L'Università della Calabria sarà teatro di un confronto scientifico di livello mondiale. Il professor Domenico La Torre: «L'Ateneo è ormai un punto di riferimento internazionale nella ricerca neuroscientifica»
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L’Università della Calabria si prepara a ospitare un appuntamento di rilievo internazionale dedicato al futuro delle neuroscienze e della neurochirurgia. Giovedì 16 luglio, nell’Aula Magna “Beniamino Andreatta”, si terrà l’International Meeting “Precision Neuroscience and Neurosurgery: Innovation and Perspective”, un confronto tra i più autorevoli esperti mondiali del settore.
L’iniziativa – alla quale parteciperà il professor Massimo Miscusi, direttore generale del Ministero dell'Università e della Ricerca per le specializzazioni sanitarie, i dottorati di ricerca e altra formazione post-universitaria – promossa dall’Università della Calabria in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Cosenza e il Servizio Sanitario Regionale, riunirà ricercatori e clinici provenienti da prestigiose istituzioni internazionali per discutere le più recenti innovazioni in neurochirurgia, intelligenza artificiale, interfacce cervello-computer, medicina di precisione e neuroscienze. Abbiamo intervistato il prof Domenico La Torre.
Cosa rappresenta per l’Università della Calabria ospitare questo meeting e qual è il messaggio per la comunità internazionale?
Ospitare tre dei più grandi neuroscienziati al mondo come Rapoport, Eidelberg e Bernardo non è solo un motivo di profondo orgoglio personale, ma è soprattutto la conferma tangibile che l'Università della Calabria è ormai un riferimento di rilevanza internazionale nella transizione digitale della medicina. Questo evento internazionale, corona un obiettivo ambizioso di Unical ovvero quello di promuovere un percorso scientifico focalizzato sull'integrazione tra algoritmi di intelligenza artificiale e neuroscienze traslazionali di precisione. Da neurochirurgo, considero questo appuntamento un punto di svolta. Infatti, al solido e storico background tecnologico, che da sempre contraddistingue la nostra università, oggi affianchiamo un know-how medico e neurochirurgico di altissimo livello. Questa sinergia interdisciplinare di saperi ci conferisce un valore strategico straordinario, posizionando l'Ateneo come laboratorio d’avanguardia globale nell'integrazione clinica delle tecnologie di frontiera. Il progresso bioteconologico, infatti, esprime il suo massimo potenziale solo quando si traduce in un miglioramentodella qualità dei trattamenti e della personalizzazione delle cure per i pazienti.
Siamo, quindi, pronti ad affrontare questa sfida da protagonisti e a partecipare come partner paritari ai grandi progetti di ricerca internazionali che stanno ridisegnando i confini della medicina del futuro.
Tra i temi in programma ci sono l’intelligenza artificiale, il deep learning e le interfacce cervello-computer. Quanto siamo vicini a vedere queste tecnologie entrare stabilmente nella pratica clinica quotidiana?
La realtà clinica attuale supera ampiamente la percezione comune: l'integrazione tecnologica avanzata è già uno standard operativo nelle nostre sale operatorie. L’intelligenza artificiale e gli algoritmi di deep learning così come la realtà aumentata e lil neuroimaging computazionale non costituiscono più un’ipotesi astratta, hanno già superato la fase di validazione teorica. Esse sono già integrate stabilmente molta della tecnologia in uso in sala operatoria come la robotica o i sistemi di neuronavigazioneavanzata. Utilizziamo quotidianamente queste tecnologie per la pianificazione millimetrica delle traiettorie chirurgiche e per la mappatura connettomica dei fasci di fibre cerebrali, garantendo la massima accuratezza e sicurezza delle procedureneurochirurgiche. Questa evoluzione digitale si estende oggi ai sistemi di realtà aumentata applicati alla chirurgia immersiva per il tracking real-time del bersaglio.
Per quanto riguarda le interfacce cervello-computer (BCI), il passaggio dalla ricerca di laboratorio alla clinica sta accelerando in modo esponenziale. Superate le complesse fasi di validazione biologica e di biocompatibilità dei materiali, i trial clinici sull'uomo stanno fornendo risposte straordinarie. È prevedibile che nei prossimi cinque-dieci anni al massimo assisteremo a una standardizzazione di queste tecnologie: non saranno più solo procedure d'élite, ma protocolli e procedure consolidate per il trattamento di tutti i pazienti affetti da gravi deficit motori(paralisi), del linguaggio e non solo.
La presenza di Benjamin Rapoport, tra i fondatori di Neuralink e oggi protagonista di Precision Neuroscience, richiama l’attenzione su un settore che suscita grandi speranze ma anche interrogativi etici. Quali sono, secondo lei, le opportunità e i limiti di queste nuove frontiere?
Le opportunità cliniche sono di una portata rivoluzionaria senza precedenti. Parliamo della possibilità concreta di ripristinare la comunicazione e l'autonomia motoria in pazienti colpiti da gravi traumi midollari, ictus o patologie neurodegenerative acute. L'evoluzione verso approcci micro-invasivi, come quelli promossi da Precision Neuroscience, riduce drasticamente i rischi legati all'impianto chirurgico dei sistemi Neuralink. In parole semplici “Layer 7' interface” di Precision Neuroscience è una pellicola più sottile di un capello umano, ma contenente migliaia di elettrodi. Invece di penetrare nel cervello, scivola delicatamente sulla superficie della corteccia attraverso una minuscola incisione, registrando enormi quantità di dati senza distruggere un singolo neurone.
Tuttavia, il progresso scientifico non può prescindere da una rigorosa disamina dei propri limiti, tanto tecnologici quanto bioetici. Se l'orizzonte clinico resta il ripristino di una funzione biologica compromessa, la linea di demarcazione si fa sottile quando si lambisce l'ambito del potenziamento cognitivo (cognitive enhancement). In quanto scienziati e neurochirurghi, abbiamo il dovere di governare questa transizione, promuovendo stringenti framework normativi su questioni etiche cruciali come la neuro-privacy, ovvero l'inviolabilità e la tutela assoluta dei dati cerebrali dell'individuo.
L’incontro dedica grande attenzione anche alla diagnosi precoce di malattie come Parkinson e demenza. L’intelligenza artificiale può davvero cambiare il destino di questi pazienti attraverso una diagnosi sempre più anticipata e personalizzata?
Assolutamente sì, l'intelligenza artificiale rappresenta il vero game changer in questo campo. Malattie come il Parkinson o le demenze iniziano a danneggiare il tessuto cerebrale anni, a volte decenni, prima che si manifestino i primi sintomi evidenti, come il tremore o la perdita di memoria. Come illustrerà magistralmente il professor Eidelberg durante il meeting, gli algoritmi di deep learning applicati al neuroimaging molecolare e funzionale permettono di identificare microscopiche disfunzioni e alterazioni dei network cerebrali altrimenti invisibili all'occhio umano. Intercettare la patologia nella sua fase prodromica significa poter intervenire con terapie neuroprotettive prima che il danno neuronale diventi irreversibile, cambiando radicalmente la prognosi e la qualità della vita del paziente.
Quale eredità concreta auspica lasci questo meeting? Può rappresentare l’inizio di nuove collaborazioni scientifiche internazionali e contribuire a rafforzare il ruolo dell’Università della Calabria come polo di eccellenza nella ricerca neuroscientifica?
Il nostro auspicio è che questo evento non si esaurisca in un evento isolato, seppur di altissimo profilo, ma rappresenti l’iniziodi una nuova stagione della ricerca neuroscientifica per il nostro Ateneo. L’eredità più concreta di questo evento sarà la proiezione internazionale del nostro Ateneo, l'ampliamento strutturale della nostra rete di collaborazioni scientifiche globali, avviare partenariati strutturati e programmi di mobilità per i nostri ricercatori e dottorandi con centri di neuroscienze d'eccellenza mondiali, come quelli da cui provengono i nostri ospiti. In estrema sintesi, con questo evento miriamo a consolidare l'Università della Calabria come punto di riferimento globale per la "Neurochirurgia di Precisione". Più in generale, il nostro obiettivo strategico è istituzionalizzare un modello di integrazione interdisciplinare sinergica, in cui ingegneri biomedici e non, informatici, esperti di intelligenza artificiale e il clinico e altre fondamentali figure, lavorino in perfetta simbiosi; vogliamo dimostrare in maniera tangibile, ai nostri migliori talenti, ai nostri giovani che le la scienza di frontiera si sviluppa, con standard d’eccellenza internazionali, anche nel nostro territorio, anche all'UniCal.

