Davanti ai manifestanti riuniti per chiedere chiarezza sulla morte del giovane, la donna ha ripercorso gli ultimi istanti vissuti insieme al figlio: «È saltato giù con le manette»
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«Io credevo nella giustizia, ma oggi non è più. Mio figlio è morto davanti ai miei occhi». È un grido di dolore, più che un intervento pubblico, quello pronunciato dalla madre di Mohamed Amin Bessioud nel corso della manifestazione che si è svolta a Cosenza per chiedere verità e giustizia sulla morte del giovane, precipitato da una finestra durante una perquisizione dei carabinieri.
Davanti alle persone riunite in piazza, la donna ha ricordato il figlio con parole cariche di commozione, alternando il racconto degli ultimi momenti vissuti insieme a un appello affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto.
«Era il mio unico figlio maschio. L'ho fatto studiare. Pensavo che chi indossa una divisa dovesse proteggere i ragazzi», ha affermato, sostenendo che Mohamed poteva essere salvato. «Mio figlio mi ha detto solo una cosa: «Mamma, basta. Vedi che mi sta torturando. Voglio morire».
Nel suo intervento, la donna ha rivolto anche un appello alla magistratura. «Io chiedo giustizia prima di Dio», ha detto, aggiungendo di non riuscire ad accettare la morte del figlio e di sperare che vengano chiarite tutte le responsabilità.
«Io volevo stare in stanza insieme a mio figlio. Ho detto: "Va bene, vengo con voi, arrestate anche noi tutti. Basta, voglio tenere mio figlio, che non faccia una stupidaggine”. C'era lui. Doveva non farlo passare, perché era davanti a quella terrazza. L'ha lasciato saltare. L'ha lasciato saltare con le manette. Quando mio figlio è caduto giù, lui lo toccava con i piedi. Mio figlio era morto e lui lo muoveva con i piedi. Quello è il dolore più grande. Io gridavo. I carabinieri mi tenevano con tutta la forza. Ho ancora i lividi. Sono asmatica, non respiravo. Urlavo».
La donna ha poi riferito di aver subito, a suo dire, pressioni per essere sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio. «Volevano portarmi in psichiatria. Mi volevano drogare perché sono l'unica testimone di mio figlio», ha affermato.
La madre di Momo ha poi descritto il figlio come «uno studente universitario» e un ragazzo appassionato di calcio, ricordando che «tutti possono sbagliare», ma sostenendo che nessun errore possa giustificare una morte. Commovente anche il ricordo del suo legame con l'Italia: «Mio figlio aveva la bandiera italiana nel cuore», ha detto, chiedendosi: «Perché questo razzismo? Perché questa cattiveria?».
Nel finale del suo intervento, il ritratto più intimo del giovane: «Mohammed è un ragazzo dolce. Aiuta tutti», ha raccontato la madre, ricordando la sua passione per lo studio, il calcio, gli animali e i libri. «La sera prima di morire aveva preso il camice dell'università e mi diceva: "Mamma, mi mancano pochi fogli e finisco questo libro"»
L'intervento si è concluso tra gli applausi dei manifestanti, che hanno ribadito la richiesta di fare piena luce sulla morte di Mohamed, mentre le indagini della magistratura sono tuttora in corso.
Nel corso del suo intervento ha formulato anche altre accuse nei confronti delle forze dell'ordine e del personale sanitario, oltre a riferire episodi che, secondo il suo racconto, sarebbero avvenuti nei giorni successivi alla tragedia. Nella parte conclusiva del suo intervento, il ricordo è tornato alla quotidianità di Mohamed. La madre lo ha descritto come «un ragazzo dolce», generoso, amante dello studio, degli animali e del calcio. Ha raccontato che frequentava l'università, coltivava il sogno di costruirsi un futuro e che, poche ore prima di morire, stava ancora parlando dei suoi studi e dei libri che stava leggendo.

