Rossoblù eliminati dal Casarano dopo una prova fragile e senza reazione. Ora restano soltanto dubbi sul futuro tecnico e societario
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Buscè, allenatore del Cosenza, parla con Emmausso (foto IPA)
Il punto più basso della stagione è arrivato proprio nell’ultima partita dell’anno. Sembra quasi un paradosso, ma è la fotografia esatta del finale vissuto dal Cosenza, eliminato subito dai playoff dal Casarano dopo una prestazione che ha lasciato soprattutto una sensazione: quella di una squadra svuotata mentalmente.
Eppure la serata era iniziata nel migliore dei modi. Il gol di Mazzocchi aveva illuso il “Marulla”, facendo pensare a un Cosenza pronto a sfruttare il fattore campo e il vantaggio regolamentare del pareggio utile per passare il turno. Invece, da quel momento in poi, i rossoblù si sono abbassati progressivamente, smettendo quasi di giocare.
Il Casarano ha creduto nella partita, il Cosenza no
Il merito va riconosciuto anche al Casarano, squadra viva, brillante, capace di restare dentro la gara senza paura nonostante lo svantaggio iniziale. I pugliesi hanno giocato a viso aperto, hanno attaccato con convinzione e, soprattutto, hanno dato l’impressione di credere molto più nella qualificazione rispetto al Cosenza.
I rossoblù, invece, si sono chiusi senza riuscire mai davvero a ripartire. Le azioni pericolose verso la porta di Bacchin si sono praticamente azzerate dopo il vantaggio. Troppo poco per una squadra che doveva gestire la partita con personalità e che invece si è fatta schiacciare emotivamente e tatticamente.
La sensazione, col passare dei minuti, era quella di una squadra fragile, incapace di reagire quando il Casarano ha iniziato a prendere campo. Il pareggio di Leonetti ha aperto la crepa, il gol di Versienti l’ha trasformata in voragine. Il resto è stato un lento crollo fino al definitivo 4-1.
Buscè e una squadra sciolta mentalmente
Sul piano mentale, probabilmente, il Cosenza di Buscè non ha retto il peso della partita. La squadra si è sciolta come neve al sole proprio quando serviva forza caratteriale, lucidità e capacità di soffrire. E questo è forse l’aspetto più preoccupante dell’eliminazione.
Perché perdere può accadere, soprattutto nei playoff. Ma il modo in cui il Cosenza è uscito di scena lascia interrogativi profondi. La squadra non ha dato la sensazione di avere energie nervose sufficienti per ribaltare l’inerzia del match. Una volta incassato il colpo, si è spenta.
Dopo novantacinque minuti sono svanite speranze, ambizioni e illusioni di promozione. Resta soltanto una certezza: il prossimo anno sarà ancora Serie C.
Guarascio e la frattura definitiva con la piazza
Ed è qui che il discorso si sposta inevitabilmente fuori dal campo. Perché il tema, ora, è soprattutto societario. Con Guarascio o senza Guarascio? È questa la domanda che aleggia attorno al futuro del club.
La piazza, ormai, ha scelto da tempo da che parte stare. Anche nella notte dell’eliminazione il gruppo Anni Ottanta ha proseguito la contestazione fuori dal “Marulla”, tra cori e fischi contro il patron rossoblù. Una frattura ormai evidente, profonda, probabilmente insanabile.
La richiesta è sempre la stessa: vendere. Lo chiedono i tifosi, lo chiede una parte importante dell’ambiente, lo chiedono da anni. Ma la sensazione è che nulla sarà semplice. La storia recente insegna che Guarascio difficilmente mollerà facilmente il club, con o senza il tema stadio sullo sfondo.


