Respinti gli appelli della Dda contro le decisioni del gip. Restano i gravi indizi per il favoreggiamento personale del criminale di Cetraro
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Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha respinto gli appelli proposti dalla Direzione distrettuale antimafia contro le ordinanze del gip che avevano escluso l'aggravante dell'agevolazione mafiosa nei confronti di Francesco Occhiuzzi “Schiavone” (difeso dall’avvocato Valentina Moretti) e Giulia Marino (difesa dall’avvocato Giorgia Greco), entrambi indagati nell'inchiesta sulla latitanza di Luca Occhiuzzi.
Le due ordinanze, depositate nel luglio 2026, confermano le decisioni assunte dal giudice per le indagini preliminari, ritenendo che gli elementi raccolti non consentano, allo stato, di contestare l'aggravante prevista dall'articolo 416-bis.1 del codice penale.
Francesco Occhiuzzi è indagato per favoreggiamento personale aggravato. Secondo l'impostazione accusatoria, avrebbe aiutato il cugino Luca Occhiuzzi a sottrarsi all'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti, occupandosi della raccolta, della gestione e della consegna del denaro destinato al suo sostentamento durante la latitanza.
Il Tribunale ha ritenuto sussistenti i gravi indizi in ordine al reato di favoreggiamento personale, ma ha escluso che la condotta possa essere qualificata come finalizzata ad agevolare un'associazione mafiosa.
Nelle motivazioni, il collegio evidenzia che il presupposto stesso dell'aggravante, ossia l'esistenza di una cosca di 'ndrangheta autonoma riconducibile a Giuseppe Scornaienchi, non risulta allo stato sufficientemente dimostrato. I giudici richiamano le precedenti decisioni cautelari nelle quali era già stata esclusa la sussistenza di una compagine mafiosa dotata di una propria forza intimidatrice e di un autonomo programma di controllo del territorio.
Secondo il Riesame, gli elementi valorizzati dalla Procura descrivono una significativa caratura criminale di Luca Occhiuzzi e la sua vicinanza a un contesto criminale dell'area di Cetraro, ma non consentono di affermare, con il necessario grado di gravità indiziaria, né l'esistenza di una cosca autonoma facente capo a Scornaienchi né il ruolo direttivo attribuito allo stesso Luca Occhiuzzi all'interno di tale presunta organizzazione.
Il Tribunale osserva inoltre che, anche qualora si ritenesse astrattamente esistente il sodalizio mafioso ipotizzato dall'accusa, gli elementi raccolti nei confronti di Francesco Occhiuzzi descriverebbero comunque un aiuto prestato al cugino in ragione del rapporto di parentela e non una condotta funzionale al rafforzamento dell'associazione.
Analoga conclusione è stata raggiunta nei confronti di Giulia Marino, accusata di avere favorito la latitanza del fidanzato Luca Occhiuzzi.
Secondo il Riesame, il quadro indiziario è sufficiente a sostenere, allo stato, l'ipotesi di favoreggiamento personale, anche in relazione alla raccolta e alla consegna di somme di denaro destinate al latitante. Tuttavia, tale condotta viene ricondotta a un supporto prestato alla persona e non all'agevolazione di un'organizzazione mafiosa.
I giudici evidenziano che l'aiuto contestato alla donna si inserisce nel rapporto sentimentale esistente con Luca Occhiuzzi e non emergono elementi dai quali desumere collegamenti con altri presunti appartenenti al gruppo riconducibile a Giuseppe Scornaienchi o attività dirette a favorire il funzionamento dell'ipotizzata consorteria.
Il collegio richiama inoltre il consolidato orientamento della Corte di cassazione secondo cui il favoreggiamento della latitanza di un soggetto ritenuto appartenente o anche vertice di un'organizzazione mafiosa non comporta automaticamente la configurabilità dell'aggravante mafiosa. È infatti necessario dimostrare che l'aiuto sia stato concretamente prestato nell'interesse dell'associazione e non esclusivamente della persona favorita.
Sulla base di tali considerazioni, il Tribunale del Riesame ha respinto gli appelli della Direzione distrettuale antimafia, confermando le ordinanze del gip che avevano escluso l'aggravante dell'agevolazione mafiosa nei confronti di Francesco Occhiuzzi e Giulia Marino.

