Il carcere non rappresentava un ostacolo, ma semplicemente un diverso quartier generale dal quale continuare a impartire ordini. È questa una delle immagini più significative che emerge dall'indagine sul traffico internazionale di cocaina riconducibile alla cosca Alvaro, culminata con 35 arresti e con la ricostruzione di un'organizzazione capace di mantenere intatta la propria capacità decisionale nonostante la detenzione dei vertici.

Secondo la Dda di Reggio Calabria, Vincenzo Alvaro e Francesco Riitano, detenuti nella casa circondariale di Siracusa, avrebbero continuato a dirigere ogni fase dell'attività criminale utilizzando criptofonini illegalmente introdotti in carcere. Attraverso la piattaforma di messaggistica criptata Sky ECC impartivano direttive, autorizzavano gli acquisti di cocaina, definivano le strategie operative e intervenivano per risolvere le controversie sorte durante le importazioni.

Una struttura gerarchica rigidissima

L'indagine descrive un'organizzazione nella quale ogni componente ricopriva un ruolo preciso.

Sul territorio il punto di riferimento sarebbe stato Francesco Alvaro, figlio di Vincenzo, incaricato di tradurre in operatività le direttive ricevute dal padre e da Francesco Riitano. Ad Alvaro gli investigatori attribuiscono il coordinamento dei corrieri, la gestione della cassa comune e i rapporti con fornitori e acquirenti. Nelle conversazioni criptate utilizzava i nickname "Messi" e "Messi New".

Accanto a lui operava Giuseppe Cannizzaro, considerato una delle figure organizzative più importanti dell'associazione. Il suo compito consisteva, secondo l’accusa, nel reperire corrieri, custodire e movimentare lo stupefacente e predisporre anche eventuali azioni ritorsive nei confronti di chi non rispettava gli accordi.

Il ponte tra carcere e territorio

La continuità tra i boss detenuti e l'organizzazione esterna sarebbe stata garantita da una catena di comando ben definita.

Francesco Alvaro rappresentava il terminale operativo delle decisioni assunte dal padre, mentre Angelo Riitano costituiva il riferimento esterno per lo zio Francesco Riitano, mantenendo costanti rapporti con i fornitori internazionali e aggiornando il vertice sull'andamento delle spedizioni.

Secondo gli inquirenti, nemmeno le trattative economiche con i fornitori sudamericani e olandesi venivano delegate: erano gli stessi capi detenuti a condurle direttamente attraverso le chat criptate, decidendo prezzi, modalità di trasporto e strategie per superare eventuali criticità.

Sky ECC, la piattaforma ritenuta inviolabile

Elemento essenziale del sistema era Sky ECC, piattaforma che gli appartenenti all'organizzazione ritenevano sicura e inattaccabile.

Le conversazioni comprendevano fotografie dei panetti di cocaina, documentazione relativa ai sequestri effettuati all'estero e comunicazioni continue con i partner criminali. Lo scambio di immagini serviva anche a dimostrare che eventuali perdite di carico erano effettivamente dovute ai sequestri delle autorità e non a comportamenti fraudolenti degli intermediari.

L'inchiesta restituisce così il ritratto di un'organizzazione capace di mantenere una direzione unitaria anche con i vertici in carcere, grazie a un sistema di comunicazione criptato e a una rete di uomini incaricati di tradurre gli ordini in operazioni sul territorio.