La Procura di Sion ha respinto la richiesta della difesa di Jacques Moretti e Jessica Maric di bloccare l’attività del sito web creato per raccogliere documenti, fotografie e testimonianze utili alle indagini sull’incendio di Crans-Montana che ha causato 41 morti, tra cui sei giovani italiani. La piattaforma, lanciata su iniziativa dei legali delle famiglie delle vittime e dei feriti, resterà dunque operativa.

«Non avevamo dubbi che la piattaforma fosse legale», ha spiegato l’avvocato Ronald Asmar, uno dei legali svizzeri di parte civile, confermando la notizia anticipata da lemambleu.ch. «È una buona notizia per le indagini, per le vittime e per i loro parenti». Il sito era stato avviato dall’avvocato Romain Jordan, che assiste diverse famiglie colpite dalla tragedia avvenuta nel locale Le Constellation a Crans-Montana.

La difesa dei due indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo aveva duramente contestato l’iniziativa, sostenendo che la piattaforma avrebbe dato vita a una «indagine parallela» priva di controllo da parte dell’autorità procedente e senza il rispetto delle regole sull’amministrazione della prova. Negli atti, i legali avevano inoltre richiamato il rischio di anonimato delle segnalazioni, con conseguente impossibilità di verificarne provenienza e autenticità, paventando persino l’uso di contenuti generati dall’intelligenza artificiale e un potenziale «inquinamento delle prove».

Tesi che la Procura vallesana ha bocciato, chiarendo che il principio per cui l’amministrazione della prova spetta alle autorità penali non impedisce alle parti di raccogliere mezzi di prova da sottoporre poi alla valutazione del pubblico ministero. Un orientamento confermato anche da Leman Blue, secondo cui la Procura non intende adottare provvedimenti contro la piattaforma crans.merkt.ch, attiva dal 13 gennaio.

Un’ulteriore preoccupazione sollevata dalla difesa riguardava il rischio che gli avvocati potessero influenzare potenziali testimoni. Anche su questo punto, i procuratori hanno escluso criticità, rilevando che l’avvocato Jordan «sembra consapevole del limite» e che la piattaforma si limita a mettere a disposizione uno strumento di trasmissione delle informazioni, senza interazione e senza sollecitare testimonianze dirette.