Avanzano le pre-intese per quattro Regioni del Nord e cresce la preoccupazione per sanità, stipendi e fuga dei medici dal Mezzogiorno. Il presidente della Puglia De Caro prepara un ricorso alla Corte Costituzionale a fa un appello a tutti i governatori del Sud al di là dei colori politici
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Mentre il Paese è distratto dai temi della difesa, questa volta personale, ieri alla Camera dei Deputati è passato, con il voto della maggioranza, le pre-intesa per Liguria, Lombardia e Piemonte sull'autonomia differenziata. Questa mattina, invece, sarà la volta del Veneto.
Il progetto leghista quindi va avanti quasi alla chetichella nonostante l'imponente raccolta di firme e la sentenza della Corte Costituzionale che ha intimato di garantire a tutte le regioni i Lep in egual misura e poi procedere. Il via libera di ieri consentirà alle quattro regioni di disciplinare in maniera autonoma i settori della «protezione civile», «professioni» e «previdenza complementare e integrativa». Tutto questo comporterà che un medico che lavori in corsia in un ospedale di Brescia, pur appartenendo al medesimo servizio sanitario nazionale, possa guadagnare di più di un suo collega al lavoro in un reparto di Cosenza, a parità di mansioni e competenze. Non solo, ma una bella carriera potrà contare anche su una pensione più consistente visto che l'autonomia riguarda anche la previdenza integrativa. E' evidente che in queste condizioni sperare di poter far tornare i medici a lavorare nella disastrata sanità calabrese rischiando di essere pura utopia. E' ovvio che con i migliori professionisti attratti da stipendi e pensioni in prospettiva più alta, pensare di frenare la mobilità passiva che in Calabria continua ad essere vicina ai 300 milioni è pura utopia.
Le pre-intense ancora non sono ancora operative. Dopo il via libera della Camera anche all'intesa del Veneto, a intervenire sarà nuovamente il ministro Roberto Calderoli, che dovrà predisporre i decreti attuativi da approvare in consiglio dei ministri. A quel punto le intese saranno operative.
L'approvazione è arrivata fra le proteste dell'opposizione che ha agitato cartelli con su scritto «La salute è un diritto, non un privilegio», «Sanità per tutti da nord a sud», «No Autonomia, no sanità per pochi». « Fare un'autonomia differenziata come l'avete fatta voi, senza mettere un euro per ridurre i divari, vuol dire vedere oggi i sedicenti patrioti piegarsi all'antico sogno secessionista di una Lega Nord che nei fatti non esiste nemmeno più. State provando a dividere ulteriormente il paese», ha detto in aula la segretaria del Pd Elly Schlein. Nicola Fratojanni, di Avs, ha invece parlato del solito scambio dentro la maggioranza. Secondo il suo ragionamento l'accelerazione sull'autonomia differenziata è arrivata perché la premier Meloni l'ha scambiata con il voto favorevole alla nuova legge elettorale che sta per arrivare in Senato.
Intanto il presidente della giunta regionale della Puglia, Antonio De Caro , ha già pronto un ricorso alla Corte costituzionale convinto che il problema non sia ideologico ma nei numeri e nei bilanci delle Regioni. Secondo de Caro queste pre intese sono il primo fornte, presto si apriranno quello della scuola, dei trasporti e dell'energia.
Insieme a lui ha già firmato il ricorso alla Consulta Roberto Fico , suo collega della Campania. Ieri De Caro ha rivolto un appello agli altri governatori del Sud ad unirsi al ricorso, indipendentemente dal colore politico. Vedremo cosa faranno nei prossimi giorni i suoi colleghi del centrodestra Roberto Occhiuto, Renato Schifani e Vito Bardi . Il deposito di un ricorso alla Consulta condivisa da più presidenti avrà certamente un peso diverso.


