L’anno che si è appena chiuso ha fatto registrare fatti di cronaca di grande rilievo, alcuni dei quali hanno avuto una risonanza nazionale. Il caso più emblematico resta senza dubbio il rapimento della piccola Sofia, sottratta arbitrariamente la sera del 21 gennaio 2025 dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza da Rosa Vespa, mentre la neonata si trovava nella culla, circondata dall’affetto dei familiari.

Sul piano giudiziario, tuttavia, il 2025 ha restituito meno di quanto ci si potesse attendere. La notizia di maggiore peso resta infatti la sentenza del processo ordinario Reset, emessa a metà luglio dal Tribunale collegiale di Cosenza nell’aula bunker di Castrovillari. Per il resto, il quadro appare caratterizzato da una fase di apparente stasi, una calma solo superficiale che potrebbe trovare spiegazione nei prossimi mesi, quando emergeranno gli esiti del lavoro investigativo svolto in precedenza dalle forze di polizia giudiziaria.

Nell’area urbana di Cosenza, il fenomeno criminale più evidente e persistente rimane il traffico di sostanze stupefacenti. Le operazioni antimafia condotte negli anni, senza infingimenti, non hanno arrestato il mercato della droga, ma hanno piuttosto fatto emergere un “sistema” radicato e diffuso, nel quale lo spaccio appare accessibile a più livelli e senza soluzione di continuità. Un dato che trova conferma anche nei recenti arresti in flagranza, sfociati in misure cautelari successivamente confermate dal Tribunale del Riesame. Apparentemente si tratta di interventi riconducibili all’applicazione dell’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti, ma non è escluso che dietro singoli episodi possano celarsi contesti più ampi, organizzati e coordinati.

Lo sguardo investigativo, però, non può fermarsi al narcotraffico. Negli ultimi anni il settore imprenditoriale e industriale ha mostrato segnali di preoccupante decadimento morale, con piste investigative che richiamano alla memoria le grandi operazioni contro le truffe comunitarie. Anche il 2026 si apre con indagini di spessore su finanziamenti pubblici milionari destinati alla realizzazione di strutture mai effettivamente costruite o realizzate in modo difforme dai progetti. In questo solco si inserisce l’inchiesta anticipata da Cosenza Channel sui presunti corsi “fantasma” in materia di sicurezza sul lavoro, che vede coinvolte 31 persone.

Accanto a questi fenomeni, permane il problema dell’esercizio abusivo di professioni regolamentate, un modus operandi che continua a proliferare in assenza di controlli incisivi e che potrebbe essere contrastato efficacemente ripristinando la legalità in ambiti dove, di fatto, è sempre mancata.

Capitolo centrale resta quello del malaffare e della corruzione, percepita come uno dei mali strutturali del Paese. Il dibattito giuridico sull’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, secondo molti magistrati favorevole ai cosiddetti “colletti bianchi”, ha riacceso l’attenzione su un sistema che, nel territorio cosentino e non solo, si manifesta in diversi ambiti. La pubblica amministrazione, in alcuni casi, risulta esposta o addirittura soggiogata da pressioni imprenditoriali finalizzate a interessi personali. Non meno delicato è il settore sanitario, da sempre sotto l’osservazione attenta di inquirenti e investigatori.

Infine, il tema del sistema mafioso. A fronte della necessità di un rafforzamento degli organici investigativi per affrontare in modo strutturato i legami tra società civile e ‘ndrangheta, emerge come la criminalità organizzata abbia raggiunto posizioni apicali in alcuni contesti sociali, dove il termine “sociale” viene talvolta svuotato di significato e persino piegato a modello di legittimazione. L’omertà e l’assoggettamento restano ostacoli concreti per le indagini. La denuncia rappresenterebbe un passo decisivo in contesti che spesso si definiscono “antimafia”, ma ai proclami non sempre seguono i fatti. Emblematico, in tal senso, il dato sulle costituzioni di parte civile nei processi distrettuali, nettamente inferiori rispetto al numero delle persone offese individuate dalle Procure.

La ‘ndrangheta, guardando ai fatti di cronaca che attraversano il Tirreno e lo Jonio, l’area urbana cosentina, la Sibaritide e il Pollino, resta un problema centrale. Intimidazioni, omicidi e altri episodi gravi hanno segnato negativamente il 2025. Dal nuovo anno ci si attendono risposte adeguate e concrete, capaci di smentire chi predica legalità e poi si sottrae alle responsabilità. Lo Stato c’è, e chi delinque deve sapere che il controllo resta costante.