A Mendicino il teatro non resta chiuso dentro una sala, ma attraversa piazze, vicoli, palazzi storici e sentieri naturalistici, trasformando il borgo in un’esperienza culturale diffusa. È questo il cuore della XVIII edizione della “Scuola dei Classici”, la rassegna promossa dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro.

Inaugurata l’11 maggio, la manifestazione proseguirà fino al 20 giugno 2026, coinvolgendo il Teatro Comunale, il Ridotto del teatro, Palazzo Campagna, l’Anfiteatro Catalano e diversi percorsi naturalistici attorno al centro storico. L’iniziativa gode del patrocinio della Città di Mendicino e del cofinanziamento della Regione Calabria – Dipartimento “La Calabria che incanta”, nell’ambito del Programma Operativo Complementare 2014-2020.

La Scuola dei Classici porta il teatro nel cuore di Mendicino

Più che una semplice rassegna, la Scuola dei Classici 2026 si presenta come un laboratorio permanente di cultura, formazione e valorizzazione territoriale. Teatro, paesaggio, memoria e partecipazione si intrecciano in un progetto che, arrivato al diciottesimo anno di attività, continua a rinnovarsi mantenendo al centro soprattutto le nuove generazioni.

«Attraverso il teatro cerchiamo di far conoscere le bellezze di Mendicino», spiega Mario Massaro. «Siamo partiti nel 2007 con l’obiettivo di offrire ai ragazzi la possibilità di assistere a spettacoli tratti da romanzi, fiabe e classici teatrali. Oggi quella visione si è ampliata fino a diventare un festival di teatro diffuso che coinvolge l’intero borgo».

Il senso della rassegna è proprio questo: fare della cultura uno strumento di scoperta, capace di legare la scena al territorio e di trasformare gli spazi urbani in luoghi di racconto condiviso.

Giovannino, i bambini e il teatro che nasce dal pubblico

Tra gli appuntamenti più apprezzati dal pubblico giovane c’è “Le avventure di Giovannino” di Elisa Ianni Palarchio, spettacolo liberamente ispirato alla celebre fiaba di Italo Calvino. L’attrice ha scelto di conservare gran parte dell’impianto narrativo, intervenendo però sul finale.

«Ho mantenuto gran parte della struttura della storia», racconta Elisa Ianni Palarchio, «ma ho scelto di modificare il finale. Nella versione originale Giovannino muore spaventato dalla propria ombra. Mi sembrava un epilogo poco coerente con il suo percorso. Al contrario, il mio Giovannino trova la propria strada e costruisce un futuro positivo. È il simbolo di un bambino che affronta il mondo con coraggio».

La forza dello spettacolo sta anche nel rapporto diretto con gli spettatori. Non c’è una distanza netta tra attrice e pubblico: i bambini entrano nella narrazione, suggeriscono passaggi, offrono intuizioni e diventano parte attiva della storia.

«Senza il loro aiuto lo spettacolo perderebbe la sua magia», aggiunge l’attrice. «I bambini entrano nella storia, la completano, la reinventano. È una forma di teatro che recupera l’antica tradizione del racconto orale, quando le storie venivano tramandate attorno al fuoco e vivevano grazie all’immaginazione di chi ascoltava».

Dai laboratori alle Troiane: la formazione come esperienza viva

Accanto al teatro di narrazione, la rassegna conferma la propria vocazione formativa attraverso laboratori e percorsi didattici rivolti a giovani attori e allievi. Un esempio significativo è “Le Troiane”, andato in scena al Teatro Comunale con la regia di Nat Filice.

Lo spettacolo, tratto dal capolavoro di Euripide, è stato il risultato del percorso laboratoriale della Drama School, una delle esperienze centrali della compagnia Porta Cenere. Sul palco, allieve e allievi hanno affrontato una delle tragedie più potenti della classicità, dando voce alle donne di Troia dopo la distruzione della città.

Non figure lontane nel tempo, ma simboli universali del dolore generato dai conflitti. Il lavoro ha rappresentato il punto d’arrivo di un percorso intenso, dimostrando come il laboratorio possa trasformarsi in produzione artistica e in occasione di crescita umana e professionale.

La Scuola dei Classici propone così il teatro non solo come spettacolo da osservare, ma come pratica da vivere e costruire insieme. Una filosofia che attraversa i laboratori di narrazione, le attività dedicate ai più piccoli e i percorsi di scoperta del territorio.

Video mapping, trekking culturali e grandi nomi all’Anfiteatro Catalano

Il programma prosegue con spettacoli, trekking culturali, osservazioni astronomiche e interventi di video mapping curati da Giampaolo Palumbo, chiamato a trasformare le architetture storiche del borgo in superfici narrative e immersive.

Tra i prossimi appuntamenti, al Teatro Comunale di Mendicino, il 4 giugno andrà in scena “Antigone – Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti, a cura delle Officine Joniche delle Arti.

La programmazione culminerà poi con una serie di eventi che vedranno protagonisti artisti di primo piano della scena italiana. All’Anfiteatro Catalano sono attesi Pippo Franco, Paola Quattrini, Giorgio Colangeli e Debora Caprioglio, in un cartellone pensato per unire pubblici e generazioni diverse.

La rassegna dedicata a Renato Costabile

L’edizione 2026 porta con sé anche una forte dimensione emotiva. L’intera rassegna è dedicata alla memoria di Renato Costabile, figura centrale nella nascita del progetto e punto di riferimento umano e artistico per la compagnia Porta Cenere.

«È stato un mentore e un amico», ricorda Mario Massaro. «Questa rassegna l’abbiamo immaginata insieme. Continuare a realizzarla significa custodire e portare avanti il suo sguardo sul teatro e sulla cultura».

Fino al 20 giugno, Mendicino continuerà dunque a raccontarsi attraverso il teatro, accogliendo artisti, famiglie, studenti e spettatori provenienti da tutta la Calabria. La Scuola dei Classici 2026 si conferma così un festival capace di unire linguaggi, generazioni e luoghi, trasformando la cultura in uno strumento concreto di comunità e valorizzazione del territorio.