Con la Fiaccolata di ieri sera, una folla commossa si stringe intorno alla vittima e alla famiglia mentre il soccorritore Diego Cassetti spegne la retorica: «Nessun eroismo, mi sento solo un amico».
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Una scia di luci ha squarciato il silenzio della sera per trasformare la paura in un forte messaggio di riscatto e solidarietà. La comunità di Terranova da Sibari si è ritrovata unita e compatta per la "Fiaccolata per la vita", un'iniziativa fortemente voluta dall'Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Francesco Rumanò per manifestare vicinanza alla giovane Maria Ida, concittadina di 28 anni, scampata miracolosamente a un brutale tentato femminicidio. Il corteo, partito alle ore 21:00 dalla centralissima Piazza Castello, ha attraversato le vie del paese per raggiungere il Piazzale di Sant'Antonio, luogo in cui la cittadinanza si è fermata per un momento di profondo raccoglimento collettivo.
Il fatto: un'aggressione brutale e il coraggio della fuga
La giovane donna, Maria Ida, è stata tesa in un vero e proprio agguato notturno sotto casa da un trentenne di Corigliano Rossano, la cui presenza era diventata da tempo ossessiva dopo non aver accettato il rifiuto di lei. L'uomo l'ha aggredita selvaggiamente con un coltello, sferrandole diversi fendenti al corpo e alla testa e tentando poi di strangolarla. Solo la strenua resistenza della vittima e l'intervento tempestivo di due amici, Davide e Diego, hanno evitato che l'aggressione si trasformasse nell'ennesimo dramma irreparabile. Nel frattempo, sul fronte giudiziario, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Castrovillari ha convalidato la misura della custodia cautelare in carcere per l'aggressore.
Il racconto del salvatore: «Non sono un eroe, mi sento un amico»
Dietro a una vita salvata c'è l'istinto profondo e la prontezza di chi non si è voltato dall'altra parte. A fare luce sui concitati momenti di quella notte è Diego Cassetti, l'amico accorso in aiuto dopo aver percepito che qualcosa non andava.
Ricostruendo le prime battute della serata, in cui erano usciti insieme alla vittima, Cassetti racconta di un segnale, una telefonata che ha scatenato l'agitazione e che lo ha spinto a intervenire: «Diciamo che ho sentito un istinto naturale di intervenire, di provare a salvare un'amica che poteva essere in qualunque pericolo, non immaginavo mai che si potesse trattare di un evento così grave.» L'amico spiega di non aver intuito immediatamente la portata del dramma, ma di aver realizzato la gravità della situazione solo una volta giunto sul posto.
Sulla scena dell'aggressione e sulla dinamica precisa preferisce mantenere il massimo riserbo: «Preferirei non rispondere perché sarà parte di un processo penale, quindi preferisco non entrare nel merito della vicenda». Subito dopo aver interrotto la furia dell'aggressore, la corsa disperata verso l'ospedale per salvare Maria Ida: «Ci siamo recati immediatamente al Pronto Soccorso di Castrovillari dove, grazie al pronto intervento dei sanitari e dei carabinieri, si è avviato sia l'iter da un punto di vista medico-clinico che da un punto di vista giudiziario, che ha portato alla ricostruzione di tutta la dinamica. E per fortuna i carabinieri hanno tratto poi in arresto l’aggressore. Sono stati avvertiti dai sanitari e quindi sono riusciti a intervenire nel tempo più breve possibile.» Quando gli si chiede se, dopo una notte simile, si senta un eroe per la sua comunità, Diego risponde con disarmante e sincera umiltà: «Mi sento un amico.»
Una mobilitazione di coscienze
Alla fiaccolata hanno preso parte centinaia di cittadini, rappresentanti istituzionali, associazioni del territorio e il Centro Antiviolenza "Fabiana Luzzi", intitolato alla memoria della giovane studentessa di Corigliano uccisa nel 2013. Proprio le operatrici del centro hanno voluto ribadire con forza quanto questi episodi non vadano considerati isolati, bensì frutti di una cultura del controllo che nega alla donna la libertà di scegliere della propria vita. L'obiettivo del corteo di ieri sera è stato ribaltare la narrazione del dolore, fortunatamente non una marcia per piangere una vittima, ma un cammino condiviso per celebrare e difendere una vita che si è salvata. La Fiaccolata a Terranova da Sibari ha dichiarato, sostanzialmente, che ragazza non verrà lasciata sola nel lungo percorso di guarigione fisica e psicologica che l'aspetta senza negarle l'abbraccio della sua comunità che continuerà a sostenerla.
Il culmine della serata: la forza e le parole di Maria Ida
Il momento più toccante e ad alta densità emotiva si è consumato alla fine della fiaccolata, quando sul piazzale si è diffuso il silenzio assoluto dell'ascolto. Tra i presenti l'emozione era palpabile, sguardi lucidi, mani strette attorno alle candele e i respiri sospesi di un'intera comunità pronta a fare da scudo.
È in questo clima di profonda commozione che è stata condivisa la potente e straordinaria dichiarazione della vittima, Maria Ida, che ha voluto rivolgersi direttamente ai suoi concittadini: «Allora, innanzitutto ciao a tutti, sono molto emozionata, vedervi qui tutti mi commuove davvero immensamente, non so bene cosa dire, quindi mi perdonerete se non trovo le parole più giuste. Allora, per rompere il ghiaccio preferirei iniziare dai ringraziamenti, come ho già detto più volte. Il mio grazie più profondo va a Diego e Daniel, i miei eroi, i miei angeli custodi che qualche stella buona lassù mi ha mandato, forse Zio Spiro, chissà. Grazie a mia mamma e alla sua incredibile forza, mi ha tenuto la mano e ha accarezzato il volto in ospedale quando ero una maschera di sangue. Mamma, se ho trovato la forza di combattere per la mia vita quella notte è stato senz'altro grazie a te, perché io lo so che tu sei una combattente e anche se sei incredula hai cresciuto una figlia che ha almeno un pizzico della tua forza e del tuo coraggio.»
A queste parole, tra la folla un brivido ha unito madri, padri e giovani presenti; molti hanno abbassato il capo per nascondere le lacrime, profondamente scossi dal ritratto di quella notte di dolore trasformata in una testimonianza di amore filiale e resistenza.
Il discorso di Maria Ida è proseguito toccando il cuore di ogni cittadino: «Grazie a tutta la mia famiglia che non mi ha lasciato neanche un attimo in questi giorni bui, grazie ai miei amici meravigliosi e a tutte le persone della mia vita che mi inondano d'amore ogni giorno di più, grazie ragazzi davvero. Grazie alle persone buone del mio paese, sento forte il vostro affetto, non trovo le parole per dirvi quanto vi sono grata per la vicinanza che state mostrando a me e alla mia famiglia e grazie al sindaco che con la sua straordinaria sensibilità ha dimostrato un immediato sostegno e mi ha dato la possibilità di parlare oggi. La violenza non è mai un fulmine a ciel sereno, è una cultura che va sradicata insieme. La violenza più difficile da accettare è quella che indossa la maschera della quotidianità, quella che pulsa dove credevamo ci fosse affetto, ascolto e amicizia. Stasera queste luci non servono solo a illuminare il buio delle nostre strade ma a squarciare il silenzio che troppo spesso protegge chi ferisce.»
Tra i partecipanti, alle parole sul "silenzio da squarciare", si è levato un cenno d'assenso corale e convinto. La commozione iniziale ha lasciato spazio a una fiera consapevolezza, all'orgoglio di un paese che rifiuta l'omertà e la sottomissione. Le fiamme delle candele sembravano brillare più forti mentre le parole della giovane vibravano di lucida denuncia e straordinaria dignità: «Stasera le nostre luci si uniscono non per piangere ma per fare scudo. Perché il corpo di una donna non è un territorio di conquista e la nostra vita non è negoziabile. Siamo qui per dire che sopravvivere non basta. Abbiamo il diritto di vivere senza paura, di fidarci senza rischiare la vita. Non chiederò scusa per non essere morta. So che c'è chi mi vorrebbe a casa in silenzio e spaventata ma io sono qui spaventata forse sì ma circondata da tanto amore, questa è la mia forza.»
Un passaggio, questo, che ha scatenato una reazione viscerale nella piazza con teste alte, sguardi fieri e un senso di protezione collettiva che si è propagato tra la gente. Maria Ida ha poi concluso il suo messaggio con un inno alla vita che ha definitivamente sciolto la tensione in un applauso liberatorio e scrosciante: «Non resterò in silenzio perché non sono la prima e non sarò di certo l'ultima ma sono una miracolata. Sono così fortunata di poter essere ancora qui sulle mie gambe che dalla gioia lo voglio gridare a tutti. Questa luce stasera è per chi ha lottato, per chi non ce l'ha fatta e per ricordarci che l'amore e il bene non lasciano lividi, cicatrici o morte. Grazie per aver camminato al mio fianco stasera, grazie a tutti, vi abbraccio forte, Maria Ida.»
La voce della vittima: «Sono grata alla vita»
Mentre il paese e tanta altra gente arrivata da diverse comunità del territorio si ferma nel piazzale, Maria Ida e pochi altri, per riprendere fiato soprattutto per l’emozione, si intratteniene per qualche istante all’interno del monastero di Terranova. Con un coraggio da far invidia, accetta di affidare un ulteriore pensiero ai nostri microfoni, esprimendo un'emozione purissima di fronte a una simile mobilitazione.
Le sue parole raccontano non solo il dolore del trauma, ma soprattutto la forza della rinascita: «Sento un affetto che veramente non riesco a spiegare. Nel senso che sento tanta vicinanza da parte delle amministrazioni, da parte di tutta la popolazione del mio paese, dei paesi vicini. Ne sono molto grata, non riesco a esprimere la mia gratitudine a parole, davvero, non trovo le parole giuste.»
Il calore della sua gente è arrivato dritto al cuore della ragazza, commossa in particolare dai gesti dei cittadini più piccoli e dai messaggi di speranza giunti anche dalle scuole: «Oggi ho ricevuto un video dei bambini dell'asilo nido dove mi hanno fatto un poster e devo dire che mi sono commossa tanto. È stato davvero un bel momento.» Quando le viene chiesto quale sia il sentimento predominante in queste ore sospese, in cui la routine quotidiana acquisisce un valore del tutto nuovo, la giovane non ha dubbi. Se le si chiede di scegliere una sola parola per descrivere l'emozione che sta provando a superare, risponde con fermezza: «Gratitudine. Sono molto grata alla vita in generale. In questi giorni anche, non lo so, ascoltare una canzone mi commuove, perché quando pensi che poteva non succedere più, insomma, è commovente comunque. Però oggi sono particolarmente grata di tutto l'affetto che ho intorno, quindi grazie, grazie davvero a tutti.»
La fiaccolata si è chiusa così, con la piazza avvolta dal calore di quell'abbraccio virtuale ma potentissimo. Terranova da Sibari ha risposto non con la rassegnazione, ma con la forza della vita che grida la sua vittoria contro l'oscurità.

