Oggi in Cittadella l’incontro con i responsabili delle Asp. Straface: «Non sostituisce i servizi specialistici, ma intercetta gli indicatori di rischio e diventa ponte tra scuola, famiglia, servizi sociali, sanità». Tutti i dati provincia per provincia
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Un incontro per fare il punto sull’attuazione della sperimentazione dello psicologo scolastico, avviata nell’ambito delle politiche regionali di welfare e prevenzione del disagio psicosociale. È quello che è stato convocato dall’assessorato e dal Dipartimento regionale, svoltosi questa mattina in Cittadella regionale con i responsabili delle Aziende Sanitarie Provinciali calabresi. La misura, finanziata con risorse comunitarie, è stata rimodulata su tre annualità, dall’anno scolastico 2025/2026 fino al 2028, con una prima anticipazione di circa 1,8 milioni di euro e il coinvolgimento di 44 psicologi nelle cinque province calabresi.
«Discutiamone a Scuola è uno degli interventi più qualificanti e di maggiore valore umano voluti dal presidente Roberto Occhiuto. La presenza dello psicologo nelle scuole ha dimostrato di essere una lente d’ingrandimento sul disagio psicosociale dei nostri adolescenti, facendo emergere fragilità che altrimenti sarebbero rimaste sommerse: bullismo, ideazione suicidaria, autolesionismo, maltrattamenti in famiglia, disturbi alimentari, abuso di smartphone, gioco online e dipendenze. Dietro ogni numero c’è un ragazzo calabrese che ha chiesto aiuto e ha trovato un porto sicuro». È quanto ha dichiarato l’assessore regionale all’Inclusione sociale, Welfare e Pari opportunità, Pasqualina Straface, a margine dell’incontro operativo sul progetto Discutiamone a Scuola. Al tavolo erano presenti la direttrice generale, Jole Fantozzi, la dirigente del settore, Ersilia Amatruda, la responsabile del procedimento, Rossella Guzzo, e i referenti delle cinque ASP.
«Abbiamo ribadito un metodo – ha sottolineato Straface – che ormai caratterizza il lavoro dell’assessorato e del Dipartimento: ascolto, convocazioni operative, monitoraggio costante e verifica dell’impatto reale degli interventi. La Regione non può limitarsi a erogare risorse. Deve sapere come quelle risorse incidono sulla vita delle persone, se una misura sperimentale funziona, se raggiunge i destinatari e quali risultati produce. Questo vale ancora di più quando parliamo di fondi comunitari, perché la credibilità della programmazione si misura sui dati e sugli effetti concreti».
Dai dati complessivi emerge una fotografia significativa dell’impatto del progetto con 394 scuole coinvolte e 2.662 classi raggiunte, che ci restituisce un quadro di 18.959 interventi monitorati di cui 5.510 incontri con le classi, 9.951 accessi agli sportelli d’ascolto, 2.158 incontri con docenti e personale scolastico e 1.340 incontri con i genitori.
«Il dato degli accessi allo sportello – ha evidenziato l’assessore al Welfare – è il più eloquente, perché racconta il bisogno reale dei ragazzi. Gli adolescenti hanno utilizzato lo spazio di ascolto, si sono fidati, hanno trovato una figura competente e non giudicante. Questo significa che il progetto ha centrato l’obiettivo: intercettare prima, ascoltare prima, sostenere prima”.
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Nel dettaglio, l’Asp di Catanzaro ha comunicato 75 scuole coinvolte, 422 classi, 997 incontri con le classi, 707 accessi allo sportello, 98 incontri con i docenti e 82 con i genitori. L’Asp di Cosenza ha registrato 106 scuole, 889 classi, 2.257 incontri con le classi, 4.636 colloqui individuali, 994 incontri con docenti e personale Ata e 550 con i genitori. L’Asp di Crotone ha comunicato 30 scuole, 46 considerando i plessi, 291 classi, 484 incontri con le classi, 993 accessi allo sportello, 102 incontri con i docenti, 101 con i genitori e 66 incontri organizzativi con referenti e dirigenti. L’Asp di Reggio Calabria ha registrato 163 scuole/plessi, 825 classi, 1.139 incontri con le classi, 2.215 accessi allo sportello, 670 incontri con i docenti e 479 con i genitori. L’Asp di Vibo Valentia ha comunicato 20 scuole, 235 classi, 633 incontri con le classi, 1.400 accessi allo sportello, 294 incontri con i docenti e 128 con i genitori.
«Questo è uno dei punti di forza più importanti – ha specificato Straface – perché lo psicologo scolastico non sostituisce i servizi specialistici, ma intercetta gli indicatori di rischio e diventa ponte tra scuola, famiglia, servizi sociali, sanità e, quando necessario, Forze dell’ordine. È prevenzione vera. È capacità di leggere il disagio prima che esploda. È supporto agli studenti, ma anche agli insegnanti e alle famiglie».
«I dati confermano che la misura funziona e che la risposta del territorio è stata importante. Ora, però, serve massimo rigore sulla rendicontazione. Non è un formalismo burocratico: è la condizione per garantire continuità al progetto, dimostrare all’Europa la solidità dell’intervento e sbloccare le risorse per le annualità successive. Tutte le ASP devono fare la propria parte con puntualità, perché dietro ogni pratica amministrativa ci sono ragazzi, famiglie e scuole che aspettano risposte».



