La morte del detenuto avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 maggio all’interno della casa circondariale di Cosenza apre ora un doppio fronte di verifiche istituzionali e legali. Da un lato la garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Emilia Corea, dall’altro la Camera Penale di Cosenza, che ha formalmente chiesto l’autorizzazione ad accedere all’istituto penitenziario.

Nella richiesta inviata al direttore del carcere, al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al Provveditorato regionale della Calabria, la Camera Penale richiama esplicitamente il decesso del detenuto e la nota già trasmessa dalla garante comunale.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale chiede quindi, ai sensi dell’articolo 117 del Dpr 230/2000, di autorizzare una delegazione composta dagli avvocati del direttivo e dell’Osservatorio “Carcere” all’accesso nella struttura penitenziaria «in data che l’Amministrazione indicherà, preferibilmente non oltre il corrente mese di maggio».

La richiesta è stata trasmessa anche al ministro della Giustizia e ai garanti dei detenuti della Regione Calabria e del Comune di Cosenza «onde programmare l’eventuale, congiunto accesso carcerario».

A firmare il documento sono i componenti del Consiglio direttivo della Camera Penale di Cosenza: Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Francesco Chiaia, Fabrizio Loizzo, Giuseppe Manna, Angelo Nicotera e Guido Siciliano, insieme al segretario Francesco Santelli e al presidente Roberto Le Pera.

Parallelamente resta aperta la richiesta di chiarimenti avanzata dalla garante Emilia Corea, che nei giorni scorsi aveva sollecitato informazioni dettagliate sulle circostanze della morte del detenuto.

Nella nota, la garante richiama i principi costituzionali relativi alla tutela della dignità umana, del diritto alla salute e del trattamento dei detenuti, facendo riferimento agli articoli 2, 3, 13, 27 e 32 della Costituzione, oltre alle norme dell’ordinamento penitenziario e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Al centro delle richieste ci sono soprattutto le modalità dell’intervento sanitario. Secondo quanto riportato nella comunicazione, infatti, «diversi detenuti presenti all’interno della sezione» avrebbero riferito che «il medico di guardia non sarebbe stato presente al momento in cui la persona detenuta ha manifestato il grave malore che ne avrebbe successivamente determinato il decesso».

La garante sottolinea inoltre che, sempre secondo le segnalazioni ricevute, «il detenuto non sarebbe deceduto immediatamente», elemento che renderebbe necessario «accertare con precisione la tempestività e l’adeguatezza dell’intervento sanitario prestato».

Da qui la richiesta di chiarire se, nella notte tra il 3 e il 4 maggio, fosse presente il medico di guardia previsto dai protocolli sanitari e quali siano stati tempi e modalità dei soccorsi. Emilia Corea chiede inoltre di sapere se siano state attivate le procedure di emergenza previste e se l’autorità giudiziaria abbia disposto autopsia o altri accertamenti medico-legali.

Un ulteriore passaggio riguarda le condizioni fisiche del detenuto, descritto come «ultra sessantenne, costretto su sedia a rotelle e affetto, secondo quanto risulta, da plurime e rilevanti patologie». La garante si interroga quindi sulle ragioni per cui l’uomo si trovasse ancora in regime di detenzione intramuraria nonostante condizioni cliniche che «appaiono, allo stato delle informazioni disponibili, potenzialmente incompatibili con il regime carcerario».

Nella nota vengono richiamati anche gli articoli 146 e 147 del codice penale sul differimento della pena per grave infermità fisica e l’articolo 47-ter dell’ordinamento penitenziario relativo alla detenzione domiciliare per motivi di salute.

Sia la garante sia la Camera Penale chiedono ora piena trasparenza sui fatti accaduti e chiarimenti sulle condizioni sanitarie e organizzative dell’istituto penitenziario cosentino.