La rigenerazione urbana e la gestione del paesaggio cittadino tornano al centro del dibattito politico a Cosenza. La presentazione dello studio preliminare per il nuovo Piano Colore, tenutasi nel Salone di Rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, è stata rivendicata dall'amministrazione comunale come uno storico traguardo di sinergia pubblico-privata.

Promossa direttamente dal sindaco Franz Caruso - che ha mantenuto in prima persona la delega all'Urbanistica dopo il rimpasto di giunta ad inizio 2026 e la rimozione dell’ex assessore Pina Incarnato - l'iniziativa ha visto il coinvolgimento del Politecnico di Milano, del Color Design Center di Cromology Italia, della società Hobby Color e l'apporto dell'imprenditore mecenate Federico Morabito. Nelle intenzioni del primo cittadino, lo strumento dovrebbe definire criteri omogenei per tinte e materiali degli edifici, partendo dalle periferie per poi estendersi al centro città e al centro storico. La narrazione di Palazzo dei Bruzi si è scontrata però con la presa di posizione dell’Ordine degli Architetti di Cosenza, trasformando una vetrina istituzionale in qualcosa di molto simile ad un caso politico.

«Una questione di metodo»: lo stupore dell'Ordine degli Architetti per il mancato coinvolgimento

L'amarezza del mondo professionale della provincia di Cosenza si è palesata attraverso una circostanziata lettera aperta inviata al sindaco e al Comune dal presidente Pasquale Greco, a nome del Consiglio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori dell'intera categoria territoriale. La missiva, portata ieri in commissione Urbanistica dal consigliere Aldo Trecroci, solleva fin dalle prime battute una sostanziale «questione di metodo». Con sede proprio nel cuore del centro storico cittadino, l'Ordine degli Architetti esprime «grande meraviglia, rammarico e ferma preoccupazione» per non essere stato consultato nell'elaborazione del Piano Colore.

Pur riconoscendo il valore scientifico e accademico dei tecnici e delle aziende nazionali coinvolti nell'iniziativa, come il Politecnico di Milano e Cromology, il presidente Greco sottolinea come un progetto destinato a incidere in modo diretto sull'identità e sul paesaggio urbano di Cosenza debba valorizzare in primis le competenze professionali presenti sul territorio. Secondo l'Ordine degli Architetti, un preventivo confronto con i professionisti locali avrebbe costituito un passaggio ineludibile per costruire indirizzi operativi condivisi, realmente capaci di aderire alle peculiarità costruttive della città.

Tra partecipazione negata e grandi assenti: il nodo INU e la voce dei cittadini

L'analisi dell'Ordine degli Architetti mette a nudo anche i deficit partecipativi dell'iter seguito da Palazzo dei Bruzi. Nella lettera aperta si rileva con rammarico l'esclusione di realtà di primaria importanza nel dibattito urbanistico, prima fra tutte «l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU)». L'Ordine di Cosenza, che aderisce formalmente alla sezione regionale dell'INU, evidenzia come questo storico istituto, attivo da quasi un secolo sulle dinamiche di trasformazione territoriale, avrebbe potuto offrire un contributo di altissimo profilo scientifico nel definire il rapporto tra regolamentazione cromatica e pianificazione generale.

La protesta dei professionisti tocca poi un tasto sensibile legato alla democrazia partecipativa: pur condividendo le parole del sindaco Caruso circa le rilevanti implicazioni sociali, tecniche e culturali del Piano Colore, l'Ordine degli Architetti ricorda che uno strumento capace di raccontare la storia e la tradizione costruttiva di una comunità deve coinvolgere prima di tutto i cittadini, i quartieri e i soggetti culturali e scientifici interessati ad apportare le proprie conoscenze.

La stoccata politica sul PSC: lo strumento urbanistico finito nel dimenticatoio

Il passaggio politicamente più incisivo (e volendo anche velenoso) della lettera firmata da Pasquale Greco riguarda il legame mancante tra il Piano Colore e la pianificazione urbanistica generale della città di Cosenza. L'Ordine degli Architetti evidenzia come qualsiasi disciplina di riqualificazione del paesaggio urbano debba muoversi in stretta coerenza con lo strumento urbanistico primario, ovvero il Piano Strutturale Comunale (PSC), coordinando strategie ed obiettivi complessivi. È a questo punto che la missiva assesta una punzecchiatura diretta e priva di filtri all'indirizzo del sindaco Franz Caruso, definendo il PSC come uno strumento «di cui non si sente parlare».

Quel richiamo tra parentesi non può che essere letto come una critica esplicita nei confronti della squadra di governo cittadina. L'iter del Piano Strutturale Comunale giace ormai da tempo in uno stato di totale stallo. Con la legislatura che volge al termine e le elezioni amministrative programmate per la primavera del 2027, la stoccata dell'Ordine degli Architetti certifica ciò che negli ambienti politici cittadini è ormai un dato di fatto: il PSC non verrà adottato entro la fine del mandato di Caruso. Anche se dovesse approdare in Consiglio, non ci sono i tempi tecnici per venire a capo della seconda fase che prevede l’iter regionale. Concentrare la comunicazione istituzionale sul Piano Colore in assenza dello strumento strutturale primario viene così letto dagli addetti ai lavori come un'operazione parziale.

Identità architettonica e conoscenza del territorio: la ricetta per Cosenza

Nel prosieguo dell'articolato documento, la comunità degli architetti rivendica la centralità del proprio ruolo nelle trasformazioni fisiche del patrimonio edilizio. Per l'Ordine degli Architetti, la scelta delle tinte e dei materiali di facciata deve scaturire da una lettura approfondita dei luoghi, delle loro stratificazioni storiche e delle relazioni tra spazi pubblici, edifici e paesaggio.

Le scelte cromatiche devono dialogare con le finiture, i caratteri tipologici e la storia dell’edificato, differenziando gli interventi tra il centro storico di Cosenza e i quartieri di più recente formazione o periferici. In questo percorso, la conoscenza capillare del territorio da parte dei professionisti locali che si misurano quotidianamente con i cantieri, i regolamenti e le esigenze reali dei cittadini rappresenta, secondo l'Ordine, la sola garanzia per tradurre le linee guida in norme coerenti e concretamente applicabili.

A fronte dell'amarezza accumulata per l'esclusione dall'evento del 16 settembre, la lettera aperta dell'Ordine degli Architetti si chiude con una precisa richiesta istituzionale: l'immediata apertura di un confronto formale sul Piano Colore e l'attivazione di un tavolo tecnico paritetico con l'Amministrazione comunale. Ribadendo la piena disponibilità al dialogo già espressa dal presidente Pasquale Greco, l'Ordine sollecita il Comune di Cosenza a dimostrare una reale e concreta volontà di interlocuzione.