Da quando è nata la seconda Repubblica, e quindi da quando siamo passati da un sistema proporzionale a uno maggioritario, che tutti cercano di ricostituire un centro politico. Tutti dicono che l’Italia, in fondo, è un Paese moderato e senza il centro non si vince. Nessuno però c’è mai riuscito. Clemente Mastella, già leader dell’Udeur e oggi sindaco di Benevento,  non si da per vinto e ha deciso di dare vita ad un nuovo soggetto politico, “Noi di Centro” che in Calabria ha avuto il suo battesimo ufficiale a Rende.

«Dobbiamo recuperare alcuni elementi che sono fondamentali, mitigando asprezze e contraddizioni nel centro-sinistra», dice Mastella che definisce l’attuale coalizione «sbiadita con la fotografia di Napoli che francamente non mi piace, non mi convince. Peraltro vedo che questo campo largo arriva con quattro personaggi, ma in realtà sono tre partiti, quindi anche questa cosa è un po' singolare».

Clemente Mastella rilancia un nuovo progetto per costruire un centro politico in Italia, ritenuto quantomai necessario soprattutto in questo momento dove gli estremismi di destra avanzano in tutta Europa.

Eppure c’è bisogno di costruire un centrosinistra forte, soprattutto visti gli estremismi che soffiano in tutta Europa con Vannacci che in Italia pare inarrestabile. Mastella parla di una matrioska italiana della destra, a differenza di quanto accade in Francia e Germania. «La destra - spiega - è contesa da Vannacci in questo caso, dalla Lega in grande discesa libera, e dalla stessa Fratelli d’Italia per molti aspetti, quindi non arriverà mai ad un di più al di là del 10%, però è una cifra notevole, infatti già si vedrà tra le elezioni del 28 qui in Calabria». Il punto allora, per Mastella, è creare «una sorta di CLN, fra quelli che hanno valori comuni, esperienze comuni, però a volte noi troviamo questi valori comuni, sulla Ucraina, chi è d'accordo in un modo o in un altro, la Schlein e Conte che litigano sulla leadership, si tratta di trovare una forma di equilibrio che noi trovammo quando con Prodi adottammo questa scelta in Ulivo e della Margherita»

Al convegno, moderato da Pasquale Motta, è intervenuto anche il sindaco di Rende, Sandro Principe. Lo ha fatto come padrone di casa, ma non ha rinunciato ad offrire alcuni spunti a partire da una rivalutazione storica della Prima Repubblica che ha ereditato un Paese in macerie e lo ha portato fra le prime potenze industriali del mondo, grazie anche ad una serie di riforme. Nella seconda, invece, il riformismo è stato smarrito e il punto è cercare di dare uno sprone al Pd che per molti aspetti non è mai nato, non è mai riuscito a tradurre in azione politica l’incontro fra due culture diverse. Piccola stoccata anche ad Agazio Loiero, che il giorno precedente aveva organizzato una convention a Lamezia Terme. «Sta a Stalettì, ogni tanto ci convoca per spiegarci la situazione.. ma non abbiamo bisogno di qualche professore universitario per sapere la grave crisi economica che stiamo vivendo. Poi il giorno dopo cosa facciamo?»

Il dibattito è proseguito con l’intervento del sindaco di Cosenza, Franz Caruso. Il suo ragionamento è stato improntato anche alla selezione della classe dirigente e ha bocciato il sistema delle Primarie che spesso nasconde l’incapacità di assumere decisioni. Nello stesso tempo ha rivendicato il lavoro fatto a Palazzo dei Bruzi dove ha trovato un Comune al dissesto ed è riuscito a mettere in sicurezza i conti grazie anche alla stabilità di una coalizione che non ha mai conosciuto frizioni se non all’interno dello stesso Pd.

Dopo gli interventi dalla platea si è proceduti alla nomina degli organismi di partito. Presidente regionale è stato nominato l’ex deputato dell’Udeur Bonaventura Lamacchia, mentre segretario regionale, Vincenzo Speziali. «Vogliamo essere - ha detto - un centro riformista che sia un motore attrattivo, ci troveremo di fronte il paradosso di avere un bipolarismo tra le destre, ovvero sia tra un'estrema destra e una finta destra. Una finta destra peronista, meloniana, la quale cerca di accreditarsi presso i terminali forti di Bruxelles e una destra russofona, estremista, nazionalista e neofascista che è quella di Vannacci. Noi proponiamo praticamente un progetto politico non per il campo largo, ma per il campo giusto»