A tenere banco è il tema del dimensionamento scolastico. In Calabria 79 istituti perderanno autonomia, in parole povere: chiederanno. A decidere quali scuole tagliare e accorpare saranno Province e Comuni, secondo le linee guida approvate dalla Giunta regionale. Nelle aree ad alta densità, in particolare nei comuni capoluogo e nei comuni superiori a 15mila abitanti, si mantengono gli istituti scolastici con almeno 1000 alunni, nelle aree scarsamente popolate che vivono in condizioni di particolare isolamento, gli istituti scolastici possono restare autonomi se hanno almeno 600 studenti. 

Aldo Trecroci, consigliere comunale democrat di Cosenza, è dirigente scolastico del Liceo Scientifico Scorza, uno dei più frequentati dell’intera provincia bruzia. Nel battage mediatico tra le opposte fazioni sostiene che «la verità come spesso accade si trova nel mezzo», ma non nega che la valenza della discussione sia politica se rapportata a quanto (non) fatto negli anni passati. «Le linee guida regionali sono sostanzialmente equilibrate e ben strutturate – dice – Se ben applicate, consentiranno di limitare i danni conseguenti all’applicazione di una normativa nazionale troppo semplicistica».

Preside, secondo le linee guida della Regione il dimensionamento scolastico implicherà la perdita di autonomia di 29 istituti in provincia di Cosenza e 79 in tutta la Calabria. Il Governo sostiene che il dimensionamento non provocherà nessun “terremoto” nel sistema scolastico, ma che, in alcuni casi, si potrebbero persino trarre vantaggi. Le opposizioni denunciano desertificazione scolastica nelle aree interne e perdita di posti di lavoro. Dove sta la verità?
«La Calabria è tra le regioni più penalizzate dalle nuove norme ministeriali in tema di dimensionamento scolastico. La norma demanda alle regioni la scelta delle istituzioni scolastiche da rendere autonome determinandone il numero con una semplice operazione matematica e cioè numero degli studenti diviso 900 (numero medio di alunni per istituzione scolastica). È evidente che tale semplificazione comporterà delle sperequazioni tra realtà regionali differenti. Laddove i centri urbani sono prevalenti il numero complessivo di istituzioni scolastiche autonome probabilmente soddisferà le reali esigenze organizzative, in regioni come la Calabria, con minore densità abitativa, questo non accadrà e sicuramente ci saranno territori penalizzati da una scelta politica troppo semplicistica. Le ricadute comporteranno non soltanto la perdita di posti di lavoro, ma, soprattutto, un impoverimento dell’offerta formativa.

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