Non è più la bolletta a svuotare il portafoglio. O almeno, non è più solo quella. Oggi l’inflazione si nasconde nei gesti quotidiani: un pranzo fuori, una visita medica, un servizio essenziale.

Il cambiamento non riguarda un singolo territorio ma un’intera dinamica economica. In Italia, infatti, la spinta dei prezzi si è progressivamente spostata dall’energia ai servizi locali, cioè quei settori meno esposti alla concorrenza globale e più legati alle condizioni interne dei singoli mercati. E a Cosenza questo passaggio appare ancora più evidente, con il capoluogo bruzio che ha tristemente scalato le classifiche nazionali registrando il rincaro più alto nel costo della vita.

Il perché ce lo spiega il professor Vincenzo Carrieri, docente di Scienza delle Finanze all’Università della Calabria. Questo, secondo lui, è un cambio di paradigma che incide direttamente sulla struttura dell’inflazione – che si sposta, appunto, verso i servizi locali – seguendo logiche molto diverse da quelle dei beni scambiati sui mercati internazionali.

Qui sta il punto centrale. «I servizi – dalla sanità alla ristorazione – non rispondono alle dinamiche globali delle materie prime o dell’energia, ma a dinamiche locali, dove la concorrenza è spesso più debole e la domanda meno elastica», precisa Carrieri. 

Il peso dei numeri (e dei redditi)

L’ultimo dato disponibile fotografa una situazione concreta: secondo le rilevazioni Istat di gennaio, a Cosenza l’inflazione si attesta al +2,6%. Tradotto, significa circa 506 euro in più all’anno per famiglia.

Ma il significato di questo numero non va letto in modo assoluto. «Non significa che i prezzi siano più alti in Calabria rispetto al resto d’Italia, ma che c’è stato un aumento più rapido in specifici settori», precisa Carrieri. E aggiunge un elemento decisivo: «In una zona dove i redditi sono più bassi, questi aumenti si percepiscono di più».

Servizi e inflazione: dove si concentra la crescita

La pressione dei prezzi non è uniforme, ma si concentra in alcuni comparti ben precisi. Tra questi, la ristorazione rappresenta uno dei motori principali dell’inflazione locale, con aumenti medi stimati intorno all’8,6% (Istat).

«Si tratta di un settore particolare, perché resta profondamente radicato nelle abitudini sociali e quotidiane», evidenzia il docente. Nonostante i rincari, infatti, la domanda non si contrae in modo significativo: uscire a cena, mangiare una pizza o concedersi un dolce fuori casa continua a essere un comportamento diffuso e difficile da eludere. Proprio questa tenuta della domanda contribuisce a rendere la domanda meno elastica al prezzo.

Ben più accentuata è la dinamica nei settori della sanità e dei servizi alla persona, dove gli aumenti risultano molto più marcati. Secondo Istat, infatti, si arriva fino a un +17% per gli accertamenti di laboratorio e a un +13% per i servizi di cura della persona. Secondo Carrieri, non si tratta di mercati comparabili a quelli più competitivi: «Sono mercati molto poco concorrenziali, quasi monopolistici o simili a cartelli».

Sanità e differenze territoriali

Particolarmente delicato è il caso della sanità, dove le dinamiche di accesso incidono direttamente anche sui prezzi. «Il caso della sanità è molto importante. In alcuni contesti territoriali il peso del privato o del convenzionato è significativo, arrivando – nel caso calabrese, unico in Italia – anche a coprire fino al 51% dei posti letto».

Il meccanismo è semplice: quando l’offerta pubblica non riesce a soddisfare la domanda, i cittadini si rivolgono al privato, sostenendo costi più elevati. «Trattandosi di servizi fondamentali, per la salute e per la vita dei cittadini, questi sono costretti a pagare di più», sintetizza Carrieri. E lo fanno, spesso in silenzio, pur di curarsi. 

Anche le differenze territoriali giocano un ruolo rilevante. «Cosenza e Catanzaro, ad esempio, sono due realtà diverse. Nel capoluogo regionale il sistema pubblico è più strutturato, mentre a Cosenza il ricorso al privato incide maggiormente su prezzi e accessibilità dei servizi», osserva il docente.

Una soluzione trasparente

Di fronte a questo scenario, la questione non riguarda solo l’andamento dei prezzi, ma la capacità di interpretarli. Per questo Carrieri propone uno strumento di analisi sistematica: «Bisognerebbe avere un osservatorio dei prezzi locali».

Solo attraverso un monitoraggio costante e trasparente, spiega, è possibile capire dove si formano realmente gli aumenti e con quali dinamiche. «Prima bisogna misurare, poi si può intervenire», afferma.

Un approccio che sposta il focus dal dato generale alla sua composizione interna, perché oggi il punto non è soltanto che i prezzi crescono, ma come e dove si generano le pressioni inflazionistiche.