
Processo Overture, condanna definitiva per Emanuele Apuzzo

Processo Overture, condanna definitiva per Emanuele Apuzzo

Processo Overture, condanna definitiva per Emanuele Apuzzo

Processo Overture, condanna definitiva per Emanuele Apuzzo

Processo Overture, condanna definitiva per Emanuele Apuzzo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato da Emanuele Apuzzo e Alberto Novello, esaminando le contestazioni mosse dai due imputati nei confronti della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro l’11 maggio 2023. Tale pronuncia ha comportato una parziale riforma della decisione del tribunale di Catanzaro del 17 febbraio 2020, che aveva condannato con il rito abbreviato i due in relazione a diversi reati.
Durante l’udienza del 27 marzo 2024, la Cassazione ha deciso di separare la posizione di Sergio Raimondo dal procedimento, a causa di un legittimo impedimento del suo difensore. Di conseguenza, il processo è proseguito esclusivamente per Emanuele Apuzzo e Alberto Novello.
L’avvocato Giuseppe Malvasi, difensore di Emanuele Apuzzo ha contestato la condanna per tentata estorsione. Secondo il legale, l’accusa non aveva dimostrato tali presupposti, e la condotta attribuita ad Apuzzo – come il posizionamento di una bottiglia contenente liquido infiammabile in un cantiere – risultava priva di rilevanza intimidatoria. Secondo la difesa, inoltre, non vi sarebbero stati comportamenti o frasi tali da costituire una reale minaccia. Apuzzo ha anche contestato le accuse relative ad altre presunte estorsioni, sottolineando l’assenza di prove concrete, come la mancata richiesta di somme di denaro o la realizzazione di atti intimidatori, elementi fondamentali per configurare il reato.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Apuzzo, affermando che la Corte d’Appello ha fornito una motivazione completa e articolata sulla consumazione delle condotte minatorie. La Corte ha evidenziato che l’opposizione della vittima non è sufficiente a escludere la configurazione del reato di tentata estorsione, e che non vi era spazio per una desistenza volontaria da parte dell’imputato. Le censure proposte sono state considerate infondate, confermando così l’esito del giudizio d’appello.
Alberto Novello ha contestato la decisione della Corte d’Appello in merito al mancato riconoscimento delle attenuanti, in particolare quelle previste dall’art. 73 comma 7 del DPR 309/90. Novello aveva collaborato con le autorità, fornendo dichiarazioni utili riguardanti attività illecite. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ritenuto che tale collaborazione non fosse sufficiente per l’applicazione dell’attenuante, motivando tale decisione in modo che la difesa ha giudicato contraddittorio e non conforme alle risultanze istruttorie.
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che il motivo di ricorso presentato da Novello è fondato, richiedendo un’analisi più approfondita delle dichiarazioni fornite dall’imputato e della loro utilità. In tal senso, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio a una nuova sezione della Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo giudizio limitatamente alla questione dell’attenuante.
Novello ha anche sollevato obiezioni in merito alla mancata applicazione della continuazione esterna per alcuni reati trattati in un diverso procedimento giudiziario già concluso. La difesa ha contestato la decisione della Corte d’Appello di escludere la continuazione per motivi di eterogeneità tra le violazioni e per la presunta mancanza di contiguità temporale tra i reati.
Anche su questo punto, la Corte di Cassazione ha rilevato contraddizioni nella sentenza impugnata, osservando che la stessa Corte d’Appello aveva riconosciuto la continuazione per condotte simili a quelle escluse, verificando anche una sovrapposizione temporale tra i vari reati. Pertanto, la sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione della questione della continuazione esterna.
Al termine dell’udienza, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Emanuele Apuzzo, dichiarandolo inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una somma di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende. Apuzzo è stato dunque condannato in via definitiva a 4 anni e 8 mesi di reclusione.
Per quanto riguarda Alberto Novello, la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alle statuizioni relative all’art. 73 comma 7 del DPR 309/90 e alla continuazione esterna. Il nuovo giudizio si terrà davanti a una diversa sezione della Corte d’Appello di Catanzaro.