martedì,Marzo 5 2024

Rende, show in consiglio comunale. Nessuno parla e Morrone chiude la seduta

Il presidente legge il documento della minoranza relativo alla sessione straordinaria, ma poi dichiara chiusi i lavori dopo che nessuno si iscrive al dibattito. L'opposizione protesta vibratamente

Rende, show in consiglio comunale. Nessuno parla e Morrone chiude la seduta

Un buco nell’acqua, qualcosa che prima non si era mai vista. L’atteso consiglio comunale straordinario di Rende si è tenuto regolarmente, ma senza l’infuocata discussione relativa alle inchieste che hanno decimato il municipio e rallentato la macchina amministrativa.

Dieci consiglieri, tra cui Luigi Superbo, hanno consegnato al presidente Gaetano Morrone un documento da leggere così da dare il via al dibattito. Ma questo a loro avviso. Perché nessuno della maggioranza, che per un’ora aveva messo a punto una strategia a riguardo, ha prenotato un intervento. Il temporeggiare dei rappresentanti della minoranza ha fornito l’assist allo stesso Morrone per sciogliere la seduta tra lo stupore generale. Il gesto eclatante ha suscitato l’indignazione dell’opposizione che ha convocato un’immediata conferenza stampa. I toni usati, che riferiamo in un articolo a parte (clicca qui), non sono stati teneri.

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Indignazione acuita dal PSC approvato in giunta

Pur ammettendo di aver cincischiato troppo, hanno stigmatizzato il comportamento tenuto da chi a loro dire avrebbe dovuto essere super partes. «Aggiunta vergogna su vergona» hanno tuonato, rimarcando che è stata negata loro la possibilità di andare al voto, esercizio che nel caso si erano riservati di valutare a margine delle consuete dichiarazioni. Tutto ciò era stato concordato nella conferenza dei capigruppo.

Ad accentuare lo scontro tra le opposte fazioni, francamente solo accennato e mai andato in scena, è la delibera con cui la giunta ha approvato il PSC. La squadra di governo di Marcello Manna ne ha dato comunicazione agli organi di stampa a consiglio comunale in corso. La particolarità, non si sa se voluta o meno, è la quasi concomitanza all’intervento di Sandro Principe a margine della relazione dell’ingegnere Azzato sul tema “Autorità rifiuti e risorse idriche della Calabria”. L’ex sindaco aveva auspicato che non ci fossero fughe in avanti, ma il dado era ormai tratto. La stessa minoranza ha preso atto della decisione degli assessori dal web.

Il documento della minoranza letto da Morrone

Di seguito il documento integrale letto da Gaetano Morrone e presentato dai consiglieri Franco Beltrano, Luciano Bonanno, Andrea Cuzzocrea, Massimiliano De Rose, Enrico Monaco, Michele Morrone, Annarita Pulicani, Sandro Principe, Luigi Superbo e Domenico Talarico.

«La situazione politico amministrativa venutasi a creare nella città a seguito delle note vicende giudiziarie, richiama tutti i consiglieri comunali al senso di responsabilità e di lealtà nei confronti della città e delle istituzioni. Come è noto, a seguito dei provvedimenti giudiziari scaturenti da indagini ancora in corso, l’Amministrazione è stata privata delle figure apicali politiche e amministrative, determinando un’evidente paralisi amministrativa. Nondimeno, l’attenzione mediatica regionale e nazionale sulla vicenda, ha provocato un inestimabile danno d’immagine per la città, la sua storia e il suo ruolo in Calabria e nel Mezzogiorno Non spetta a noi anticipare giudizi che competono alla Magistratura. Ribadiamo, però, anche in questa circostanza il massimo rispetto per il lavoro delle istituzioni interessate e auspichiamo un esito positivo per le persone coinvolte.

Crediamo sia doveroso scongiurare ogni tipo di avversità per la città, tanto più in una fase storica particolare che vede gli enti locali beneficiari di ingenti risorse provenienti dall’Europa e la cui gestione reclama governi locali credibili e nel pieno esercizio delle proprie funzioni. Le ripetute e note vicende hanno determinato, altresì, uno scollamento evidente tra gli amministratori e l’opinione pubblica tale da rendere urgente un segnale concreto ai nostri concittadini, al fine di recuperare il già esile filo di fiducia con le istituzioni locali. Per queste ragioni ci siamo recati da un notaio e abbiamo formalizzato, secondo legge, la nostra disponibilità a rassegnare le dimissioni dalla carica di consigliere comunale. Il nostro è un gesto di responsabilità che rifugge dalla propaganda e dal chiacchiericcio. È il primo atto necessario per attivare la procedura legale che in base all’art. 141 del TUEL, determina al raggiungimento delle 13 firme, il conseguente scioglimento del Consiglio comunale. La cristallizzazione della volontà dei consiglieri comunali rivela la serietà del gesto e delle intenzioni, che diventano efficaci e produttive di effetti qualora anche altri consiglieri della maggioranza prendano definitivamente coscienza della gravità della crisi istituzionale in atto.

La concretezza delle nostre azioni, nel cui ambito si colloca la richiesta odierna di Consiglio comunale, nasce dalla straordinarietà della situazione che abbiamo dinnanzi. Riteniamo doveroso che sia la massima assise cittadina a dover discutere e a determinarsi, nel rispetto delle persone e dei principi costituzionali, in merito a una vicenda che per come si è evoluta e si sta evolvendo ha prodotto danni per la città. E’ perciò prioritario e utile anteporre ad ogni valutazione gli interessi della comunità rendese, per la difesa dei quali ci appelliamo a tutti consiglieri comunali, indipendentemente dal loro ruolo e appartenenza politica.

Il protrarsi di questa situazione potrebbe provocare ulteriori e ben più gravi conseguenze se il Consiglio, almeno nella maggioranza dei suoi componenti, non assumesse in tempi brevi la decisione di porre fine alla consiliatura. Quello che proponiamo è l’unico strumento possibile rimesso a ciascun consigliere e alla maggioranza degli stessi, per scongiurare, per quanto possibile, esiti istituzionali più penalizzanti per la nostra città, che la Comunità Rendese assolutamente non merita».

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