Gran finale a Cosenza per la decima edizione della kermesse tra suggestioni giapponesi, giovani talenti e il Premio alla Carriera a Stefano Dominella
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Con la cerimonia di chiusura della sua decima edizione, la South Italy Fashion Week ha trasformato il Castello Svevo di Cosenza in una versione mediterranea del castello di Miyazaki: un luogo di passaggio tra mondi diversi, approdato sulle rive del Giappone in primavera. Al centro della scena, il tema dell’Hanami, l’usanza millenaria di contemplare la fioritura dei ciliegi; una bellezza fugace e, proprio per questo, preziosissima.
Sarebbe riduttivo parlare di sfilata. Tra le antiche mura cosentine, un vero e proprio show ha celebrato questo rito attraverso le creazioni visionarie delle giovani promesse della Moema Academy e la maestria di brand nazionali e internazionali, in un susseguirsi di performance musicali e prestigiosi riconoscimenti.
Un racconto itinerante fra trama e ordito
La South Italy Fashion Week è un progetto culturale ambizioso, frutto della sinergia tra la Moema Academy, rappresentata dalla direttrice artistica Giada Falcone, e la Big Digital Eye, sotto la guida del direttore organizzativo Pier Luigi Sposato. Per un’intera settimana - dal 27 aprile al 3 maggio- la kermesse ha offerto a giovani talenti, territori e istituzioni una piattaforma in cui la moda è stata un inguaggio comune, lo strumento per raccontare storie e innescare riflessioni quanto mai attuali: le sfide della sostenibilità ambientale, della restanza, l’equilibrio tra il recupero dell’artigianalità e l’audacia dell’innovazione.
Protagonista silente e imprescindible, il tessuto, un filo di Arianna che ha guidato il pubblico raccontandosi tramite le quattro stagioni e luoghi d’eccezione. Infatti, oltre al Castello Svevo, "casa" storica e anima della manifestazione, anche il The Factory Club, per un evento dedicato al binomio “gusto giapponese e stile”, e le Sale Cinema dell’Università della Calabria, per esplorare l’intramontabile legame tra “Settima Arte” e Fashion.
L’Hanami Fashion Show
Le riflessioni di una settimana intensa convergono verso l’epilogo. In una delle sale del Castello, il silenzio è interrotto dal vibrato dei violini di Max Richter. Sulle note della sua Primavera, il Castello Svevo si carica di aspettative. Dietro le quinte, il fruscio impaziente di strati di tulle colorato annuncia l’ingresso delle ballerine. È il caso di dirlo: petali in movimento su coreografie di Giuseppe Ferraro, della Art Show dance Academy, accompagnano le modelle, aprendo le danze.
La conduzione della giornalista Rachele Grandinetti affida immediatamente la scena alle allieve del terzo anno della Moema Academy. Qui, il tema dell’Hanami trova una declinazione inedita: la leggerezza degli abiti fluidi e svolazzanti sembra infatti imprigionata in strutture sferiche dorate che partono dalla testa e si dipanano fin sulle spalle. Queste architetture, che ricordano gli ingranaggi preziosi di un mondo meccanico e fantastico, trasformano le modelle in creature sospese tra la libertà della fioritura e il rigore della struttura.
Subito dopo, una sequenza di abiti nati da un raffinato esercizio di sartoria del recupero: un mosaico di frammenti e texture che ha dato corpo tangibile al tema della sostenibilità. Tale ricerca ha trovato un’eco profonda nella performance di Lino Strangis, capace di comporre melodie dal sapore orientale manipolando suoni quotidiani - come il crepitio di una bottiglia di plastica - e strumenti tradizionali. Un ponte sensoriale che ha traghettato lo show verso l’omaggio alla cultura del Sol Levante. L’atmosfera è così divenuta solenne: linee scultoree, volumi che richiamano la sacralità dei kimono e drappeggi geometrici hanno ricoperto la passerella di una grazia ieratica.
Il testimone è poi passato all’esperienza di firme consolidate, che hanno arricchito il racconto con le loro cifre stilistiche: dalle visioni di Martina Sicilia, e Vitaliano Couture, al duo Nina Mancini ed Emilio Mazzitello fino a Rossana Prisciantelli e Ritorcitura Fabiano. Nel susseguirsi di stili, anche quello di Luigia Granata, che ha declinato il concetto di "moda identitaria" portando in passerella veri e propri abiti culturali. I simboli della Calabria, dai Bronzi di Riace alle vedute delle città del territorio, si fondono con il tessuto per omaggiare le radici. A chiudere questo cerchio di eccellenza è stato il tocco di Saverio Palatella, che ha presentato la sua linea di maglieria, elevata da semplice accessorio ad haute couture. Tra una sfilata e l'altra, il palco ha accolto anche la voce e il carisma di Alma Manera, ospite d’eccezione dell'evento, premiata per il suo impegno nella musica e nel teatro.
Il “tocco” del Maestro: Premio alla Carriera a Stefano Dominella
La serata ha poi vissuto uno dei momenti più significativi celebrando una figura autorevole del sistema moda italiano: Stefano Dominella. Il Premio alla Carriera, tributato dal Presidente della Calabria Film Commission Anton Giulio Grande al Presidente della Maison Gattinoni Couture, ha inteso riconoscergli l’instancabile perseveranza nella diffusione del Made in Italy nel mondo, scommettendo sul futuro dei giovani designer. Dominella, con l'eclettismo e la sagacia che lo contraddistinguono, ha portato sul palco del Castello Svevo una lezione di pragmatismo che ha incantato la platea.
Pur lodando le proposte interessanti viste in passerella, il Maestro ha lanciato un monito prezioso ai docenti e agli allievi: «Se un vestito non è fatto bene, metà della straordinaria idea è bocciata». Con un pizzico di ironia, ma con molta saggezza, ha poi sottolineato l'importanza del rigore tecnico: «Allo IED, dove insegno, ho fatto aggiungere venti ore di stiro, quello che fanno a casa le zie e le nonne. Con un buono stiro si possono coprire tante magagne». Un plauso finale, rivolto sia agli stilisti iunior sia ai senior, ha suggellato un intervento che ha ricordato a tutti come l'alta moda sia, prima di ogni altra cosa, una questione di dedizione e perfezione artigianale.
E a proposito dell’importanza di saper guidare i propri allievi, in occasione del decennale della South Italy Fashion Week a ricevere i riconoscimenti alla carriera - realizzati da Scintille, partner dell’evento- sono stati anche Carlo Fanelli, docente dell’Università della Calabria, e Gemma Cestari, Direttrice del prestigioso Premio Sila.
Una sfida ancora aperta
Tra riconoscimenti, performance e abiti meravigliosi, scocca la mezzanotte. È ora che il sipario cali sulla decima edizione della South Italy Fashion Week: le luci del Castello si spengono, ma in questa fiaba calabrese le carrozze non tornano zucche. Resta la bellezza tangibile di capi che hanno saputo incantare e la consapevolezza che quella meraviglia fosse reale. Tuttavia, spenti i riflettori, il romanticismo cede il passo a una realtà più complessa. Dietro le quinte, tra i sorrisi e la commozione degli allievi, pulsa un’inquietudine latente: la certezza che, per molti, dopo gli studi, l’indirizzo del futuro punterà ancora verso Nord.
Lì i grandi distretti industriali sono magnetici per chi cerca uno sbocco professionale nel settore. Eppure, la vera sfida per il territorio e le istituzioni sta proprio nella capacità di offrire un'alternativa, le condizioni affinché restare sia una scelta possibile. In ogni caso, oltre alle incognite del domani, è presente la concretezza di un impegno che da dieci anni anima il territorio con arte e sudore, e che per questo merita di essere ammirato per ciò che è: una fioritura ostinata. Hanami.

