I primi nove mesi di governo Principe? Secondo Laboratorio Civico: “traffico più caotico, economia in crisi, proteste diffuse e zero dialogo coi cittadini”

Maggio 2025. Sandro Principe torna alla guida di Rende con numeri da plebiscito: quasi il 59% al primo turno. Un ritorno trionfale. La città riconsegna le chiavi al suo vecchio sindaco con la fiducia che si accorda a chi quella città l’ha governata a lungo e promette di conoscerla meglio di chiunque altro. Al Cinema Garden, luogo simbolico della politica socialista rendese, il copione del grande ritorno era chiaro: comunità, partecipazione, ascolto, dialogo.

Parole solenni, pronunciate davanti a una platea convinta che il passato potesse tornare sotto forma di futuro. Conviene ricordarle. Perché nove mesi dopo il quadro è assai meno retorico. Rende aveva un pregio raro per una città del Sud: si circolava. Strade ampie, traffico generalmente scorrevole, una mobilità che negli anni era diventata quasi un tratto identitario. Non era poco. Era una delle cose che funzionavano. Oggi quella normalità sembra diventata un ricordo.

La nuova organizzazione della viabilità ha trasformato diversi punti della città in nodi permanenti di congestione. Strade che scorrevano ora si intasano. Il traffico aumenta, il rumore pure. L’aria peggiora. I commercianti di alcune zone parlano apertamente di difficoltà crescenti. Il paradosso è evidente: una città che funzionava sulla mobilità è diventata, in pochi mesi, un esperimento di traffico permanente. Tutto, naturalmente, nel nome della riqualificazione urbana. E non è finita.

Altri interventi sono già annunciati. Ma il problema più serio non è soltanto la viabilità. È il metodo. Durante la campagna elettorale la parola più usata era “partecipazione”. Coinvolgere i cittadini, ascoltare la città, aprire il Palazzo al confronto. Oggi la sensazione diffusa è un’altra: decisioni prese prima, confronto dopo quando va bene. Molti commercianti e residenti raccontano la stessa difficoltà: parlare con l’amministrazione è complicato, ottenere ascolto ancora di più.

Così la distanza tra Palazzo e città cresce mentre crescono anche i disagi. Il bilancio dei primi nove mesi è sotto gli occhi di tutti: traffico più caotico, attività economiche in sofferenza, proteste diffuse e una percezione sempre più evidente di scollamento tra amministrazione e cittadini. Nove mesi fa le parole erano partecipazione, comunità, ascolto, dialogo.

Oggi la parola che si sente di più è un’altra: coda. E quando una città che funzionava comincia a fermarsi nel traffico, di solito non è solo un problema di semafori. È un problema di politica. Perché governare una città non significa soltanto vincere le elezioni. Significa anche ricordarsi, il giorno dopo, delle promesse fatte la sera prima.