Dal 2001 Torre Camigliati ospita il progetto della Fondazione Napoli Novantanove ispirato a Norman Douglas e ai viaggiatori che scoprirono il Sud. Dentro ci sono la storia dei Barracco, le fotografie di Mimmo Jodice e la Nave della Sila: un quarto di secolo trascorso a raccontare la Calabria partendo dalle sue aree interne
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«Fu un viaggio splendido l’attraversare quegli altipiani, con la vista dello Ionio dall’alto e il panorama dell’ampia vallata del Crati e dell’alta catena del Pollino, avvolta nella bruma del primo autunno, poggiando lo sguardo sui fianchi delle colline coperti di olivi».
Norman Douglas tornò dal suo Grand Tour con il fascino della Calabria e del suo altopiano silano tatuato nel cuore. Scrisse dei precipizi intorno ai quali giravano le strade, dei ruscelli che scendevano dalle montagne, di querce da sughero e lecci, di rigogoli, ghiandaie e upupe che volavano tra i rami. Un paradiso in terra incastonato nel petto della Calabria.
Scrisse di una Sila che d’inverno veniva spazzata dai venti gelidi dell’Appennino, ricoperta dai fiocchi di neve, ma che, nella stagione in cui lui l’aveva attraversata, gli appariva semplicemente come «una zona stupenda».
A quella “Vecchia Calabria” appuntata dall’eccentrico scrittore britannico si ispira il Parco Old Calabria, che compie 25 primavere.
Una cartolina dal passato
Per arrivare a destinazione occorre lasciare la strada che continuana snodarsi verso il lago Cecita e inoltrarsi nel verde, nei viali sorvegliati dai lecci, per raggiungere Torre Camigliati. L’antica dimora occhieggia tra i rami, accoccolata com’è nel cuore della Sila che la protegge, circondata da un paesaggio che conserva ancora i tratti descritti da Douglas più di un secolo fa.
La casa che oggi ospita Old Calabria apparteneva alla parte settentrionale dell’immenso latifondo Barracco, una proprietà che arrivava fino a Capocolonna e si estendeva per decine di migliaia di ettari. Qui si concentrava una parte importante della gestione dell'attività agricola e commerciale della tenuta.
Di quel mondo resta una testimonianza straordinaria: l’archivio Barracco, conservato nella casa e sottoposto a tutela per il suo valore storico. Registri, carte e documenti attraverso i quali studiosi e ricercatori possono ricostruire non soltanto la vicenda di una grande proprietà, ma pezzi della storia economica e sociale della Calabria.
Alla fine degli anni Novanta, dopo un periodo di oblio, quella casa tornò a vivere senza cancellare ciò che era stata, ma proprio partendo dalla memoria che conservava.
L'idea alla base del rilancio di Old Calabria non era costruire qualcosa in Sila, ma tirare fuori ciò che la Sila possedeva già.
Il nome scelto è emblematico. Old Calabria è infatti il libro che Douglas pubblicò nel 1915 dopo aver attraversato una regione che all'epoca era ancora ai margini delle grandi rotte del viaggio europeo. Eppure Douglas non era stato il solo a mettersi in cammino. Per secoli scrittori, studiosi, pittori, archeologi e viaggiatori avevano percorso il Mezzogiorno lasciando nei loro taccuini impressioni, disegni e descrizioni. Lo avevano fatto in un tempo in cui viaggiare significava davvero attraversare un territorio, impiegando giorni per percorrere distanze che oggi misuriamo in ore.
Old Calabria ha recuperato quello sguardo e ha rovesciato lo specchio usando gli occhi stranieri per insegnare ai calabresi a guardare nuovamente casa propria con sguardo dritto non la solita Calabria da cartolina costruita per il turista, ma quella dei boschi, dei paesi, delle stratificazioni culturali, delle minoranze linguistiche, delle tracce bizantine e magnogreche, delle storie rimaste ai margini.
A Torre Camigliati c'è un'aria di bosco che lascia svagare la testa tra pensieri liberi, come quelli dei poeti, degli scrittori e dei viaggiatori erranti che, passando da queste parti a cavallo tra un secolo e l'altro, lasciarono alla penna il compito di fermare quella sensazione di infinito benessere.
Poi, camminando nel Parco, succede qualcosa di apparentemente surreale. Nel mezzo della Sila si sale su una nave.
È la Nave della Sila, il museo narrante dell'emigrazione realizzato negli spazi dell'antica vaccheria. Uno dei luoghi che meglio raccontano la filosofia con cui Old Calabria ha lavorato in questi venticinque anni.
L'idea iniziale era completamente diversa: si voleva costruire un museo dedicato all'acqua. Poi arrivò l'incontro con Gian Antonio Stella e con il suo lavoro sull'emigrazione italiana. La direzione cambiò.
La vecchia vaccheria diventò la tolda di una nave.
Il visitatore entra e parte. Fotografie, fumaioli, luci, voci e canti accompagnano un viaggio dentro una delle ferite più profonde della storia calabrese: l'emigrazione. Non quella degli altri. La nostra.
Dentro quella nave si ritrovavano invece le valigie, le fotografie, le traversate oceaniche e le storie di chi aveva lasciato i paesi calabresi per andare dall'altra parte del mondo.
Negli anni il racconto si è allargato anche alla dimensione digitale, ma il cuore è rimasto lo stesso: ricordare un tempo nel quale quelli che partivano con poco in tasca, affrontando il mare e la diffidenza di un Paese sconosciuto, eravamo noi.

