La segreteria provinciale sollecita una risposta pubblica sull’eventuale provvedimento sanitario riguardante la madre di Mohamed Bessioud.
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Una richiesta pubblica di chiarimenti si aggiunge agli interrogativi emersi dopo la morte di Mohamed Amin Bessioud. La segreteria provinciale di Sinistra Italiana-Avs chiede al sindaco di Cosenza, Franz Caruso, di riferire sull’eventuale adozione di un trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di Nabila, madre del venticinquenne.
Il partito formula la questione in termini condizionali e non indica nella propria nota gli estremi di un provvedimento. L’esistenza dell’ordinanza sindacale, pertanto, non può essere considerata al momento un fatto accertato ed è proprio su questo punto che viene sollecitata una risposta del primo cittadino.
La richiesta di Sinistra Italiana al sindaco
«Se fosse confermato che il sindaco di Cosenza Franz Caruso abbia firmato il provvedimento di TSO nei confronti di Nabila, è doveroso che venga fatta piena chiarezza sulle circostanze, sulle motivazioni e sul ruolo svolto da parte dell’Amministrazione comunale», afferma la segreteria provinciale.
La richiesta nasce dalle notizie pubblicate nei giorni successivi alla morte di Mohamed Amin Bessioud, precipitato dal balcone dell’abitazione di via dei Mille durante una perquisizione dei carabinieri. La Procura di Cosenza sta svolgendo gli accertamenti necessari per ricostruire la dinamica e verificare eventuali responsabilità.
Nabila, durante la manifestazione organizzata il 27 luglio davanti alla propria abitazione, ha riferito di un presunto tentativo di prelevamento forzato finalizzato a un ricovero psichiatrico. Si tratta di dichiarazioni della donna, riportate anche dall’Ansa, che dovranno essere verificate nelle sedi competenti.
La nota di Sinistra Italiana pone ora una domanda ulteriore: se a quell’episodio fosse collegato un atto formalmente adottato dal sindaco di Cosenza.
«Il Comune informi i cittadini»
La segreteria provinciale chiede a Caruso di chiarire pubblicamente se le informazioni circolate corrispondano al vero e quale sia stato l’eventuale ruolo dell’Amministrazione comunale.
«La città ha diritto alla massima trasparenza su una vicenda così delicata, che ha scosso l’intera comunità, nel rispetto della verità e delle persone coinvolte», sostiene Sinistra Italiana.
La richiesta riguarda dunque l’esistenza del presunto provvedimento, le circostanze nelle quali sarebbe stato adottato e l’iter amministrativo eventualmente seguito. Qualsiasi comunicazione istituzionale dovrà, in ogni caso, conciliare l’esigenza di chiarezza con la tutela della riservatezza e dei dati sanitari della persona interessata.
Come funziona la procedura del TSO
Nel trattamento sanitario obbligatorio la firma del sindaco costituisce uno dei passaggi di una procedura che coinvolge autorità sanitarie e giudiziarie. Non equivale, da sola, a una valutazione clinica effettuata personalmente dal primo cittadino.
La legge 833 del 1978 stabilisce che il sindaco disponga il trattamento nella sua qualità di autorità sanitaria sulla base di una proposta medica motivata. Quando è prevista la degenza ospedaliera, il provvedimento deve essere accompagnato anche dalla convalida sanitaria prevista dalla normativa.
L’articolo 35 della legge 833 del 1978 prevede inoltre la trasmissione dell’ordinanza al giudice tutelare, chiamato a convalidarla o a non convalidarla entro i termini stabiliti. In caso di mancata convalida, il trattamento deve cessare.
La Corte costituzionale, con la sentenza numero 76 del 2025, ha rafforzato le garanzie della persona sottoposta al provvedimento, stabilendo la necessità della comunicazione dell’atto e dell’audizione dell’interessato prima della decisione del giudice sulla convalida. La decisione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

