giovedì,Luglio 18 2024

I paradossi del Pd di Corigliano Rossano: c’è chi vuole le dimissioni del segretario

Un partito alla ricerca di una identità dilaniato da mille correnti ed oggi dalla dicotomia in vista delle prossime elezioni: Stasi sì, Stasi no

I paradossi del Pd di Corigliano Rossano: c’è chi vuole le dimissioni del segretario

In fin dei conti, considerando le evoluzioni degli ultimi anni, quanto sta accadendo all’interno del Partito democratico di Corigliano Rossano non è nulla di poi così “strano”. Un partito ridotto al 7% – queste le percentuali “bulgare” ottenute nelle ultime sortite, a livelli diversi – sotto la guida di segretari che non sentono alcuna necessità di dimettersi, da sempre dilaniato da mille correnti interne, truppe cammellate e presunti generali senza soldati, dai congressi celebrati sulla carta ed i pacchetti di tessere del passato, da qualche anno dalla doppia interpretazione, rossanese e coriglianese, e, negli ultimi mesi, consumato ulteriormente dalla dicotomia Stasi sì, Stasi no.

Com’è noto, l’attuale segretario, che è poi anche quello del passato, Franco Madeo, è stato eletto all’ultimo congresso in fase di ballottaggio con i voti degli stasiani tesseratisi all’ultimo momento. Un dirigente che aveva dichiarato di essere il segretario di tutti ma che oggi, palesemente, sta provando – inutilmente – a spostare gli equilibri verso l’attuale sindaco, che dal canto suo vorrebbe presentarsi alle prossime elezioni forte del simbolo del Pd e possibilmente anche del Movimento Cinque Stelle.

Manovre e incontri, quelli di Madeo pro Stasi, che stanno ulteriormente destabilizzando i già logorati rapporti tra potentati, perché buona parte dei tesserati è convinta che non debba essere Stasi a rappresentarli come candidato a sindaco alle prossime elezioni. E per questo ci sarebbe una frangia che starebbe pretendendo le dimissioni di Madeo. Metà Piddì rossanese oggi non si può considerare vicino alle posizioni del primo cittadino, come forse anche più della metà della costola coriglianese.

Di certo, però, prima di decidere da che parte stare e cosa vorrà fare da grande, il Pd di Corigliano Rossano dovrebbe trovare un’identità. Alle scorse elezioni – le prime della città di Corigliano Rossano nel 2019 – i dem non sono riusciti ad allestire una lista completa da 25, e quelli che ci hanno messo la faccia si sono schierati con Gino Promenzio, ex dirigente del partito da cui ha preso le distanze. Nel 2016 a Rossano, sempre sotto la guida di Madeo, faceva parte di una coalizione a sostegno della candidatura di Stefano Mascaro con Forza Italia e con il movimento il Coraggio di Cambiare dell’attuale consigliere regionale Giuseppe Graziano.

I dem coriglianesi, qualche anno prima sono stati capaci di fare ancora “meglio”, ovvero imparentarsi prima del ballottaggio con Giuseppe Geraci – ex missino e aennino, e comunque di certo non uno di sinistra – per contrastare la candidatura di Pasqualina Straface, che poi vinse le elezioni a mani basse.

Paradossi del Pd locale, dunque, che prima di decidere con chi stare dovrebbe chiedersi chi è e come vuole contribuire alla costruzione di una città appena nata. 

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