L’opera è stata realizzata dalla street artist Mandioh ed è stata inaugurata in occasione della Giornata internazionale della donna
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Un corpo immerso nell’acqua. Ciocche di capelli neri incorniciano il volto di una donna appena riemersa in superficie. Gli occhi sono chiusi, e un braccio disteso sembra cercare l’aria, quasi protendersi verso il cielo. È la figura che domina il nuovo murale dipinto sulla facciata di un palazzo in Via Degli Stadi, a Cosenza. Da ieri, otto marzo, si è aggiunto all’identità del quartiere e racconta qualcosa in più della Calabria. Consegnata alla città in occasione della giornata internazionale della Donna, quest’opera è il frutto della collaborazione tra l’associazione “Rublanum”, nota per il progetto di street art “Gulìa Urbana”, il centro antiviolenza “Roberta Lanzino” e la Chiesa Valdese, i cui fondi dell’otto per mille hanno finanziato il progetto. A firmare l’opera è una street artist non sconosciuta ai Calabresi: Amanda Arrou-tea, in arte “Mandioh”, già autrice nel 2025 a Crotone di un murale dedicato alla salute mentale. Stavolta la sua arte si concentra sulla violenza contro le donne e, forse, anche su altri silenzi che meritano di essere spezzati. Non a caso il titolo del dipinto è “Oltre il muro del silenzio”.
«È un lavoro che cela un messaggio sottile», racconta Mandioh. «Non vuole rappresentare solo la bellezza, ma invita anche e soprattutto a pensare a noi stessi». La donna emerge dal blu dell’acqua, sospesa tra forza e respiro. È «in tensione», spiega Mandioh, «una tensione che riflette la quotidianità che molte donne sono costrette a vivere». Il messaggio dell’opera, però, non si ferma qui. Oltre all’esercizio della consapevolezza propone la possibilità di una presa di coscienza, di una speranza: si può riemergere dall’acqua, si può tornare a respirare. E così, dopo aver lasciato parlare l’immagine, Cosenza ha potuto celebrarla ufficialmente durante la cerimonia di consegna. Presenti, naturalmente, le attiviste del Centro Antiviolenza “Roberta Lanzino”, i rappresentanti delle istituzioni e gli attivisti dell’associazione “Rublanum”. Tra questi, Pierfrancesco Tucci, moderatore della cerimonia e orgoglioso abitante del quartiere “via degli Stadi” e Giacomo Marinaro, esperto di street art.
Proprio Marinaro ha ricordato, in simbiosi con l’intervento del Vicesindaco di Cosenza, Maria Locanto, quanto la funzione dell’arte possa dare un contributo fondamentale nei luoghi in cui altre forme di cultura non siano efficaci o sufficienti a veicolare riflessioni urgenti. Un ruolo spesso sottovalutato da personaggi noti e meno noti e, anche per questo, più necessario che mai. Altrettanto urgente è il messaggio lanciato da Roberta Attanasio, Presidentessa del CAV “Roberta Lanzino”.
«Il CAV è impegnato da quasi quarant’anni nella lotta a ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne. A che punto siamo in Calabria?» «Il nostro continuo attivismo sul territorio dimostra che molto resta ancora da fare», afferma Attanasio. « Tanti diritti sono stati faticosamente conquistati, ma basta poco per perderli. Il sistema legislativo può essere tra i più completi, ma se a una norma non si collega la possibilità reale di esercitare il diritto che intende tutelare, resta solo una lettera morta». Per questo e altri motivi, parlare di “Festa” della Donna l’8 marzo è prematuro. Molte donne continuano a essere private dei loro diritti e uccise, nonostante le denunce e i sacrifici di chi le ha precedute.
Finché il femminicidio resterà una realtà, non potremo festeggiare. Nessun augurio, dunque. Al massimo, quello di essere attivisti e attiviste capaci di costruire un presente fondato sul rispetto reciproco e sulla tutela dei diritti di tutti. Forse è proprio qui che sarebbe da ricercarsi il senso dell’ otto marzo: nei diritti di tutti. In quella donna dai capelli neri che è una vita spezzata tra le onde del nostro mare, in quella donna, che diventa Calabria, penisola della penisola, umile testimone di promesse e ferite.

