Amici e conoscenti hanno pronunciato parole di affetto durante la cerimonia d’addio del 12enne morto dopo essere stato colpito da un malore di natura cardiaca, mentre si trovava a scuola. I funerali sono stati celebrati dal vescovo Stefano Rega, alla presenza di centinaia di persone
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Nella basilica dell’Immacolata Concezione di Diamante, che ieri pomeriggio ha ospitato il funerale del piccolo Giovanfrancesco De Francesco, il silenzio, carico di dolore e lacrime, era assordante, mentre centinaia di persone attendevano l’arrivo del feretro con lo sguardo perso nel vuoto. Quando la bara bianca coperta di fiori ha varcato il sagrato, poco dopo le 16, le centinaia di persone venute a dargli l’ultimo saluto si sono lasciate andare a un applauso scrosciante, di quelli con cui vorresti fermare il tempo e riavvolgere il nastro per riscrivere un’altra storia.
Quando a morire è un bambino di 12 anni, il cordoglio è un macigno che grava su tutta la comunità ed è per questo che il sindaco Achille Ordine, per la giornata di ieri, ha proclamato il lutto cittadino.
Il calvario iniziato venerdì
Il calvario del piccolo Giovanfrancesco è cominciato giovedì mattina nella palestra della scuola di via Quasimodo, quando ad un tratto si è sentito male. Ha avuto solo il tempo di chiedere aiuto, poi si è accasciato a terra esanime. Tra la disperazione dei presenti e le chiamate al 118, l’insegnante ha cominciato a praticare un messaggio cardiaco, in attesa dell’arrivo di un’ambulanza, che è arrivata 40 minuti più tardi e senza medico a bordo. Ma questa è un’altra storia.
Il mezzo è volato all’ospedale di Cetraro, dove non c’è un centro di Cardiologia, ma i medici sono riusciti comunque a stabilizzare il ragazzino e, due ore più tardi, a trasferirlo nel più attrezzato ospedale di Cosenza. Ma durante il viaggio, il destino aveva già palesato le sue intenzioni: il cuore di Giovanfrancesco si è fermato di nuovo. E così, medici e infermieri, per oltre ventiquattro ore, hanno fatto ogni tentativo per strapparlo dalle grinfie della morte. Non è bastato. Giovanfrancesco ha smesso di vivere venerdì pomeriggio. Quando la notizia si è diffusa, la comunità di Diamante, è caduta nuovamente in ginocchio. Meno di due mesi, la cittadina tirrenica aveva dovuto fare i conti con un’altra tragica scomparsa, quello di un bimbo di soli dieci giorni.
Il primo lutto un anno fa
Nella basilica c’erano tutti: autorità civili e religiose, l’amministrazione comunale, i compagni di scuola e quelli della squadra di pallavolo con cui il 12ennesi allenava, ma anche semplici cittadini venuti a dare conforto alla sorellina e a mamma Carmelina, che già nell’aprile di un anno fa, aveva dovuto fare i conti con la morte del marito, Pasquale De Francesco, avvocato come la moglie, mancato a 59 anni.
Durante gli interventi, amici e conoscenti hanno ricordato come Giovanfrancesco fosse legatissimo al papà e che la sua improvvisa scomparsa gli aveva provocato tanta sofferenza, a cui si erano aggiunti, di recente, i delicati problemi di salute. L’unico conforto, per tutti, è sapere che adesso il piccolo abbia ritrovato il suo papà e stiano camminando mano nella mano in un mondo più giusto, che agli esseri umani non è consentito vedere, dove i bambini non possono morire né trascinarsi addosso il peso dell’esistenza.
La cerimonia funebre
Ad officiare la cerimonia funebre è stato il vescovo Stefano Rega, che guida la diocesi San Marco Argentano-Scalea. A lui, affiancato dagli altri presbiteri, è toccato il compito di spiegare che queste tragedie non sono sintomo dell’assenza di Dio, ma prove terrene che, secondo la dottrina religiosa, dovrebbero avvicinare a lui. Le «risposte sospese», così le ha definite monsignor Rega, si possono trovare soltanto nella fede.
Poi ad amici e conoscenti è toccato ricordare il piccolo Giovanfrancesco. Particolarmente commoventi sono state le parole dei compagni di classe e degli amici della pallavolo. «Ci mancherà il tuo sorriso – hanno detto – , non ti dimenticheremo mai». I fogli tremanti, come le loro voci innocenti, hanno fatto vibrare le corde dell’anima, anche quelle di mamma Carmelina, che li ha abbracciati e baciati accennando un sorriso intriso di amore e riconoscenza. Commosso e provato anche il sindaco Achille Ordine, che ne ha ricordato il senso di appartenenza alla comunità, la maturità disarmante e la purezza.
L’ultimo viaggio
Quando il vescovo ha impartito la benedizione, il feretro ha potuto lasciare la basilica. All’esterno, i suoi amici hanno fatto volare i palloncini bianchi verso il cielo e accesso fumogeni bianchi e neri, forse per onorare la sua fede calcistica. Poi, quando anche l’ultima scintilla si è spenta, la bara bianca è stata adagiata nel carro funebre per l’ultimo viaggio.
L’auto è partita ed è sparita lentamente tra i vicoletti. È ripiombato il silenzio, interrotto solo dal pianto inconsolabile dei presenti, anche di chi Giovanfrancesco non lo aveva mai conosciuto, ma sente il peso collettivo di un dolore insopportabile. Diamante ha salutato così il suo piccolo angelo, in una domenica pomeriggio che nessuno dimenticherà.

