli anni di serissime guerre di mafia, parliamo di 250 morti ammazzati in un anno, lui ne aveva presi da pubblico ministero più della metà, perché era di turno in quel periodo. Non voglio sembrare né presuntuoso né immodesto, però quella relazione la dice lunga sulla mia persona, e soprattutto la dice lunga sulla mia onestà, sulla mia rettitudine e sul mio amore per questo lavoro. Il procuratore nazionale Antimafia Piero Luigi Vigna lo scrive che cosa ho fatto e che cosa rappresento in Calabria».

E spiega: «Mi colpisce leggere oggi in quelle carte, in quelle intercettazioni, che Sacco Roberto con i suoi interlocutori discutono, io gliele riporto virgolettate, queste sono le affermazioni che fanno, pariamo di due anni fa, 2018, maggio 2018: “Gli altri stanno facendo un’operazione su Salerno a proposito della guerra degli schieramenti”, gli altri chiaramente non sono né io, né Bruni, né il procuratore Lupacchini. “Ci saranno trasferimenti, ci sono intercettazioni, qualcuno non la spunta contro Gratteri”. Questo succede un anno e mezzo prima del trasferimento mio e quasi due anni prima del trasferimento del procuratore generale di Catanzaro. Quindi queste persone o avevano la sfera di cristallo o erano ben informati, per questo io ho interesse a sapere che cosa è stato chiesto a Sacco e che cosa ha detto Sacco in questa sede. Non si può lanciare il sasso e nascondere la mano». 

«Hanno distrutto la mia vita professionale»

Facciolla, guardando il Giudice, afferma che «hanno distrutto la mia vita professionale, perché i fatti che mi venivano contestati il 5 dicembre del 2018 formano oggetto di una richiesta di archiviazione che con il mio difensore non siamo riusciti ad avere legittimamente, perché quei reati inizialmente iscritti che improvvisamente in sede di Articolo 415 bis sono spariti, sono spariti dalla contestazione». Facciolla in questo caso si riferisce all’originaria accusa di abuso d’ufficio. 

«Sono accusato anche di altri reati»

Facciolla affronta poi un argomento scottante, spiegando al giudice di aver ricevuto diversi avvisi di garanzia in questo periodo. «Abbiamo contato quattro, cinque o sei informazioni di garanzia, proroghe indagini, Giudice, mi manca solo la contestazione per omicidio e per associazione mafiosa, ma c’è sempre tempo, mi è arrivato di tutto, corruzione in atti giudiziari, corruzione semplice. Corruzione in atti giudiziari, mi ha colpito questa, commessa il 1 gennaio del 2015, non ero neppure procuratore della repubblica ancora il primo gennaio del 2015, però anticipo all’ufficio di procura che stavo in settimana bianca con la famiglia, quindi non ho potuto certamente commettere quel reato il primo gennaio, bisogna fare meglio gli accertamenti. Ma non solo». Ed è qui che si aprono nuovi scenari giudiziari per Eugenio Facciolla. «Traffico di influenze illecite, associazione per delinquere io, Tignanelli, Aquino Marisa finalizzata a commettere una serie di determinati reati contro la pubblica amministrazione. Queste sono le contestazioni ulteriori che stanno arrivando alla spicciolata, ma le affronteremo». 

«Nove forze di polizia hanno indagato sul mio conto»

«Ultima chiosa» dice Facciolla. «In 27 anni ho lavorato con chiunque, con chiunque. Sentivo prima l’assistente Tignanelli che ricordava di essere stato applicato allo Sco. Io ho lavorato con qualsiasi forza di polizia indubbiamente, ma per indagini di mafia, e soprattutto coinvolgendo una o massimo due forze, o al più l’indagine più grossa di cui mi sono occupato, l’indagine Tamburo presso la Dda di Catanzaro per i lavori di ammodernamento della A3 Salerno-Reggio Calabria, in coordinamento con la procura di Salerno per le imprese salernitane coinvolte in questi fatti delittuosi, mi sono avvalso della Dia, con la partecipazione del Ros e di altre strutture operative, ma la Dia è un gruppo interforze, come sappiamo».

«Ebbene, io in questa indagine nei miei confronti trovo nove forze di polizia giudiziaria, il Noe di Catanzaro, la sezione Pg Guardia di Finanza di Salerno, il Gico della Guardia di Finanza di Salerno, il Nucleo Polizia tributaria di Salerno, lo Sco della Polizia di Stato, la Squadra Mobile di Catanzaro, la Squadra Mobile di Salerno, la Polizia Postale delle Telecomunicazioni. Io credo che manco per i superlatitanti siciliani si muove tutto questo apparato». (seconda parte/continua).

Mostra altro

Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

Articoli correlati

Back to top button
error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it

Adblock Rilevato

Supporta Cosenzachannel.it, disabilita il tuo Adblock per la nostra pagina