La riflessione propone un percorso comune per riorganizzare servizi sanitari, mobilità e sviluppo urbano tra Cosenza, Rende e Unical evitando decisioni affrettate e scelte divisive
Tutti gli articoli di Lettere e Opinioni
PHOTO
Non mi sembra una buona idea realizzare sia il Policlinico universitario che l’ospedale Hub ad Arcavacata ancorché in assenza di finanziamenti sufficienti e di un sistema di collegamenti che forse sarà realizzato in un giorno futuro e incerto. Già adesso chi si avvia dalla città e dai comuni a sud della provincia arriva all’Unical dopo diverso tempo di “detenzione” nel traffico automobilistico, figuriamoci dopo!
Il Policlinico a Rende va bene ma dovranno essere trovati i finanziamenti ad hoc in quanto quelli stanziati da INAIL sono destinati all’ospedale hub di Cosenza.
Non ritengo plausibile, tuttavia, che si continui ad insistere sulla richiesta di realizzare l’ospedale hub a Vaglio Lise, non solo per via della classificazione dell’area ad elevato rischio idrogeologico ma anche perché la scelta era stata decisa allorquando la facoltà di medicina e l’idea di realizzare il Policlinico non erano nemmeno nei sogni dei decisori istituzionali.
La discussione sulla sua collocazione deve avvenire abbandonando la logica delle appartenenze e del muro contro muro avviando un dialogo costruttivo e una mediazione intelligente tra tutti i decisori istituzionali con l’obiettivo di elaborare un piano complessivo e condiviso di riordino dell’offerta sanitaria pubblica in un’ottica di riequilibrio dello sviluppo urbanistico e della crescita dell’area urbana. Sarebbe pertanto auspicabile:
- promuovere un’interlocuzione con ANAS da parte del Presidente della Regione insieme ai comuni dell’area urbana per ottenere in tempi ragionevolmente brevi il più volte richiesto e mai realizzato svincolo autostradale a sud nei pressi dell’Annunziata onde poter garantire un più facile accesso ai cittadini di tutti i comuni della provincia;
- riesaminare e aggiornare l’idea progetto avanzata in passato dall’ex sindaco Mario Occhiuto di consolidare, ristrutturare, ammodernare e ampliare l’ospedale dell’Annunziata anche per dare alla comunità un servizio sanitario facilmente raggiungibile da tutta la città e dalle frazioni di Donnici Sant’Ippolito e Borgo Partenope dove risiede una popolazione costituita in gran parte da anziani e, pertanto, più bisognosa di cure;
- continuare il già avviato potenziamento della dotazione organica del nostro ospedale hub mediante l’assunzione di infermieri, medici e primari onde poterne elevare capacità di risposta, qualità delle prestazioni e condizioni di degenza degli ammalati;
- realizzare presto la “Casa della comunità” nei locali lasciati liberi dal corpo dei vigili urbani;
- acquisire da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale l’ex ITC di via Bendicenti di proprietà della Provincia per ristrutturarlo ovvero demolirlo e ricostruirlo – per come assicurato dal Commissario Antonio Graziano durante un incontro con una delegazione dell’associazione “Io partecipiamo”- per destinarlo insieme al palazzo ex INPS di via Isonzo a sede dei servizi di medicina territoriale adesso situati in diversi e tra loro distanti luoghi della città.
Uno spazio potrà essere adibito anche alla cura a distanza degli ammalati fragili mediante piattaforme e strumenti di telemedicina e teleassistenza.
Con la definizione di un piano complessivo di riordino del sistema sanitario locale, si potrebbero realizzare considerevoli economie di spesa (circa 800.000 euro all’anno spesi dall’ASP per fitti passivi) e ottenere in tempi brevi un ospedale hub ristrutturato, ampliato e potenziato.
Si eviterebbe anche l’ulteriore spopolamento della città capoluogo che negli ultimi trent’anni ha perduto più di quarantamila abitanti. Senza ospedale hub e senza il potenziamento e la razionalizzazione della medicina territoriale Cosenza sarà una città senz’anima.
Mi permetto infine di rivolgere un appello al presidente della Regione affinché possa riconsiderare la sua posizione. Alla comunità dei cosentini serve lavorare insieme.
Con l’intelligenza della concretezza e delle azioni condivise si possono migliorare le condizioni di vita dell’intera comunità provinciale. Con il conflitto si resta fermi o, peggio, si arretra e Cosenza non può permetterselo.

