Il caos nel Pd di Cosenza è la normalità ormai da anni. La convivenza tra correnti è fluida, le alleanze variano di semestre in semestre e gli effetti logorano ciò che resta di un elettorato che in passato era numeroso quasi come nelle regioni rosse del centro-nord. Dopo la mozione di sfiducia firmata da 32 componenti dell’assemblea provinciale nei confronti del segretario di Federazione e la replica di Matteo Lettieri che ha definito apocrife alcune firme, le caselle di poste elettroniche sono inondate da contributi di militanti e iscritti.

A margine proponiamo quella del gruppo consiliare di Cosenza “Democrazia e Partecipazione” composto da Francesco Graziadio, Aldo Trecroci e Gianfranco Tinto e quella dell’associazione politico-culturale “Controcorrente” fondata da Antonio Tursi e presieduta da Carolina Casaliunuovo. I primi ribadiscono la loro posizione e spronano Lettieri a non mollare, i secondi gli chiedono di convocare l’assemblea per confutare le accuse contenute nel pesante documento che ha dato il via al ribaltone. 

Dp: «Campagna di bugie contro Lettieri»

«La Politica è la più nobile fra le pratiche dell’animo umano. Dobbiamo ricordarlo soprattutto in giorni come questi, che vedono il Partito democratico insozzato dalle bugie dei soliti perdenti. Politica vuol dire cura del prossimo e tutela dei deboli, diplomazia ed educazione, ma soprattutto rispetto». E’ l’incipit della nota diffusa dai tre consiglieri comunali di Cosenza appartenenti al gruppo “Democrazia e Partecipazione”.

«Ecco - si legge - la reazione sguaiata della mozione Le Fosse, quella sconfitta nell’ultimo congresso provinciale del Pd, manca soprattutto di rispetto: nei confronti degli iscritti, degli elettori, di quella moltitudine di cittadini di centrosinistra che si sono allontanati dal partito proprio perché, prima, lo governavano loro. Vale la pena riavvolgere il nastro degli eventi e farlo con semplicità e chiarezza, perché le bugie questo fanno: gettano ombre, creano confusione, inquinano i pozzi».

«Il principale partito del centrosinistra è stato per decenni prigioniero di un ristrettissimo numero di dirigenti, un’occupazione che ne ha segnato il progressivo declino in termini elettorali, dai tempi della provincia “rossa” alle resistibilissime vittorie dei vari Occhiuto e Succurro. Un’occupazione - dicono Graziadio, Trecroci e Tinto - che mortificava la partecipazione dei militanti e soffocava l’attività politica del partito, ridotta a slogan banali e lontana dai dibattiti che pure hanno sempre continuato ad animare la nostra società civile».

«Due anni fa, per liberarci da questo abbraccio soffocante, siamo stati costretti ad uscire dal gruppo comunale del Pd.  Qui, in piccolo, veniva applicato lo stesso schema: nessun dibattito, nessuna condivisione, nessuna visione politica, il partito ridotto a passacarte di palazzinari e piccoli questuanti. Usciti da quel recinto abbiamo ripreso a fare Politica e ci siamo accorti (ma lo sapevamo già…) di non essere soli. Tantissimi nel partito - svelano - sentivano forte l’urgenza di un rinnovamento e molti di più, fuori dal partito, aspettavano che questo rinnovamento si concretizzasse per tornare a riempire di idee e di contenuti la nostra Casa Comune».

«Quelli dietro la mozione Le Fosse hanno reagito con l’eleganza che li contraddistingue: hanno chiesto la nostra espulsione dal Pd. Non ci sono riusciti. Hanno perso. Ed è stata la prima di una lunga serie di sconfitte. Ovviamente, allora come oggi, hanno usato la menzogna come strumento di lotta politica, arrivando ad accusarci di perseguire oscuri e mai ben specificati interessi personali, fedeli al motto: “’a gatta da cridenza chiru ca fa si pensa…”. Invece - prosegue la nota - dicevamo, non eravamo soli, perché tanti compagni hanno compreso appieno il senso del nostro gesto, sono stati solidali con noi, ci hanno difeso».

«Compagni che hanno iniziato ad organizzarsi, a fare rete, a costruire quel castello di valori e di idee che, un anno e mezzo dopo, si è cristallizzato nella mozione Lettieri. Possiamo dire che è stato un viaggio bellissimo? Militanti di ogni angolo della provincia che si riunivano, si organizzavano, facevano proposte... ci siamo uniti con entusiasmo a questa marea che invocava rinnovamento, cambiamento, il ritorno ad una Politica di sinistra e di contenuti. Il congresso, com’è noto, lo ha vinto Lettieri - ribadiscono -. Altra brutta sconfitta per chi vedeva il partito come un feudo. Infatti anche allora bugie: “abbiamo vinto noi”, “votazioni manipolate”, anche allora manipolazioni, fino al rifiuto di riconoscere l’esito del voto degli iscritti».

«Subito dopo la sfida delle Regionali ha servito la nuova, bruciante batosta. Il gruppo dirigente della mozione Le Fosse si candida, vince invece il volto fresco e competente di Rosellina Madeo. E di nuovo il fastidioso codazzo di menzogne: “La Madeo non si poteva candidare” e l’annuncio di un ricorso mai presentato, “contro di noi manovratori occulti” anziché ammettere quello che è sotto gli occhi di tutti: non li vota più nessuno. Siamo finalmente a ieri, ma la premessa ci è sembrata necessaria, perché ci porta alla domanda più importante: cosa può fare un gruppo cementato solo dalla gestione del potere quando non ha più potere da usare come collante? Spalare fango nel ventilatore» dicono senza mezzi termini.

«L’ultima campagna di bugie dice che Lettieri non ha più la fiducia dell’assemblea, con l’annuncio di una mozione con tanto di firme. Ma le firme, per quanto assicura il segretario, sono irregolari. Non tutte, ovviamente, giusto quelle che servono a passare da minoranza a maggioranza e proseguire nel loro lunare delirio di onnipotenza. Noi siamo sicuri - concludono - che sarà l’assemblea a restituire al segretario Matteo Lettieri pieno sostegno nella sua azione politica. Altrimenti lo farà un nuovo congresso. Il tempo delle rendite di posizione è finito, il Pd del futuro sarà guidato da capacità e competenza. Ce lo chiedono gli iscritti, ce lo chiedono gli elettori».

Controcorrente: «Lettieri smonti le accuse in assemblea»

«Spiace constatare come il Pd di Cosenza sia ancora pervaso dai soliti giochi di conflittualità interna che ne hanno minato la credibilità e l’hanno consegnato ad una irrilevanza elettorale a tutti i livelli, da quello comunale (con le performance di Corigliano-Rossano e Rende) a quello regionale (con appena un eletto, frutto della percentuale più bassa a livello regionale) a quello nazionale (con nessun eletto in parlamento). Nessuno è naturalmente responsabile di tali dinamiche e di tali risultati». Scrivono da “Controcorrente”.

«E all’ultimo rimasto, il neo eletto segretario Matteo Lettieri - si legge nel comunicato - si vorrebbe lasciare il cerino acceso, pur sapendo che vecchie glorie, artifici di una desertificazione del partito sul territorio, e giovani vecchi, incapaci di un rinnovamento non concesso ed eterodiretto, sono imputabili di responsabilità che richiederebbero pubblica ammenda. Dopo un congresso diviso (sicuramente e auspicabilmente) che non ha portato agli esiti sperati e dopo un’elezione regionale che a sua volta non ha portato agli esiti previsti, ora assistiamo a due clamorosi autogol di un partito a cui non importa ricostruire, ma solo, tafazzianamente, continuare a distruggersi».

«Alcuni membri dell’assemblea provinciale (il numero è incerto perché tra essi – con i soliti metodi – si ritrovano firmatari che non sanno di aver firmato alcunché e stanno smentendo la propria sottoscrizione) hanno presentato una mozione di sfiducia non all’organismo deputato (l’assemblea provinciale), ma ad altri organismi più ricettivi. Al di là del merito della mozione – si aggiunuge nel testo - possibile che i firmatari e i loro ispiratori non si siano accorti dei tempi occorsi dall’elezione di Lettieri che è giunto in Federazione solo da pochi mesi? Che non siano in grado di intravedere che un Pd che sa solo giocare al suo interno, tra mozioni e congressi, risulta alieno ai calabresi? Che non siano in grado di capire che il gioco tattico ha un limite ed è limitato se non è capace di un respiro strategico? Che l’impressione suscitata dai perdenti dell’ultimo congresso e delle recenti elezioni regionali è quella di chi non sa accettare le sconfitte?».

«Naturalmente - dice “Controcorrente” - auspichiamo che Lettieri convochi gli organismi in breve tempo (non solo l’assemblea, ma anche la direzione) e affronti a viso aperto gli argomenti che i firmatari (in questo caso senza poter avere al fianco gli ispiratori) vogliono esporre e conti le presenze e i voti favorevoli. Dall’altra parte, la commissione regionale di garanzia delegittima la commissione provinciale accogliendo un ricorso di Pino Le Fosse incentrato sull’elezione parziale della stessa commissione provinciale (sono stati eletti solo tre membri sui cinque previsti)».

«Il paradosso - conclude l’associazione politico culturale – è che nessuno ha informato il livello regionale che i nomi mancanti sono tali perché proprio Le Fosse, candidato sconfitto del congresso, ha rifiutato di indicarli, come buona prassi avrebbe richiesto. Di fatto, si assiste allo spettacolo di un partito che accoglie un ricorso da parte del responsabile del vulnus. Solite cose da Pd, dirà ragionevolmente qualcuno. Ma, forse, qualcuno potrebbe anche prendere atto che le solite cose accadono perché nel Pd continuano a giocare gli stessi giocatori e soprattutto a voler giocare gli stessi giochi, giochi che ormai non appassionano e non servono più a nessuno».