Noemi Forlino: «Non criminalizziamo un’intera generazione, ma va riconosciuto che esiste un fenomeno preoccupante che va affrontato con prevenzione, controlli, educazione e responsabilità»
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
L'ingresso di Sangineto
«Antonio era al lavoro in una calda serata d’agosto, che ben presto si sarebbe trasformata in tragedia. La sua è, a tutti gli effetti, un’altra drammatica morte legata al lavoro. Chi lavora nei locali e nella sicurezza notturna deve poter tornare a casa. La tutela dei lavoratori non può fermarsi davanti alla porta di una discoteca e non può essere sacrificata in nome del divertimento o degli interessi economici. Quanto accaduto a Sangineto impone anche una riflessione sulla violenza che sta dilagando negli ultimi mesi nei luoghi della movida cosentina e tra i più giovani». Lo afferma in una nota Noemi Forlino, Responsabile Politiche Giovanili e Comunicazione Sinistra Italiana Cosenza e UGS Cosenza.
«Risse, aggressioni, pestaggi e sparatorie non possono essere considerati semplici eccessi di una serata – aggiunge -. Se un litigio si trasforma in violenza brutale fino a spezzare una vita, siamo davanti a un problema sociale che non può più essere ignorato o messo da parte. Tanti gli episodi che si sono verificati nelle ultime settimane, da Sangineto a Corigliano Calabro, passando per la sparatoria avvenuta in un noto locale, raccontano una realtà preoccupante. Non significa criminalizzare un’intera generazione, ma riconoscere pienamente che esiste un fenomeno di violenza che va affrontato con prevenzione, controlli, educazione e responsabilità».
Poi ancora: «La stragrande maggioranza dei ragazzi vive la propria socialità senza violenza, ma proprio per questo bisogna avere il coraggio di affrontare il problema di quella minoranza che trasforma la rabbia e la prepotenza in violenza, spesso senza rendersi conto delle conseguenze terribili delle proprie azioni. Quello che sta accadendo deve interrogarci tutti: famiglie, scuola, istituzioni e società. Servono controlli seri sui locali, tutela per chi lavora nella sicurezza e istituzioni capaci di intervenire prima che una rissa si trasformi in un omicidio, perché Antonio Perrotta non era semplicemente “nel posto sbagliato al momento sbagliato”, era al lavoro, e questo rende ancora più grave ciò che è accaduto».
«Ora spetta agli investigatori e alla Procura ricostruire ogni fase della vicenda e accertare tutte le responsabilità. A loro chiediamo verità e giustizia. Alle istituzioni chiediamo invece di non aspettare la prossima tragedia, perché non possiamo continuare a contare i morti, a indignarci per qualche giorno e poi tornare alla normalità. La sicurezza è un diritto. La sicurezza sul lavoro è un diritto – conclude Noemi Forlino -. Il divertimento è un diritto. Ma nessuno di questi diritti può essere garantito sulla pelle di chi lavora e rischia la propria vita. Alla famiglia di Antonio va il nostro più profondo cordoglio. Per lui chiediamo verità e giustizia. Per tutti gli altri chiediamo che questa sia l'ultima volta».

