Chiesto il rinvio a giudizio di un dottore in servizio al Pronto soccorso dell’Annunziata in seguito alla denuncia dei familiari di Gianfranco Pascariello, vigile urbano di Acquappesa morto nel dicembre 2024. Gli accertamenti della Procura confermerebbero lo shock anafilattico
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Sarà il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore, a decidere l’11 giugno se ci siano elementi sufficienti per il rinvio a giudizio di C.P.F.J., medico cubano in servizio al Pronto soccorso dell'Ospedale Civile dell'Annunziata di Cosenza, per la morte di Gianfranco Pascariello, 63 anni, vigile urbano del Comune di Acquappesa, deceduto nel tardo pomeriggio del 14 dicembre 2024.
Secondo il sostituto procuratore della Repubblica Donatella Donato, che ha aperto l’indagine a seguito della querela dei familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Emilio Enzo Quintieri e Simona Socievole del Foro di Paola, il medico sarebbe responsabile di omicidio colposo per negligenza medica (Artt. 589 e 590 sexies c.p.). La Procura si è avvalsa della consulenza tecnica di Berardo Silvio Cavalcanti, specialista in medicina legale, Vannio Vercillo, specialista in anatomia patologica, e Guglielmo Cordasco, specialista in chirurgia d’urgenza e pronto soccorso.
Secondo l’accusa, C.P.F.J. avrebbe provocato la morte di Pascariello «perché, nell'esercizio della professione sanitaria, in qualità di medico in servizio presso il pronto soccorso dell'Ospedale di Cosenza, per colpa consistita in negligenza - in particolare prescrivendo l'antibiotico Fidato (Ceftriaxone) al paziente Pascariello Gianfranco, omettendo la valutazione della scheda di Triage sulla quale era annotata l'allergia del paziente al farmaco e/o al suo principio attivo e non considerando la preventiva anamnesi comprensiva delle richieste di allergie a specialità medicinali - cagionava la morte di Pascariello Gianfranco, il quale decedeva per insufficienza respiratoria acuta dovuta da spasmo delle altre vie respiratorie con arresto cardio respiratorio, dovuto allo shock anafilattico derivante dalla somministrazione del suddetto farmaco».
Nel corso della querela, i figli della vittima hanno raccontato quanto accaduto presso la Stazione Carabinieri di Cosenza. Raccontano che il padre, cardiopatico e bisognoso di ossigeno per via di lipomi alla gola, si era sentito male in tarda mattinata ed era stato trasportato prima al Pronto Soccorso di Cetraro, poi a quello di Cosenza, dove arrivava nel primo pomeriggio. Intorno alle 17, uno dei figli entrò per visitare il padre: «In queste fasi trovavo mio padre seduto su una sedia a rotelle e con amara sorpresa notavo che era senza ossigeno. A questo punto chiedevo a un infermiere di portare una bombola di ossigeno a mio padre. Questi mi riferiva che mancava la bombola di ossigeno e che la stanza non era idonea al paziente in quanto mancava il bocchettone per attaccare l'ossigeno e di conseguenza posso affermare che mio padre è stato trattenuto nei locali del Pronto Soccorso di Cosenza, senza ossigeno. Successivamente i sanitari riuscivano a trovare una bombola di ossigeno (piccola) di emergenza e l'applicavano; a riguardo preciso che la predetta bombola non necessita di bocchettone. Parlando con un medico donna del Pronto Soccorso, mi riferiva che avevano somministrato a mio padre un antibiotico denominato 'Fidato' di cui mio padre era allergico, circostanza certificata dal suo medico curante Giancarlo Tripicchio di Acquappesa e che mio padre ha sempre riferito ai medici, in quanto era cosciente. Alle ore 19:20 circa, un medico di turno, ricordo che era di origine cubana, mi comunicava che mio padre era deceduto».
Gli accertamenti della Procura di Cosenza confermano che il decesso sarebbe stato causato da uno shock anafilattico dovuto alla somministrazione dell’antibiotico, nonostante l’allergia fosse annotata nella documentazione clinica, prontamente sequestrata dalla Polizia Giudiziaria.
La moglie e i sei figli della vittima, individuati come persone offese, si costituiranno parte civile all’udienza preliminare per contribuire all’accertamento della verità e per ottenere il risarcimento dei danni. Citeranno in giudizio anche l’Azienda Ospedaliera di Cosenza come civilmente responsabile per i gravi danni causati dal medico nell’esercizio delle sue funzioni presso la struttura sanitaria.

