lunedì,Febbraio 6 2023

Rende, la Federazione Riformista attacca duramente il Psc: «Un Piano di totale dequalificazione urbana»

Ed è polemica sulla decisione di sottoporlo alla discussione in Consiglio comunale proprio adesso: «Il momento meno opportuno, viste le vicissitudini giudiziarie dell’amministrazione»

Rende, la Federazione Riformista attacca duramente il Psc: «Un Piano di totale dequalificazione urbana»

«Il Comune di Rende, dopo parecchi anni dall’incarico per la sua redazione, ha deciso di portare in discussione in consiglio comunale il Piano strutturale comunale. E lo fa in un momento, verosimilmente, meno adatto ed opportuno, attese le vicissitudini giudiziarie che stanno in capo all’amministrazione comunale ed al suo stesso sindaco». È quanto afferma in una nota Tonino Simone, della Federazione Riformista di Rende.

«In virtù della valenza politica, di indirizzo programmatico e di governo del territorio – evidenzia –, il Psc: non è affatto uno strumento di secondaria importanza. Cioè, uno strumento da poterlo approvare ed imporre in qualunque momento ed in qualunque condizione di etica politica e legalità amministrativa. Infatti, essendo esso uno strumento ad impatto civile e sociale di notevole valore per le sue dirette ed indirette influenze normative attinenti il governo dei processi territoriali, avrebbe avuto bisogno di ben altro clima politico ed amministrativo per essere discusso ed approvato. Invece, si assiste ad una rincorsa biasimevole e quasi offensiva, da parte di chi amministra la città a chiudere questo capitolo».

«Quantunque la città di Rende – continua – sconti il fatto che il suo sindaco e la stessa amministrazione comunale sono sotto la vigilanza di tre commissari prefettizi. Cosa si cela dietro questa inopportuna rincorsa: non è dato sapere. Certo, essa manca di avvedutezza e, di sicuro, dà adito ad ovvie e maligne supposizioni. Al netto di queste preliminari circostanze, e volendo andare nel merito della questione, questo Psc, se venisse approvato e gestito secondo le sue previsioni urbanistiche, darebbe un colpo duro all’intero assetto del territorio. Perché è un Piano di totale dequalificazione urbana. In quanto stravolge, ridisegna e modifica un impianto urbano già consolidato, già acquisito e già condiviso dalla stessa opinione pubblica. E non solo rendese».

Così Simone argomenta le sue osservazioni: «Intanto perché è un Piano che già dagli anni della sua stesura non ha mai inteso condividere momenti reali di partecipazione collettiva e coinvolgimento reale dei soggetti attivi comunque presenti sul territorio. E poi perché inverte molte delle idee di fondo dei precedenti Piani urbanistici redatti dalle precedenti amministrazioni riformiste. Idee che sono sempre state, ad esempio: quella di vestire il Piano di una eccellente cultura solidale, del riequilibrio delle rendite urbane e fondiarie, della perequazione, dei servizi collettivi, del rispetto dell’ambiente, delle infrastrutture coniugate allo stesso disegno e sviluppo della città, della cultura diffusa e ad appannaggio di tutti».

«Questo Piano, redatto dall’amministrazione Manna – prosegue Simone –, che si vuole approvare ad ogni costo ed in condizione di illegittimità democratica, è un Piano che ha tutti i connotati per essere definito un “Piano oggetto”, un “Piano offerto”, un “Piano confezionato”. Piano dove il contributo e la sua condivisione con la base democratica della città è stata ed è, ancora, assente. Tutto ciò, smentendo, addirittura, gli auspici ed i suggerimenti di coinvolgimento della parte attiva della cittadinanza e dei soggetti sociali che operano sul territorio, definiti nelle linee guida e nella stessa legge urbanistica regionale».

Inoltre – aggiunge il rappresentante riformista –, questo Piano rompe una omogeneità del tessuto urbano ed un equilibrio uomo-ambiente. Cose queste, che hanno caratterizzato in modo organico i Piani precedenti. Infatti, il Piano proposto, cambia destinazione d’uso di ampi ambiti territoriali; marginalizza vaste aree destinate a servizio ed a verde;  avvicina, ottusamente, le aree residenziali e di sviluppo urbano (in virtù delle loro  espansioni) all’area industriale esistente. Così come sposta il baricentro delle densità edilizia verso viale Parco, caricando questo ambito di un notevole carico edilizio e volumetrico».

«D’altra parte – conclude Simone –, che narrazione diversa si può dare, se non questa? Quando, tra l’altro, si sceglie di assegnare indici edificatori che arrivano addirittura a 3,5mc/mq alle aree residenziali individuate in questo particolare settore territoriale. È fin troppo evidente che si rischia di avere un Piano che demolisce una storia, una cultura, una idea di città. Storia fatta di passione politica a difesa delle più nobili tradizioni. Una storia che ha avuto la lungimiranza ed il merito, riconosciuto da tutti, di porre al centro della crescita urbana: l’uomo, il cittadino, il rispetto e la difesa della loro dignità. E queste prerogative, che i riformisti rendesi hanno sagacemente trasferito nei progetti dei Piani passati, e delle sue politiche: ora, la città di Rende  rischia di perderle».

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