Paolo Spadafora è uno degli eredi dello storico bar Panoramico di Cosenza, che resiste all’ombra delle “Vele” di piazza Bilotti a Cosenza, per anni (forse) penalizzato da una discutibile viabilità urbana.

Poco distante, si dipana l’ormai multietnico quartiere sviluppatosi attorno a via delle Medaglie d’Oro, che unisce i punti estremi della città.

Paolo Spadafora vive in questa zona di Cosenza sin dalla nascita: «Qui ci sono le mie radici». Ma, dopo 54 anni, il titolare del bar Panoramico sta seriamente pensando di andare via.

Un posto del cuore, dove però sentirsi al sicuro è diventato ormai impossibile. Le cronache locali sono piene zeppe di episodi di microcriminalità, che si susseguono a ritmo martellante. Chi può sogna soltanto di ricominciare da un’altra parte: «Mi sento come scacciato da Cosenza; non escludo di trasferirmi a Rende insieme con la mia famiglia».

La cronaca nera che prende forma tra i palazzoni di via delle Medaglie d’Oro non c’è bisogno di andarla a cercare tra le pagine di un giornale o sulla home page di qualche sito internet: i residenti sperimentano giorno e notte sulla propria pelle - come sale su una ferita aperta - ansie e preoccupazioni che, a poche centinaia di metri di distanza, fanno già meno paura.

E ammetterlo costa fatica: «Via delle Medaglie d’Oro è diventato un centro di spaccio e di prostituzione», confessa con amarezza Paolo Spadafora che, con obiettività e lucidità aggiunge: «Gli autori di questi reati non sono soltanto immigrati, dal momento che, spesso e volentieri, i responsabili sono anche italiani».

Paolo Spadafora è padre, e (come per ogni padre), la paura più grande non è per sé stesso: «Di notte, stiamo sempre dalla finestra ad aspettare che i nostri figli rientrino. Quando capita che nel fine settimana mia figlia stia fuori fino alle due di notte, mi chiama subito dopo aver parcheggiato l’auto, e rimaniamo al telefono fino a quando non arriva al portone di casa».

L’orario estivo rende le serate un po’ più tranquille, ma durante l’inverno - quando la notte scende che è ancora pomeriggio – le lancette della paura girano veloci in senso contrario: «Dopo aver chiuso il bar intorno alle venti e trenta, percorro a spasso spedito il breve tragitto verso casa, sperando che fili tutto liscio. E più che in via delle Medaglie d’Oro mi sembra di trovarmi a Caracas».