«Papà, torno a casa per l’ora di cena». Sono state queste le ultime parole che Domenico Campana ha detto al padre, Valentino, prima di salire a bordo della piccola imbarcazione con gli amici nel porto di Vibo Marina. Una frase di routine, quella di un ragazzo che stava per concludere una vacanza di tre giorni sulla Costa degli Dei ma che poche ore dopo sarebbe morto a causa di un incidente dalla dinamica atroce: dilaniato da un gommone che ha investito la sua barca.

«Mio figlio non tornerà più a casa», dice il padre con la voce spezzata dal dolore. «Era un bravo ragazzo, nessun vizio, era pieno di vita. Amava il mare, andare in moto e uscire con gli amici».

Domenico, 26 anni, nato a Cariati e residente a Mirto Crosia, sempre in provincia di Cosenza, è morto venerdì 14 agosto dopo essere stato travolto all’ingresso del porto di Vibo Marina. Il gommone, secondo quanto emerso dagli accertamenti, era dotato di un motore da 300 cavalli e sarebbe stato condotto da un professionista di 36 anni, L.T., residente a Bologna, ora iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio nautico.

L’impatto all’ingresso del porto

Domenico era a bordo di una barca noleggiata a Vibo Marina insieme a un gruppo di amici, un’imbarcazione con motore da 40 cavalli, per la quale non era necessaria la patente nautica.

I ragazzi stavano rientrando dopo un’escursione lungo la Costa degli Dei e una parte della vacanza a Tropea. Quella di venerdì doveva essere l’ultima giornata prima del ritorno a Mirto Crosia.

Poi, all’ingresso del porto, la collisione con il gommone. Secondo le prime informazioni raccolte, il mezzo più potente avrebbe raggiunto la barca a velocità elevata. L’impatto non avrebbe lasciato a Domenico e agli altri occupanti il tempo necessario per mettersi in salvo.

La Capitaneria di porto sta ricostruendo la dinamica dell’incidente, verificando la posizione delle due imbarcazioni, le manovre compiute e quanto accaduto nei momenti immediatamente precedenti e successivi alla collisione.

Un indagato nell’inchiesta

L’inchiesta della Procura di Vibo Valentia è coordinata dalla pm Viviana Punzo. Nel registro degli indagati è stato iscritto il 36enne alla guida del gommone, munito di patente nautica.

Gli accertamenti sono affidati alla Capitaneria di porto di Vibo Marina, guidata dal comandante Guido Avallone. Gli investigatori dovranno ricostruire con precisione le fasi dell’avvicinamento delle due imbarcazioni e stabilire eventuali responsabilità.

Un passaggio importante dell’inchiesta sarà anche l’esame autoptico. La Procura ha conferito l’incarico al medico legale Isabella Aquila e al medico Domenico Matteo Sacco. L’autopsia è prevista oggi a Catanzaro e potrà fornire ulteriori elementi sulle cause e sulle modalità della morte del giovane.

Gli amici ancora in ospedale

Gli amici che erano con Domenico sulla barca sono ancora ricoverati in ospedale. «Non ho avuto modo di incontrarli per parlare con loro», racconta il padre del 26enne. In queste ore la famiglia attende anche la restituzione della salma, necessaria per poter organizzare i funerali.

A rappresentare i familiari è l’avvocato Giovanni Castagnari del Foro di Castrovillari, atteso oggi in Procura per interloquire con gli inquirenti.

La famiglia chiede che vengano ricostruiti tutti i passaggi della vicenda e che siano accertate eventuali responsabilità. Intanto, nella comunità di Mirto Crosia e tra le persone che conoscevano Domenico, si moltiplicano i messaggi di cordoglio per la morte del giovane, partito per una breve vacanza al mare e mai più tornato a casa.