lunedì,Luglio 4 2022

La Cassazione dissequestra somme di denaro a Francesco Patitucci: la sentenza

Secondo l'accusa l'esponente di vertice del clan "Lanzino" di Cosenza, era da ritenere coinvolto in attività illecite, con finalità di riciclaggio. Ma la seconda sezione penale ha ribaltato l'esito

La Cassazione dissequestra somme di denaro a Francesco Patitucci: la sentenza

Nel giorno in cui la Corte d’Assise di Cosenza ordinava l’arresto in carcere di Francesco Patitucci, precedentemente condannato in primo grado all’ergastolo per il duplice omicidio Lenti-Gigliotti, le forze dell’ordine avevano trovato circa 10mila euro in contanti nell’abitazione dell’esponente di vertice della cosca “Lanzino” di Cosenza.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Patitucci era da ritenere coinvolto in attività illecite, con finalità di riciclaggio, considerato l’esito dell’attività di controllo e perquisizione personale svolta il 19 aprile del 2021. In particolare la somma di denaro oggetto di sequestro veniva rinvenuta all’interno del giubbotto indossato dal Patitucci al momento della perquisizione. Patitucci – si legge nel provvedimento della Suprema Corte di Cassazione – non aveva fornito alcuna giustificazione in ordine alla lecita provenienza di tale somma di denaro in contanti.

La difesa di Francesco Patitucci, rappresentato all’epoca dall’avvocato Marcello Manna, oggi sospeso dalla professione forense a seguito dall’interdizione per la durata di 12 mesi, come misura cautelare applicata nell’ambito del procedimento penale che lo vede co-imputato con il giudice Marco Petrini, aveva osservato come fosse da ritenere del tutto assente il fumus del reato di cui all’art. 648-bis cod. pen. considerata l’impossibilità di ritenere e configurare un reato presupposto, attesa la presenza di un mero richiamo, nel provvedimento impugnato, ad ipotetiche condotte illecite commesse dallo stesso.

L’avvocato Manna, nel ricorso presentato in Cassazione, aveva affermato come non possano essere ritenuti elementi rilevanti quelli desunti dall’ordinanza applicativa della custodia in carcere e come non possa essere ritenuto un valido criterio di valutazione quello riportato dal Tribunale del Riesame secondo il quale «appare certamente sostenibile a livello logico che l’ingente somma di denaro in contanti rinvenuta .. possa costituire provento di attività illecite. Ciò è tanto più sostenibile in considerazione dei modesti redditi del Patitucci».

A fronte di ciò, la seconda sezione penale della Cassazione ha dissequestrato i 10mila euro, annullando il provvedimento senza rinvio, nonostante la procura generale avesse chiesto il rigetto del reclamo di Francesco Patitucci. Nelle motivazioni, depositate pochi giorni fa, si legge che «le valutazioni del Tribunale, pur articolate e puntuali quanto alla descrizione dei fatti che portavano al sequestro, non affrontano tuttavia in modo adeguato la considerazione dei presupposti previsti per legge in tema di sequestro preventivo, tanto da integrare una violazione di legge, per la presenza di una motivazione sostanzialmente apparente, in quanto correlata all’inosservanza di precise norme processuali».

Scrive il giudice relatore Marzia Turtur Minutillo: «Dagli elementi riscontrati in sede di controllo è emersa certamente una situazione non limpida a carico del Patitucci, sia per il comportamento dallo stesso tenuto, che per la disponibilità, oggettivamente ingiustificata, di una consistente somma di denaro, tuttavia la motivazione non affronta compiutamente la considerazione del fumus commissi deliciti del delitto di riciclaggio. Non è, infatti, stata evidenziata in alcun modo la correlazione con un delitto presupposto specifico (non apparendo sufficiente a tal fine il mero richiamo ad un controllo in sede di esecuzione di ordinanza di misura cautelare), neanche indicato o riportato nel provvedimento, al quale collegare la somma oggetto di sequestro. Difatti dal provvedimento non è possibile desumere né una imputazione provvisoria, né effettivamente alcun richiamo al reato presupposto, né la ricostruzione, quanto meno in via di ipotesi, di una attività di ostacolo all’identificazione conseguente all’aver collocato tale consistente somma di denaro all’interno del giubbotto» conclude la Cassazione,

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