Nel processo Reset un ruolo decisivo è attribuito alle intercettazioni ambientali e telefoniche, in particolare a quelle effettuate nell’abitazione di Francesco Patitucci nel corso del 2020. Secondo la Corte, questi dialoghi costituiscono un riscontro diretto e autonomo alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, perché consentono di osservare il funzionamento della confederazione mafiosa “in presa diretta”.

I giudici sottolineano che la conversazione tra Patitucci e Antonio Illuminato non è un episodio isolato, ma rappresenta l’anticamera di una serie di successivi incontri con altri esponenti criminali. Essa è definita «non solo prodromica di una serie di altre conversazioni ma anche anticipatoria dei temi che saranno oggetto delle successive discussioni».

Il valore probatorio del dialogo

Secondo la motivazione, quel colloquio fornisce «già da sola, un solido riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia», sia in relazione alle attività illecite dell’associazione – estorsioni e prestiti a usura – sia con riferimento ai nominativi degli associati. Patitucci, infatti, parla apertamente di affari e uomini, indicando soggetti che coincidono con quelli indicati dai collaboratori: «Gentile Rinaldo, Porcaro Roberto, Piromallo Mario detto Renato, Ariello Salvatore, Di Puppo Michele e Di Puppo Umberto “Maruzzu”, Gatto Mario, Sottile Ettore, Superbo Alberto, Bruni Gianfranco detto “Tupinaru”».

La Corte evidenzia come tali riferimenti non siano casuali, ma inseriti in un discorso organico che riguarda la gestione dell’associazione.

La spartizione del denaro e gli stipendi

Uno dei temi centrali affrontati nella conversazione è la spartizione del denaro e il pagamento degli stipendi ai detenuti. Illuminato si fa portavoce delle lamentele di Piromallo e Di Puppo, mentre Patitucci assume un ruolo diretto nella gestione delle somme.

I giudici ricostruiscono così il passaggio: «Di provvedere allo “stipendio” per Porcaro Roberto e Bruni Gianfranco detto “Tupinaru” si occupa direttamente il Patitucci, mentre ciascuno degli altri sodali si occupa del pagamento degli stipendi agli altri “aventi diritto”». Nel dialogo viene calcolata «la somma complessiva di circa ottomila euro mensili» necessaria per garantire il sostegno economico ai detenuti.

La “bacinella” dell’associazione

Dalla conversazione emerge in modo chiaro il sistema della cassa comune, già descritto dai collaboratori e ora confermato dalle intercettazioni. La Corte osserva: «Emerge il sistema della bacinella dell’associazione, nella quale dovrebbero confluire i proventi delle varie attività illecite (estorsioni, traffico di droga, usura)».

Il denaro viene poi suddiviso tra i gruppi federati, sotto la regia del vertice rappresentato da Patitucci. Parte delle somme è destinata al mantenimento dei detenuti e al sostegno delle famiglie, incluse quelle dei soggetti ristretti al 41 bis, «alle cui mogli viene riconosciuta mensilmente una somma di denaro».

La Corte sottolinea come Patitucci faccia riferimento anche a somme non conferite nella bacinella da Piromallo, a dimostrazione di tensioni interne e del controllo esercitato dal vertice sulla corretta distribuzione dei proventi.

I rapporti interni e le tensioni

Le intercettazioni consentono di cogliere anche le dinamiche interne alla confederazione. Si parla delle lamentele di alcuni sodali, dei rapporti tra i gruppi che compongono l’area degli “italiani” e delle relazioni con l’altra grande componente, quella degli “zingari”.

È lo stesso Patitucci a chiarire il quadro: «Vengono gli zingari e vogliono l’estorsione dei camion e gliela dobbiamo dare». Per la Corte, questa frase è emblematica dell’equilibrio interno alla confederazione: i gruppi mantengono la propria identità, ma riconoscono regole comuni e una gestione condivisa degli affari.

Gli incontri in casa Patitucci

La conversazione con Illuminato non resta isolata. La motivazione ricorda un secondo incontro avvenuto il 10 aprile 2020 all’interno dell’abitazione di Patitucci, inserito in una serie di riunioni che si svolgevano prevalentemente nel pomeriggio o in serata.

La Corte precisa che ciò era reso possibile dal regime cui Patitucci era sottoposto dopo la scarcerazione: «Patitucci subito dopo la scarcerazione era stato autorizzato dal magistrato di Sorveglianza a svolgere lavoro part-time», circostanza che gli consentiva di rientrare a casa nel pomeriggio e ricevere visite.

Quegli incontri, secondo i giudici, diventano luoghi di confronto operativo, nei quali si discutono affari, stipendi, equilibri tra gruppi e rapporti con i detenuti e le loro famiglie.

La lettura della Corte

Nel complesso, le intercettazioni Patitucci–Illuminato sono considerate un tassello centrale del quadro probatorio. Esse mostrano dall’interno «un sistema unitario», fondato sulla bacinella comune, sulla ripartizione dei territori e su un vertice riconosciuto.

Per la Corte, questi dialoghi non solo confermano il narrato dei collaboratori, ma consentono di osservare direttamente «il funzionamento concreto della confederazione mafiosa», così come contestata nel capo 1 del processo Reset. (quinta parte)