Il Tribunale amministrativo ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Regione e dà ragione ai consiglieri di opposizione. Referendum sempre più vicino. L’opposizione: «Per Occhiuto è una sconfitta politica»
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La sede del tar della Calabria a Catanzaro
La palla sul caso delle nomine di due sottosegretari in Regione passa ora a un giudice ordinario. Il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria ha dichiarato inammissibile "per difetto relativo di giurisdizione" il ricorso della Regione Calabria contro l'Ufficio centrale regionale per il Referendum presso la Corte di Appello di Catanzaro, che, accogliendo la richiesta di sette consiglieri regionali, aveva dato il via libera allo svolgimento del referendum per confermare le modifiche allo Statuto regionale che introducono la figura di due sottosegretari alla presidenza della giunta. Ma procediamo con ordine.
Referendum Sì referendum No
La vicenda trae origine dalle deliberazioni del Consiglio regionale della Calabria (approvate tra il 20 novembre 2025 e il 27 gennaio 2026) che hanno introdotto la figura dei sottosegretari regionali, previsti per coadiuvare il Presidente della Giunta nello svolgimento del mandato, senza diritto di voto.
Il 28 aprile 2026, sette consiglieri regionali di opposizione (Ernesto Francesco Alecci, Elisabetta Maria Barbuto, Vincenzo Bruno, Francesco De Cicco, Giuseppe Falcomatà, Rosellina Madeo e Giuseppe Ranuccio, rappresentati e
difesi dagli avvocati Paolo Falzea, Andrea Lollo e Antonio Ionà) hanno depositato la richiesta di un referendum popolare d'approvazione sulla modifica statutaria. L’opposizione ritiene i sottosegretari figure inutili pagate profumatamente coi soldi dei calabresi. A bloccare la procedura è stato il segretario generale del Consiglio Regionale, il quale ha concluso che il referendum non potesse essere avviato poiché la legge regionale numero 8/2026 esclude dalla consultazione le modifiche statutarie meramente organizzative o di dettaglio.
Contro lo stop del segretario generale, i consiglieri promotori si sono rivolti all'Ufficio Centrale Regionale per il Referendum istituito presso la Corte d'Appello di Catanzaro e composto da tre magistrati.
Con il decreto n. 1 del 26 giugno 2026, l'Ufficio centrale ha ribaltato la decisione del segretario generale: valutando che l'introduzione dei sottosegretari incida sulla funzione di governo, l'Ufficio ha riconosciuto il diritto dei consiglieri, dichiarato ammissibile il referendum e ordinato alle autorità regionali di dare seguito alla celebrazione della consultazione popolare.
Il ricorso al Tar della Regione
Di fronte all'ammissione del referendum, la Regione Calabria (in persona del Presidente Roberto Occhiuto) ha fatto ricorso il Tar Calabria chiedendo l'annullamento o la declaratoria di nullità del decreto dell’Ufficio centrale che dichiarava ammissibile il referendum.
Dal canto loro l'Ufficio centrale e i consiglieri regionali si sono costituiti in giudizio chiedendo di dichiarare l'inammissibilità del ricorso della Regione per difetto di giurisdizione.
La decisione del Tar
Il Tar ha dato ragione a chi si era opposto dichiarando il ricorso inammissibile per difetto relativo di giurisdizione. I giudici amministrativi hanno spiegato che il Tar non ha l'autorità giudiziaria per pronunciarsi sulla decisione dell'Ufficio referendario perché le contestazioni devono svolgersi interamente all'interno del circuito della giustizia ordinaria (tramite appello o ricorso per Cassazione).
La decisione del Tar non entra nel merito della legittimità del referendum, ma indica la corretta sede giudiziaria. La Regione Calabria potrà riproporre l'azione davanti al giudice ordinario competente.
Intanto lo scorso 11 agosto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto ha firmato il decreto con cui viene fissata la data del referendum per il prossimo 29 novembre.
L’opposizione: «Il Tar ferma Occhiuto. La paura del voto è una sconfitta politica»
«Il Tar chiude la porta al tentativo di Occhiuto di fermare il referendum sui sottosegretari e sull’ampliamento della Giunta. Il presidente continua a contrastare il voto perché teme una bocciatura da parte dei calabresi. È questo il significato politico di una vicenda che mette a nudo la distanza tra le priorità della maggioranza e quelle dei cittadini».
E’ quanto affermano i consiglieri regionali di opposizione, Ernesto Francesco Alecci, Giuseppe Falcomatà, Rosellina Madeo e Giuseppe Ranuccio (Partito Democratico); Enzo Bruno e Ferdinando Laghi (Tridico Presidente); Elisa Scutellà ed Elisabetta Maria Barbuto (Movimento 5 Stelle); Filomena Greco (Casa Riformista - Italia Viva); Francesco De Cicco (Democratici Progressisti Meridionalisti), commentando la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla Regione contro il procedimento referendario.
«La pronuncia riguarda la giurisdizione: il Tar indica nel giudice ordinario l’autorità competente e lascia aperta la possibilità di riproporre l’azione. Non è una decisione sul merito della riforma. Ma questo non cancella il fallimento della strada imboccata dalla Regione davanti al giudice amministrativo per impedire ai cittadini di pronunciarsi», si legge nella nota dei consiglieri d’opposizione,
La vicenda segue il riconoscimento dell’ammissibilità della richiesta referendaria da parte della Corte d’appello di Catanzaro e il rigetto, a luglio, dell’istanza cautelare della Regione.
«Occhiuto è davanti a una scelta che ne certifica comunque la sconfitta politica: tornare in Consiglio per cancellare la riforma, ammettendo l’errore, oppure accettare il referendum del 29 novembre e confrontarsi con il giudizio popolare. Insistere con il contenzioso non risolve il problema: lo rende ancora più evidente».
«Questa vicenda si colloca in una fase delicata anche per il centrodestra, con le suppletive di Reggio Calabria a rappresentare un ulteriore banco di prova politico – si legge ancora -. La difesa di nuove poltrone può avere un costo pesante in termini di credibilità e consenso. Chi chiede fiducia agli elettori deve spiegare perché, nello stesso tempo, cerca di fermare una consultazione attraverso la quale quegli elettori possono decidere».
«Mentre la Calabria chiede risposte su sanità, lavoro, sicurezza del territorio e servizi, la maggioranza difende sottosegretari da circa 14 mila euro al mese ciascuno. I cittadini hanno diritto di valutare questa scelta – concludono Alecci, Falcomatà, Madeo, Ranuccio, Bruno, Laghi, Scutellà, Barbuto, Greco e De Cicco -. Ringraziamo i professori Paolo Falzea e Andrea Lollo e l’avvocato Antonio Ionà per la competenza e l’impegno nella difesa delle nostre ragioni. Continueremo questa battaglia nelle istituzioni e nel territorio. Occhiuto torni in aula o lasci parlare i calabresi: il loro voto non è un ostacolo da rimuovere», concludono i consiglieri.

