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Processo “Alibante”, Vittorio Palermo ai domiciliari e prosciolto per i reati fino al 2016

La sentenza di proscioglimento riguarda un "pasticcio" procedurale emerso dalla lettura delle carte da parte degli avvocati del ricercatore dell'Unical di Rende. Ecco di cosa si tratta

Processo “Alibante”, Vittorio Palermo ai domiciliari e prosciolto per i reati fino al 2016

Vittorio Palermo, ricercatore Unical, lascia il carcere dopo un anno e mezzo per gravi motivi di salute. Lo ha stabilito il tribunale collegiale di Lamezia Terme, accogliendo la richiesta avanzata dagli avvocati Guido Contestabile, Mario Auriemma e Francesco Giovinazzo. Ma non è finita qui.

Sempre il collegio giudicante, lo scorso 5 settembre 2022, ha prosciolto Vittorio Palermo e Vittorio Macchione dall’accusa di associazione mafiosa finalizzata all’intestazione fittizia di beni, contestata dal 2000 al 28 novembre del 2016 per un difetto di procedibilità. Palermo è coinvolto nel processo “Alibante“, l’inchiesta della Dda di Catanzaro, contro la presunta cosca di ‘ndrangheta capeggiata da Carmelo Bagalà e operante nel versante Lametino.

Processo Alibante, Vittorio Palermo ai domiciliari: c’è il via libera del perito

Fino a ieri Vittorio Palermo era rinchiuso nel carcere di Poggioreale “Giuseppe Salvia”. Gravi le contestazioni contro il ricercatore dell’Università della Calabria, ritenuto il presunto prestanome di Carmelo Bagalà, per quanto riguarda presunte attività illecite legate soprattutto al settore alberghiero.

Nei mesi scorsi, tuttavia, gli avvocati difensori avevano presentato un’istanza di scarcerazione per il peggioramento delle condizioni cliniche dell’imputato presente nell’inchiesta “Alibante”. Così, il tribunale di Lamezia Terme, aveva incarico un perito di valutare se Vittorio Palermo fosse realmente incompatibile con il regime carcerario.

Nel corso dell’attività peritale, il medico Giovanni Gallotta, espletando il suo compito, ha ravvisato un quadro clinico molto grave che il carcere ha notevolmente peggiorato. Nelle conclusioni, infatti, si legge la concessione della misura degli arresti domiciliari, «alternativa alla detenzione in carcere rappresenterebbe un’opportunità che consente maggiori garanzie per la vita di Palermo, potendo l’imputato essere seguito in modo più ravvicinato e puntuale».

Processo Alibante, garantire un’adeguata terapia a Vittorio Palermo

Il tribunale collegiale di Lamezia Terme, ha tenuto a precisare che «la sostituzione del regime custodiale con altra misura meno afflittiva non richiede l’imminenza del pericolo di vita del detenuto, dovendosi, più semplicemente, assicurare che l’offerta terapeutica risulti adeguata rispetto alla gravità delle condizioni di salute del condannato e dovendosi, al contempo, evitare che la protrazione dello stato detentivo si ponga come fattore di potenziale aggravamento delle patologie, con una valutazione da operarsi in concreto».

Processo Alibante, ecco perché Vittorio Palermo è stato prosciolto

Il 5 settembre 2022, la stessa composizione collegiale ha dato una risposta giuridica al “pasticcio” venuto fuori dalla lettura delle carte, ad opera degli avvocati difensori di Vittorio Palermo. In poche parole, i legali del ricercatore dell’Unical di Rende, hanno spulciato la vasta documentazione presente nell’operazione “Alibante”, evidenziando un errore procedurale molto grave rispetto alla posizione di Palermo e Vittorio Macchione.

In definitiva è venuta meno la condizione di procedibilità nei confronti dei due imputati, in assenza dell’emissione del decreto di archiviazione alla riapertura delle indagini preliminari, come sancisce invece l’art. 414 del codice di procedura penale. Tuttavia, Vittorio Palermo (e Macchione) rimangono a processo per le contestazioni dal 29 novembre 2016 in poi.

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