Freedom Flotilla Italia apre una nuova fase della propria mobilitazione e lo fa dal Libano. Dopo la campagna “100 Porti • 100 Città”, partita da Taranto, una delegazione dell’organizzazione ha raggiunto Ain al-Hilweh, dove ha incontrato le comunità palestinesi e annunciato una raccolta di sostegno per l’Al-Nidaa Hospital, struttura sanitaria gestita da Human Call Association.

L’iniziativa viene presentata come la prosecuzione, su un terreno diverso, dell’attività portata avanti nei mesi scorsi dalla Freedom Flotilla Coalition, impegnata in missioni marittime e iniziative internazionali a sostegno della popolazione palestinese. Nel maggio scorso la Farnesina aveva anche convocato l’ambasciatore israeliano in Italia dopo il fermo di cittadini italiani coinvolti in una missione della Flotilla.

«Se chiudono una rotta, ne apriamo un’altra»

Il messaggio diffuso dall’organizzazione è netto.

«Hanno fermato le nostre barche, ma non hanno fermato Freedom. Se chiudono una rotta, ne apriamo un’altra», si legge nella nota.

La delegazione chiarisce di non voler impostare la missione sul terreno dell’assistenza occasionale, ma su quello di una presenza politica e solidale più stabile: «Non siamo venuti in Libano per portare pietà, distribuire elemosina e tornare a casa con la coscienza pulita. Siamo venuti per portare alleanza, sostenere chi cura e schierarci con il popolo palestinese ovunque resista».

La campagna per l’Al-Nidaa Hospital

Il cuore operativo della missione è il sostegno all’Al-Nidaa Hospital di Ain al-Hilweh.

Freedom Flotilla Italia invita associazioni, movimenti e cittadini a sostenere e diffondere la campagna, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare una struttura sanitaria che opera a servizio della comunità palestinese nel campo profughi.

La scelta di concentrare l’iniziativa su un ospedale lega così l’attività politica a un intervento concreto sul diritto alla salute e sull’assistenza alle comunità rifugiate.

Il passaggio a Sabra e Chatila

La missione si conclude simbolicamente a Sabra e Chatila, nel Cimitero dei Martiri, davanti alla tomba dello scrittore e intellettuale palestinese Ghassan Kanafani.

Il passaggio avviene nel 44º anniversario del massacro del settembre 1982, una delle pagine più drammatiche della storia dei campi palestinesi in Libano. Le commemorazioni annuali si svolgono proprio in questi giorni.

Anche qui il messaggio della delegazione è politico: «Non commemoreremo i morti per poi abbandonare i vivi. La memoria, se non produce responsabilità, è soltanto una ricorrenza».

Una nuova “rotta” politica

Freedom Flotilla Italia descrive quindi il passaggio libanese non come una deviazione rispetto alle missioni via mare, ma come una prosecuzione dello stesso percorso con strumenti differenti. La coalizione internazionale ha annunciato a inizio settembre una nuova missione port-to-port in Europa, con l’obiettivo dichiarato di costruire sostegno politico e pubblico prima di un nuovo tentativo di raggiungere Gaza.

Nel caso della delegazione italiana, la nuova rotta passa ora dal Libano e dall’assistenza sanitaria nei campi palestinesi.

La formula scelta per sintetizzare l’iniziativa è la stessa con cui l’organizzazione chiude il proprio appello: «Le barche possono essere fermate. Freedom no».