A coordinare l’organizzazione dell’evento è la professoressa Silvana Gallucci, promotrice di un percorso educativo che mette al centro legalità e responsabilità collettiva
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Nel solco della memoria e dell’impegno civile, il Liceo Classico Liceo Classico Bernardino Telesio si prepara a vivere una giornata dal forte valore simbolico. Il prossimo 23 maggio, l’iniziativa “Il valore della memoria, il coraggio della scelta” renderà omaggio ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci. A coordinare l’organizzazione dell’evento è la professoressa Silvana Gallucci, promotrice di un percorso educativo che mette al centro legalità, memoria e responsabilità collettiva. Alla manifestazione prenderanno parte, tra gli altri, la direttrice dell’Usr Calabria Loredana Giannicola, il procuratore Vincenzo Capomolla, il sindaco di Cosenza Franz Caruso e la sindaca di Siderno Maria Teresa Fragomeni. Un confronto corale per ribadire il valore della scelta e della partecipazione, soprattutto tra le nuove generazioni.
Come nasce l’idea di organizzare una giornata dedicata al tema della memoria e del coraggio della scelta?
«L’idea nasce dalla consapevolezza che la memoria non può essere un esercizio di retorica, ma deve farsi scelta quotidiana. Il Telesio non è solo istituto di istruzione, ma polo culturale e civile capace di connettere la storia nazionale con le ferite e le eccellenze del nostro territorio calabrese. Il 23 maggio non è solo una ricorrenza sul calendario; per il Liceo Telesio è l’occasione per ribadire che la legalità è un muscolo che va allenato. Abbiamo voluto unire il ricordo del sacrificio dell’Appuntato Renato Lio a quello dei giudici Falcone e Borsellino per dimostrare che il "coraggio della scelta” riguarda tutti: dal magistrato in prima linea al servitore dello Stato che svolge il suo dovere in una notte d’estate a un posto di blocco».
Quale messaggio volete trasmettere agli studenti attraverso le testimonianze e gli interventi previsti?
«Vogliamo scardinare l’idea che la legalità sia un insieme di divieti. Il messaggio è opposto: la legalità è l’unica vera forma di libertà. Attraverso le testimonianze, vogliamo che i ragazzi capiscano che non sono spettatori passivi della storia, ma protagonisti. La presenza di chi ha trasformato il dolore in impegno (come la famiglia Lio) o di chi amministra territori difficili (come il Sindaco di Siderno) serve a dire loro: “Non siete soli, lo Stato ha dei volti, delle storie e delle braccia a cui potete aggrapparvi”».
Quanto è importante oggi parlare di legalità nelle scuole, soprattutto in territori complessi come il nostro?
«In Calabria, parlare di legalità è un dovere civile. La scuola è il primo avamposto dello Stato sul territorio; è qui che si gioca la partita contro l’egemonia culturale delle mafie. Educare alla legalità significa offrire ai ragazzi un alfabeto dei diritti che si opponga al codice del sopruso. In territori complessi, il Telesio si pone come una “zona franca” dove il pensiero critico diventa l’arma più potente per disinnescare il consenso sociale verso la criminalità, strumento per riconoscere la “zona grigia”; e per comprendere che ogni compromesso è una rinuncia alla propria libertà. La criminalità organizzata si nutre di silenzi e rassegnazione che spinge i giovani a credere che a queste latitudini “non cambierà mai nulla”. Dimostriamo che esiste una Calabria che non si piega, che studia, che amministra con trasparenza e che non ha paura di schierarsi».
Avete scelto figure simboliche molto forti, tra magistrati, giornalisti e familiari delle vittime: quale valore aggiunto porteranno ai ragazzi?
«La forza di questa giornata sta proprio nell’interdisciplinarità delle voci. Il Magistrato incarna la fermezza delle regole; il Giornalista rappresenta la ricerca della verità e la narrazione dei fatti; i Familiari delle vittime portano l’impatto umano e il peso del sacrificio; il Sindaco di un comune simbolo rappresenta la resistenza quotidiana delle istituzioni. Questo “coro” di voci permette ai ragazzi di vedere la legalità da ogni angolazione: etica, giuridica, sociale e personale. Non sono più concetti astratti letti sui libri, ma persone che hanno messo la propria vita al servizio di un ideale».
Dopo questa giornata, quali iniziative concrete pensate di portare avanti per continuare il percorso di educazione alla legalità?
«Questa giornata è una tappa di un percorso che dura tutto l’anno. Il Liceo Telesio continuerà a promuovere laboratori di scrittura critica, seminari con le forze dell’ordine e progetti di cittadinanza attiva. L’obiettivo è trasformare l’emozione di questo incontro in impegno civico costante, integrando i temi del rispetto e della cittadinanza nel curriculum scolastico, affinché ogni studente diventi, a sua volta, una “sentinella di legalità”; nel proprio quartiere e nella propria famiglia. In un territorio dove il diritto è stato troppo spesso sostituito dal favore, insegnare ai ragazzi a pretendere la trasparenza e il merito significa formare cittadini che non avranno bisogno di “padroni”, ma solo di interlocutori istituzionali».
Quanto i ragazzi oggi sono sensibili ai temi della legalità rispetto ai loro predecessori?
«C’è un pregiudizio comune nel pensare che i giovani di oggi siano più distanti dai temi civili rispetto ai loro predecessori. In realtà, i ragazzi oggi sono molto più esigenti e meno inclini ai discorsi istituzionali polverosi. Mentre le generazioni precedenti vivevano la legalità come un ideale epico, i ragazzi di oggi la vivono come una necessità pratica per il loro futuro. Hanno meno pregiudizi, sono più connessi e hanno una capacità critica più affilata: se sentono che il testimone è sincero, la loro risposta in termini di entusiasmo e partecipazione è straordinaria».

