Rintracciamo Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, dopo vari tentativi. L’ex ministro delle Infrastrutture dei Governi Letta e Renzi in queste ore d’altronde è molto impegnato sulla riforma della legge elettorale. L’emendamento che reintroduce, sia pure parzialmente, le preferenze porta, oltre a quella di FdI, proprio la firma della sua formazione e dell’Udc. E allora non possiamo che partire da qui con la nostra chiacchierata.

Cosa sta succedendo intorno alla questione delle preferenze? La maggioranza è divisa, questa divisione esploderà in aula?

«Si sapeva che all'interno della maggioranza c'erano due sensibilità rispetto la legge elettorale il cui impianto però è assolutamente condiviso. L’obiettivo fondamentale, è quello di dare stabilità e governabilità e quindi il testo base è condiviso da tutta la maggioranza. Sapere il giorno dopo le elezioni chi ha vinto e chi ha perso, chi deve governare e chi deve stare all'opposizione, secondo il modello già sperimentato da anni nelle regioni, visto che nella legge regionale c’è sempre stato un premio per la coalizione vincente. Sulle preferenze Noi Moderati e Fratelli d'Italia da sempre sosteniamo la possibilità che questa legge elettorale torni a dare anche rappresentanza e cioè la possibilità che ogni singolo elettore possa scegliere, come fa anche con i consiglieri regionali, i consiglieri comunali e i parlamentari europei, il proprio deputato e il proprio senatore. Lega e Forza Italia invece preferiscono tra virgolette listini bloccati, l'idea che comunque c'è da salvaguardare correttamente anche una classe dirigente di un partito o la rappresentatività dei territori».

Questa legge quindi è un compromesso?

«Dopo un lungo lavoro fatto dai nostri tecnici, tutti insieme, si  è trovata ovviamente una mediazione che è giusta e che mette insieme entrambe le esigenze: quella da una parte di ritornare alle preferenze, addirittura a tre preferenze, come avviene alle elezioni regionali e comunali e quella, con il capolista bloccato, di permettere ad ogni singolo partito di decidere la composizione in qualche modo della classe dirigente. Questo non è uno scandalo, è sempre stato così nella prima Repubblica, nella Seconda… ci sono persone che sono molto presenti sul territorio e persone che invece svolgono un ruolo diverso, hanno un valore politico, culturale, storico e credo che le due esigenze debbano essere messe insieme. Adesso i gruppi parlamentari di Lega e Forza Italia faranno le loro riflessioni e poi andremo in aula».

Quindi nessuna rottura nella maggioranza?

«Sono speranzoso e ottimista che il centro-destra, come sempre in questi quattro anni, non si dividerà soprattutto su un passaggio importante come la legge elettorale».

Scendiamo allora in Calabria. Anche qui qualche fibrillazione c’è per la questione della giunta. Subito dopo le elezioni Occhiuto aveva detto che avrebbe assegnato un assessorato a voi e uno alla Lega. E’ passato un anno e ancora niente…

«La situazione è questa. La Calabria si sta confermando esperienza di buon governo. I dati sono sotto gli occhi di tutti. Sono atterrato all'aeroporto di Reggio Calabria e da ex ministro delle Infrastrutture ho visto che finalmente sul tema delle infrastrutture si fa un passo avanti, i dati sul turismo, i dati anche sull'economia…. Addirittura una legge della Regione Calabria diventa un modello per tutta Italia perché all'interno dei leader del centrodestra abbiamo molto parlato del reddito di merito introdotto dal Presidente Occhiuto e vorremmo nella prossima legge di bilancio trovare un modello per estenderlo a tutta Italia. A proposito di come le regioni sono ovviamente anche un modello di buon governo sul territorio a cui ispirarsi anche sul governo nazionale».

Allora tutto a posto?

«Ovviamente no, c’è ancora molto da fare come completare l’uscita dal piano di rientro ecc. Però oggi secondo me Occhiuto ha un'altra sfida. Un Presidente di regione, ma questo vale anche per il livello nazionale, un leader autorevole, deve saper valorizzare e guidare tutta la sua maggioranza. Un Governatore è certamente l'espressione del partito che lo elegge, ma è anche innanzitutto garante che la maggioranza politica possa essere fin in fondo valorizzata e rappresentata. Avevamo fatto un passo indietro all'inizio dell'insediamento con un gesto di responsabilità, a distanza ormai di quasi un anno però, sarebbe un errore politico non trovare le modalità di coinvolgimento di tutte le forze politiche, indipendentemente dal TAR, non TAR, credo che oggi più che mai la sfida che attende Occhiuto  è quella di dare rappresentanza e voce politica all'intera maggioranza e anche a coloro, come Noi Moderati, che hanno dato un contributo elettorale fondamentale».

Qualcuno potrebbe parlare di fame di poltrone…

«Avere l'assessore non è semplicemente ricoprire un ruolo, ma è valorizzare e far crescere in un progetto, capire come far crescere anche visibilmente su un territorio la componente politica, in questo caso Noi Moderati, ma anche delle altre forze in una maniera equilibrata. Questa è la sensibilità di un grande leader che può diventare un modello anche nazionale, perché Occhiuto è di Forza Italia e insieme a Noi Moderati fa parte della grande famiglia del Partito popolare europeo. Quindi non è questione di poltrone. Non si tratta nemmeno di compensare con una partecipata o qualche ruolo. Il punto è politico: i risultati che si stanno ottenendo, si ottengono perché c'è una cultura di governo espressa dal centrodestra nella sua pluralità. Se gli elettori ci hanno dato fiducia, e abbiamo avuto due consiglieri regionali, abbiamo superato il 4%, è scontato che questo possa vedersi rappresentato anche fisicamente e visivamente all'interno della Giunta, perché dà l'idea della collegialità, della pluralità e della volontà di valorizzare tutti, con la guida ovviamente autorevole del Presidente Occhiuto. Verrebbe difficile capire il contrario visto che sul governo stiamo andando dritti e diamo ognuno il nostro contributo con i nostri due consiglieri regionali, col capogruppo Pitaro sia in consiglio sia nelle commissioni. Insomma ribadisco: è fondamentale, secondo me, che la leadership di Occhiuto si declini anche da un punto di vista politico, non è pensabile che ci sia una sproporzione di rappresentanti all'interno della Giunta, ma non perché facciano male gli altri assessori, ma perché è normale e naturale che questo rafforzi l'azione della Giunta e la proposta politica anche in vista ovviamente delle prossime elezioni politiche e amministrative».

Qualcuno dice però che uno dei pochissimi difetti di Occhiuto è proprio quello di governare molto in solitaria, diciamo così…

«Silvio Berlusconi ci ha sempre insegnato, sia a me sia a lui, che bisogna essere concavi e convessi; bisogna avere la capacità di esercitare la propria autorevolezza e decidere, ma altrettanto avere la capacità e la forza, e qui si misura ovviamente la leadership, di valorizzare e coinvolgere tutti, perché senza non si va da nessuna parte».

C’è la questione del ricorso sul referendum contro la modifica dello statuto che potrebbe allargare i tempi a dismisura…

«Se oggi la realtà ti dice che siamo arrivati a un anno di distanza e non per colpa di nessuno, se abbiamo tutti fatto dei gesti di responsabilità, ma in questo momento la strada che si stava percorrendo può avere tempi lunghi, bisogna trovare una soluzione politica, facendo un passo indietro per farne due avanti, per andare incontro ad un'esigenza giusta da parte non solo di Noi Moderati, ma di tutti».

Una soluzione potrebbe essere togliere una delega ad uno di Forza Italia per darla a Noi Moderati in attesa che si sbrogli la questione Statuto?

«Occhiuto è bravissimo a trovare tutte le soluzioni, non sono certo io a suggerirle. Lui ha preso in questi anni decisioni coraggiose grazie alla sua leadership quando si è dimesso per anticipare le elezioni, quando ha deliberato le licenze per gli Ncc, sulle concessioni balneari e tanto altro. Lo ha dimostrato in tante azioni di governo. Ma politica e governo devono andare di pari passo e sul piano politico deve valorizzare anche le forze più piccole ma che hanno dato risultati importanti non solo con i due consiglieri regionali, ma anche alle ultime amministrative a Reggio Calabria».

Quindi che appello fa al presidente della giunta regionale?

«Un appello serio, vogliamo continuare a lavorare seriamente, ma abbiamo bisogno che lui in questo momento dia un segnale importante, trovi lui la formula, che non è la compensazione con altri incarichi, perché non stiamo cercando incarichi, ma un ruolo politico più definito. La sfida politica, ricordo, per noi come per Forza Italia, è quella non solo di dare più forza al centro in Calabria, ma di dare più forza al centro e ai moderati nella coalizione di centrodestra, soprattutto nei territori dove siamo più forti elettoralmente. Questo anche nella visione di una prospettiva nazionale è un segnale importante».

Specialmente ora che le Politiche si avvicinano. Secondo lei si andrà al voto anticipato?

«Per ora ci stiamo occupando di legge elettorale. La scadenza naturale è al 13 di ottobre, quindi non credo. Sarebbe poi una decisione che si prende insieme con il Presidente della Repubblica. Io ritengo che dobbiamo lavorare perché si concluda la legislatura alla sua scadenza naturale».