domenica,Novembre 28 2021

Sezione penale di Cosenza, impugnata la nomina del presidente Ciarcia

Il giudice Carpino impugna davanti al Tar del Lazio la delibera del Plenum per la nomina del presidente della sezione penale di Cosenza.

Sezione penale di Cosenza, impugnata la nomina del presidente Ciarcia

L’ex presidente della sezione penale del tribunale di Cosenza, il magistrato Salvatore Carpino, ha impugnato la delibera del 14 ottobre 2020, con la quale il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha conferito l’incarico di presidente della sezione penale del tribunale di Cosenza, al giudice Carmen Maria Raffaella Ciarcia, all’epoca in servizio presso la sezione gip-gup del tribunale di Castrovillari.

Il ricorso del magistrato Salvatore Carpino

Secondo il giudice Salvatore Carpino, che ha fatto pervenire i motivi del ricorso al Csm il 25 gennaio scorso, la delibera presenta profili di illegittimità, in quanto le motivazioni sarebbero carenti, contraddittorie e, a suo parere, gli organi giudicanti avrebbero travisato alcuni fatti. Quindi, il ricorrente ritiene che vi sia stato un difetto di istruttoria, con motivazione illogica e contraddittoria.

Ricordiamo che la nomina del presidente della sezione penale del tribunale di Cosenza era finita nelle chat di Luca Palamara (LEGGI QUI), ma la strategia non andò a buon fine, in quanto all’epoca il Plenum deliberà la nomina di Salvatore Carpino quale nuovo presidente della sezione penale, rimasta vacante dal pensionamento del magistrato Sergio Caliò.

Tra i motivi del ricorso, la difesa di Carpino ha evidenziato – rispetto al principio secondo il quale il possesso dei requisiti per l’ammissione al concorso per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi e i titoli valutabili devono essere posseduti alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione – che «nel caso di specie il Csm non ha inteso derogare al ridetto principio per tutti i candidati aspiranti all’incarico di cui trattasi, ma lo ha fatto per la sola dottoressa Ciarcia valutandole un titolo che non possedeva alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda».

La quinta commissione propone di costituirsi in giudizio

Per la quinta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, il giudice Salvatore Carpino «ha opposto argomenti critici non idonei a dimostrare che il Csm ha fatto cattivo uso del potere discrezionale normativamente attribuitogli», aggiungendo che «gli argomenti sui quali il dottore Carpino fonda l’illegittimità della scelta compiuta dal Consiglio, appaiono porsi al di fuori del sindacato giurisdizionale poiché tentano di fornire una diversa dimensione valutativa al proprio percorso giudiziario e a quello della candidata prescelta e mirano a condurre il decidente a formulare un giudizio comparativo sul merito e sulle attitudini professionali degli aspiranti, con sconfinamento nella sfera di discrezionalità riconosciuta al Consiglio».

Inoltre, la quinta commissione scrive che «è destituito di fondamento il rilievo secondo cui il Consiglio superiore della Magistratura avrebbe illegittimamente valutato l’attività della dottoressa Ciarcia di coordinatore l’ufficio gip-gup del tribunale di Castrovillari, svolta successivamente alla scadenza dei termini per la presentazione della domanda, attribuendo ad essa una valenza decisiva».

Pertanto, per tali (e tanti altri motivi) la quinta commissione ha proposto al Plenum «di invitare l’avvocatura generale dello Stato a costituirsi in giudizio per resistere anche agli ulteriori motivi aggiunti al ricorso al Tar del Lazio indicato in premessa, per quanto suddetto, dandone comunicazione al ministro della Giustizia».

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