Venerdì scorso confronto sulla crisi del sistema sanitario regionale: al centro accesso alle cure, liste d’attesa, personale e sanità gratuita
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Venerdì 16 gennaio si è tenuta un’assemblea pubblica del partito Democrazia Sovrana Popolare a Castrolibero, presso la Sala delle associazioni organizzato dalla sezione “Brutia - area urbana cosentina”. Un dibattito aperto e partecipato sul delicato tema della sanità calabrese. Dagli interventi è emersa la volontà di proseguire la battaglia politica per la rivendicazione di una sanità che torni ad essere accessibile a tutti in un contesto, quello calabrese, che continua ad essere caratterizzato dall’emigrazione sanitaria, dalle lunghe liste d’attesa e dalla carenza di infrastrutture e personale.
Il responsabile della sezione, Luca Filippelli, ha sottolineato come «il motivo del convegno è la manifestazione di un senso di impotenza sempre più diffuso tra i cittadini rispetto ad un diritto che dovrebbe essere universale ma che sempre più tale non lo è: rivendicare il diritto di curarsi in Calabria».
«La Legge 833/1978, che di fatto ha creato il Sistema Sanitario Nazionale italiano, garantendo a tutti i cittadini il diritto alla salute in modo equo e solidale attraverso una rete di servizi pubblici gestiti a livello centrale e locale - ha detto - segnò il passaggio da un modello mutualistico ad uno universalistico di sanità. Questo innovativo modello, purtroppo, è stato tramutato in aziendalistico con il Decreto Legislativo 502/1992, esasperando il principio del pareggio di bilancio e regionalizzando, di fatto, la gestione di un settore così delicato, demandando alla responsabilità politica di classi dirigenti clientelari, e non all’altezza, un diritto troppo importante ed inalienabile rispetto a qualsiasi conto elettorale o ragioneristico».
Per lui «occorre rilanciare l’idea ad un ritorno vero alla sanità pubblica, ripristinando i principi cardini della vecchia ma buona 833/78 per scongiurare l’istituto del commissariamento, per ridurre le liste d’attesa, per infondere la telemedicina nelle aree interne, per restituire strutture di qualità al personale medico/sanitario ed ai pazienti, arginando il fenomeno dell’emigrazione sanitaria: insomma, per una sanità autenticamente pubblica occorre una riflessione autenticamente libera, scevra da condizionamenti dell’ideologia, o pseudo tale, novecentesca ma con uno sguardo umanista che rimetta al centro l’uomo e i suoi reali bisogni che rendano migliore la qualità della vita di ciascuno di noi».
«Quello alla salute – conclude l’esponente di Democrazia Sovrano Popolare - è uno dei tanti diritti universali privatizzati trasversalmente, negli ultimi 30 anni, da tutte le forze politiche nazionali, con l’aggravante dei governi tecnici Monti e Draghi che hanno inferto il colpo d’ascia definitivo alla libertà dei cittadini. Dsp è l’unica forza politica in grado, perché credibile e priva di macchie curriculari, di poter contribuire al risveglio delle coscienze, a noi il compito di dare vita alle nostre battaglie di libertà».

