Nei brogliacci dell’indagine le pressioni per ottenere un posto in portineria per il figlio di Salvatore Galluzzi, vertice della ’ndrina rossanese: un sindacalista avrebbe evocato scioperi e proteste. La denuncia del responsabile dell’impianto sul clima di condizionamento mafioso
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Per anni, la criminalità organizzata avrebbe cercato di mettere le mani sugli appalti e sulle assunzioni all’interno della centrale termoelettrica Enel di Rossano, in località Cutura. Tra i cantieri per la produzione di energia e quelli destinati allo smantellamento e alla bonifica delle vecchie strutture, secondo quanto ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’inchiesta Ginestra, si sarebbe sviluppata una rete di condizionamenti e pressioni riconducibili alla cosca rossanese. Nel mirino degli investigatori dell’Arma dei carabinieri sono finiti gli appalti e i subappalti affidati a ditte esterne per la manutenzione, la pulizia e la vigilanza dell’impianto.
L’intimidazione del 2021 e le assunzioni sospette
A far scattare i primi accertamenti è stato un episodio intimidatorio avvenuto nel novembre del 2021, quando un furgone aziendale utilizzato dall’impresa incaricata dei lavori di demolizione delle ciminiere, è stato incendiato in contrada Palopoli. Da quell’episodio, le indagini avrebbero fatto emergere un sistema di ingerenze nelle procedure di assunzione, con il tentativo del clan di favorire l’inserimento di uomini di fiducia o di persone legate agli ambienti criminali all’interno della centrale.
Tra i lavoratori impiegati nel tempo o sostenuti dalle consorterie figurano diversi soggetti del territorio, alcuni dei quali con precedenti penali o legati alle consorterie.
Benché non indagati il gip riporta i nomi di due sindacalisti, Marco Pacenza e Luciano Campilogo, i quali si sarebbero impegnati «nel far assumere una moltitudine di operai, tra i quali parenti e persone direttamente collegate agli indagati, in particolare Antonio Gallizzi (anche lui non indagato), figlio di Salvatore Galluzzi, del quale conoscevano bene, e in parte temevano, la posizione di leader in seno al gruppo ‘ndranghetista rossanese.
Il “ricollocamento” del figlio di Salvatore Galluzzi
La vicenda più emblematica riguarda il figlio di Salvatore Galluzzi, detto “u Rizzo” indicato dagli investigatori come esponente di vertice della ’ndrina di Rossano. Dopo aver lavorato per altre ditte impegnate nel sito industriale, il giovane, a cavallo del 2021 e del 2022, stava cercando di essere assunto di nuovo in una delle società appaltatrici di servizi nel sito industriale dell’Enel. A proporre la “questione Galluzzi” alla ditta è un sindacalista, Luciano Campilongo (non indagato nell’inchiesta) che spiega, durante una riunione «Che noi abbiamo un lavoratore, l'ingegnere lo sa, che ne ho parlato più volte, […] poi è diventato più largo che lungo, quindi il ponteggiatore non lo può fare. Ed ha chiesto, sapendo che avevano… c'erano degli spazi in portineria».
Le pressioni del sindacalista
Il sindacalista propone di «assumerlo subito, magari part time, attingendo a tali scoperture che quantificava in quattro ore di straordinario giornaliere (“nel frattempo, lo possiamo fare entrare a quattro ore... che abbiamo questa possibilità e che... perché io, onestamente, non so cosa dirgli!”), in attesa del pensionamento di altro impiegato di portineria». Non solo, giustifica le proprie insistenze col fatto che il giovane, che non era nemmeno un suo iscritto, avrebbe potuto creare problemi allo svolgimento delle attività con azioni come incatenarsi ai cancelli: «Ho cercato di evitare che questo venisse a incatenare qua più volte! e siccome, ho dato la parola all'ingegnere Vinci che non avrei mai fatto far fare, io però adesso non.. non so come raggirare». In realtà, scrive il gip, sarebbe stato il sindacalista ad aver fomentato Galluzzi jr, quando gli aveva detto: «Che martedì, se non si trova un accordo, mercoledì li andiamo a bloccare!».
La Dda registra diversi incontri tra il sindacalista e il giovane Galluzzi il quale istigava a minacciare anche lo sciopero se non lo avessero assunto.
Nelle intercettazioni emerge, secondo l’accusa, anche il coinvolgimento diretto di Salvatore Galluzzi, che sarebbe stato pronto a intervenire personalmente con i responsabili dello stabilimento per imporre la volontà del gruppo e superare le resistenze aziendali. Il boss sarebbe rimasto costantemente in contatto con altri esponenti della cosca, tra cui Francesco Sommario, detto “u Caino” e Carmine Civale, tenuti al corrente degli sviluppi della vicenda lavorativa del figlio.
La denuncia
La trattativa si sarebbe conclusa nell’agosto del 2022, quando Galluzzi jr è stato formalmente assunto per il servizio di portierato della centrale. Il giovane però non si sarebbe fatto onore sul posto di lavoro venendo sospeso qualche giorno dopo perché «mancavano certificazioni mediche, che non indossava la divisa e che si allontanava dalla postazione per prendere il caffè». Il figlio di Salvatore Galluzzi è stato poi reinserito al lavoro a settembre.
Un mese dopo, però, la vicenda è approdata all’attenzione dei militari del Reparto Territoriale Carabinieri di Corigliano – Rossano: il responsabile dell’impianto Enel ha presentato spontaneamente una denuncia. «L’uomo – è scritto nelle carte dell’inchiesta – raccontava delle insistenze di più sindacalisti, tra cui Pacenza e Campilongo, tra giugno e ottobre 2022, al fine di avallare l’assunzione di Antonio Galluzzi come addetto alla portineria dell’unico accesso alla Centrale»
«Il suo cognome – dice il denunciante – lo avevo già sentito in relazione al panorama criminale del territorio, che è cosa notoria».



