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Facciolla: «Giudice, non sono un corrotto». Ecco le parole del magistrato

Eugenio Facciolla ricostruisce la sua vita professionale e rivela come la procura di Catanzaro abbia pedinato un pm della procura di Cosenza.

Cosenza Channel pubblica le dichiarazioni spontanee rese dall’ex procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, davanti al gup del tribunale di Salerno, Giandomenico D’Agostino, nell’ambito del processo che lo vede imputato, insieme al maresciallo dei carabinieri forestale Carmine Greco, al poliziotto Vito Tignanelli, accusato di essere l’amministratore di fatto dell’Stm, Marisa Aquino, rappresentante legale dell’Stm (società che opera nel campo delle intercettazioni telematiche e ambientali) e il carabiniere forestale Alessandro Vincenzo Nota.

Quello di Eugenio Facciolla, sotto processo davanti al Csm e attuale giudice civile presso il tribunale di Potenza, è il Manifesto della sua carriera professionale. Dagli inizi, ovvero quando svolgeva la professione di avvocato, fino all’ultimo giorno in servizio presso la procura di Castrovillari. In mezzo tanti processi, quasi tutti di stampo mafioso, e inchieste contro la pubblica amministrazione. Senza dimenticare quelle contro la famiglia imprenditoriale IGreco di Cariati, menzionata più volte nell’arco delle tre ore di “discussione”.

«Tridico pedinato dalla procura di Catanzaro»

Il magistrato di Cosenza ha trattato varie vicende, tra cui quella che riguarda una testimonianza, quale persona informata dei fatti, dell’ex consigliere comunale di Cosenza, Roberto Sacco, sentito dalla procura di Salerno mesi fa nell’ambito del procedimento penale contro l’ex procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto e l’ex deputato del Partito Democratico, Ferdinando Aiello, accostato più volte da Facciolla ai Greco di Cariati. Insomma, tanta carne al fuoco da poter scrivere un libro, tra cui la rivelazione che la procura di Catanzaro avrebbe pedinato, senza che rientrasse nelle sue competenze territoriali, l’attuale sostituto procuratore di Cosenza, Bruno Tridico.

Facciolla vuole «accertare la verità»

Le dichiarazioni di Eugenio Facciolla iniziano dal giorno del primo interrogatorio. E’ il 5 dicembre 2018. «Non conoscevo una virgola di tutto quello che mi è stato chiesto durante quell’interrogatorio. Le imputazioni erano 110-323, 110-328, 110-476 e 479 Codice Penale. Ulteriore interrogatorio l’ho reso su mia richiesta ex articolo 415 bis in maniera inequivoca, dopo aver ricevuto l’avviso con il mio difensore abbiamo chiesto di essere interrogati. Ho preso ulteriori abbondanti dichiarazioni suffragate da documenti, quindi da elementi certi, così come avevo fatto già il 5 dicembre, senza conoscere nulla né degli atti di indagine e né della contestazione, perché lei potrà verificare, quell’imputazione era già di per sé molto generica, alquanto generica».

Continua Facciolla: «Ebbene, i due interrogatori sono rimasti lettera morta, quindi in tutto quello che ho documentato, in tutto quello che ho riferito, e soprattutto in quello che ho chiesto alla procura doverosamente di svolgere come attività non a sostegno o a difesa del sottoscritto, ma nell’interesse evidentemente della giustizia per accertare la verità dei fatti. Partiamo da questo dato di fatto. Io non ho chiesto nessun atto a mio favore o nell’interesse della difesa, abbiamo chiesto di accertare la verità» afferma il magistrato. 

«Non ho capito di cosa devo rispondere»

«In questa sede, sono imputato e cercherò di fare l’imputato. Ho intenzione di dire quello che c’è da dire su tutta questa vicenda, su come sono state svolte le indagini in due anni, su quale è il materiale probatorio, diciamo così, che è stato portato alla sua attenzione, su tutto quello che invece non è stato fatto dalla procura e su tutto quello che evidentemente ha fatto la difesa, rincorrendo ogni volta la procura della Repubblica (Salerno, ndr), perché noi ancora oggi non abbiamo ben compreso, di che cosa devo rispondere, da che cosa devo difendermi».

Facciolla annuncia di presentare una memoria «che ricostruisce un po’ tutto quello che è il procedimento» e spiega che «non le dirò» rivolgendosi al gup «una sola cosa che non è supportata da documenti. Non parlo di congetture, né suggestioni, né intuizioni di qualcuno, ma parlerò esclusivamente con i documenti che la stessa Procura della Repubblica utilizza in maniera diffusa, confusa, una mole di contestazione che peraltro non è stata manco scannerizzata secondo le indicazioni del Ministero della Giustizia per quanto riguarda l’applicativo Tiap Documenta». 

«Dodicimila pagine di indagine»

Facciolla in udienza evidenzia che «ci sono atti che non si capisce la cronologia, un atto viene messo prima, l’altro viene messo alla fine, ci sono scannerizzazioni parziali di singole informative, quindi una scannerizzazione non corretta, per un volume complessivo di affare di circa 50 file che sono tutti di grande estensione, 12mila pagine, queste le ho contate fino al 415 bis, poi bisogna aggiungere tutto quello che è accaduto dopo. Dodicimila pagine, in grande parte bisogna dire inutili, perché risultano fotocopiati e duplicati tre volte i decreti di autorizzazione di liquidazione delle spese giudiziarie da parte del mio ufficio, cinquemila e cinquecento decreti, sono stati triplicati». 

Facciolla: «Non sono un corrotto»

«Lei non ha davanti un corrotto» dichiara Facciolla, rivolgendosi al giudice di Salerno. «Io sono un magistrato del pubblico ministero da 27 anni. Ho lavorato sempre in Calabria, tra Palmi, Dda di Catanzaro, procura di Paola, procura generale di Catanzaro e procura di Castrovillari. Ho fatto indagini, ho scritto tante misure cautelari, ho scritto tante requisitorie, ho rappresentato la giustizia in lungo e in largo nel territorio calabrese. Mai in questi processi in 27 anni ho ricevuto un solo esposto da parte di Difensori, da parte degli imputati, da parte di indagati, per essere stato scorretto o aver falsificato un atto, o peggio ancora, peggio ancora, un’accusa neppure di corruzione».

«Mi sono occupato di indagini di una delicatezza estrema, assoluta, sono stato applicato da sostituto procuratore generale, quindi ufficio di secondo grado ad ufficio di primo grado, per una indagine per fatti di mafia applicato dalla procura generale alla procura di Catanzaro su richiesta dell’allora procuratore aggiunto di Catanzaro, nonché del procuratore generale di Catanzaro, il dottor Santi Consolo. Applicazione completata da procuratore della Repubblica di Castrovillari». Facciolla in questo caso si riferisce al processo “Tela del Ragno”, dove sono fioccati gli ergastoli contro esponenti delle cosche tirreniche cosentine per omicidi di mafia avvenuti negli ultimi 40 anni. 

L’indagine da Catanzaro a Salerno

«Facciolla è colpevole di qualche cosa, anche se non si sa che cosa» ribadisce l’ex pm antimafia. «Le trasmissioni di atti che arrivano da Catanzaro e con modelli 45 aperti senza nessuna ragione, senza nessuna emergenza, senza nessun indizio di reato, vengono recepiti per la verità dal procuratore Lembo iscritto a modello 45, salvo dopo qualche giorno passare ad altro magistrato ed essere iscritto immediatamente a 110-323 Facciolla e Tignanelli. Che cosa significa questo se non che da quel momento si ha l’idea preconcetta di Facciolla imputato, Facciolla indagato, Facciolla coinvolto in fatti di soldi, perché le prime deleghe che troviamo negli atti sono gli accertamenti patrimoniali, accertamenti patrimoniali fatti non su di me, addirittura fatti sulla mia famiglia, fatti non solo su mia moglie, fatti sui miei figli, che all’epoca non erano neppure diciottenni, fatti su mia suocera, deceduta due anni fa, accertamenti estesi addirittura quando ero appena studente in Giurisprudenza, risalente a più di 30 anni fa».

Ed entra nello specifico. «Si parla di un acquisto di un’autovettura avvenuto negli anni Novanta, quando ancora non ero in Magistratura. Quindi questo che cosa denota, denota certamente che c’è un, non so se definirlo pregiudizio di colpevolezza, di responsabilità, però un dato è certo, perché quando sono stato interrogato il 16 luglio io ho chiesto in maniera sommessa a chi mi stava interrogando di liberarsi da preconcetti, da convincimenti errati, e di approcciare in maniera serena, trasparente, leale, terza, a quelle che erano le emergenze e a quelli che erano i fatti per cui si stava procedendo». 

Quelle riunioni della procura di Catanzaro

«Avevo rilevato, leggendo gli atti ex Articolo 415 bis, che ci sono state una serie di riunioni di coordinamento con la procura di Catanzaro che aveva trasmesso gli atti rilevanti ex articolo 11, che ci sono state trasmissioni di atti come da intese, trasmetto come da accordi intercorsi, una riunione di coordinamento alla quale addirittura partecipa il Maggiore Lardieri, coordinamento ex Articolo 11 e Lardieri poi è quello che viene delegato dalla procura di Salerno a fare le indagini sul mio conto».

«Siccome c’è un divieto assoluto da parte del Consiglio Superiore della Magistratura in materia di Articolo 11, è l’unica materia sottratta al coordinamento tra uffici giudiziari, per questo io ho sollecitato la procura a liberarsi da eventuali ed evidenti condizionamenti che arrivavano da Catanzaro, perché la procura di Catanzaro aveva indagato per cinque mesi senza coordinamento, si era sovrapposta alle indagini del mio ufficio e avevano ascoltato le intercettazioni, le conversazioni prima di Greco, poi di Tignanelli con me, con la collega Continisio, quindi sovrapponendosi per cinque mesi alle attività dell’ufficio e quindi c’era un interesse». 

Quando nasce l’indagine su Stm e Facciolla

«Il 24 aprile del 2018 viene aperto un primo procedimento a modello 45 relativo agli atti trasmessi da Catanzaro con questa annotazione: “Per le valutazioni di competenza in ordine tra l’altro alla posizione del dottore Eugenio Facciolla, procuratore della Repubblica di Castrovillari”. Si parla di Tignanelli che ha interesse nel settore delle intercettazioni attraverso due società gestite da lui stesso, e, virgolette”, avrebbero sviluppato con Greco (Carmine, ndr) alcune attività delegate dalla procura di Castrovillari. Si parla di riorganizzazione della sala intercettazioni rispetto alla quale il dottor Facciolla si interfacciava direttamente con Tignanelli». (LEGGI QUI LA DECISIONE DEL CSM)

Tre giorni dopo viene aperto un altro procedimento. «Le note del Noe hanno evidenziato anche la commissione, attenzione, di reati inerenti la conduzione di indagini delegate dalla procura di Castrovillari alla Stazione Carabinieri Forestale. La P. G. ha dato conto di risultanze afferenti i rapporti tra il medesimo ufficiale di P. G. e il procuratore capo di Castrovillari, i rapporti. Ma chi era l’ufficiale di P. G.? Chi era? Era un boss mafioso? I rapporti, cioè che è normale andamento per un procuratore della Repubblica che si rispetti e che faccia il pubblico ministero, e non stia dietro una scrivania ad ordinare, a disporre, a coordinare il lavoro di un intero ufficio. Per un magistrato che fa le indagini è normale andamento che ci siano i rapporti con la polizia giudiziaria, in ordine ai quali si ritiene opportuno, fatte salve le diverse valutazioni, investire la procura della Repubblica di Salerno per i rapporti che sono emersi, e lo stesso vedremo quali rapporti sono, lo vedremo che cosa emerge dalle intercettazioni tra me e il Maresciallo Greco».

«Tridico intercettato con Greco»

«Si arriva addirittura a dedicare una parte dell’informativa al capo, identificazione del capo. Ma chi è, il capo dei capi? Quel capo non sono io, parlano dei loro capi, i rispettivi capi, sono appartenenti ad una struttura militare organizzata. Altro fascicolo iscritto il 30 marzo del 2018, relativamente alla posizione e ai rapporti con il dottor Bruno Tridico in relazione ad una querela che Greco (Carmine, ndr) intendeva sporgere per un articolo diffamatorio pubblicato dal Quotidiano della Calabria. Giudice, io questo non ho capito che cosa… è un altro atto questo che non so… un altro fascicolo che non so cosa ci faccia nelle mie vicende, che cosa serve a dimostrare, se non che la procura di Catanzaro in barba all’Articolo 11 ha fatto indagini, addirittura ha fatto pedinare».

«Il dottore Tridico presta servizio presso la procura di Cosenza, è stato pedinato dal Ros su delega di Catanzaro, è stato intercettato nel mentre era presente con Greco, oltre alle telefonate con Greco in quel di Roma, sono state fatte attività mirate a verificare il per come, con quale macchina era stato prelevato il dottore Tridico, tutto questo da una procura che, acquisita la prima notizia, la primissima notizia, avrebbe dovuto trasmettere gli atti a Salerno, e questi li troviamo nel mio fascicolo». (prima parte/continua)

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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