mercoledì,Giugno 29 2022

«Nel carcere di Cosenza non sono mai entrati orologi e scarpe Hogan»

In aula sono sfilati una parte dei colleghi dei tre imputati. I testimoni, rispondendo alle domande delle difese e anche a quelle del collegio giudicante, hanno chiarito cosa succedeva realmente nella casa circondariale di via Popilia

«Nel carcere di Cosenza non sono mai entrati orologi e scarpe Hogan»

Nuova udienza dinanzi al tribunale di Cosenza per le tre guardie penitenziarie di Cosenza, accusate di aver fatto favori ad esponenti della ‘ndrangheta cosentina. A processo infatti ci sono Luigi Frassanito, Giovanni Porco e Franco Caruso. La seduta processuale del 19 maggio 2022 è servita alla difesa di Porco, assistito dall’avvocato Cristian Cristiano, per escutere i testimoni della sua lista testi. In aula infatti sono sfilati i colleghi dei tre imputati. I testi hanno spiegato, ognuno per le sue mansioni, come nel carcere di Cosenza non sono mai entrati orologi di valore né scarpe Hogan. Qualora fosse avvenuto che uno dei soggetti da portare in cella si trovava ai piedi quel modello di calzature, avrebbero annotato tutto sul registro, e gli avrebbero consentito di tenerle fin quando un loro parente sarebbe venuto per il primo colloquio, cambiando il paio di scarpe.

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Anche per quanto riguarda le bevande, uno dei testimoni ha spiegato che entrava solo acqua, fino a quando non sono stati installati i distributori automatici, ma comunque liquidi di colore chiaro, nulla a che vedere con alcolici. Altro argomento affrontato è stato quello dei colloqui tra guardie penitenziarie e detenuti, cosa che avveniva normalmente dovendo «stare h24 con loro». Quindi, «si parlava di cose di lavoro, non di aspetti privati». Inoltre, è stata snocciolata anche la questione relativa alla collocazione di Maurizio Rango e Adolfo Foggetti dopo la cattura per l’omicidio di Luca Bruni, risalente al novembre del 2014. In questa occasione la celle sono state decise dal comandante e non dall’imputato Porco.

Infine, l’atto intimidatorio subito da una delle guardie penitenziarie non avrebbe nulla a che vedere con quanto riferito da alcuni collaboratori di giustizia, che ad alcuni parenti dello stesso avrebbero poi riferito di non saperne nulla. Tutti i testimoni hanno dunque spiegato di aver appreso delle contestazioni mosse nei confronti degli imputati solo dai giornali, ma di non aver mai avuto sospetti sulle loro condotte. In un caso, un testimone ha evidenziato che nell’arco di una settimana lavorava insieme a Porco almeno quattro-cinque volte.

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