La questione della fuoriuscita della Calabria dal commissariamento per il presidente Roberto Occhiuto è finita. In giunta ha portato la delibera per il riparto del fondo sanitario fra le varie aziende sanitarie, votato da tutti gli assessori tranne Gianluca Gallo (assente alla seduta). Il suo sottosegretario Figliola dice che in fondo il passaggio del decreto del Consiglio dei Ministri alla Corte dei Conti non è affatto necessario.

Certamente sarà così, restano però i pesanti rilievi della magistratura contabile sulla reale portata del debito della nostra sanità. Dubbi che sono emerse con prepotenza in queste ore, quando le aziende sanitarie calabresi hanno approvato i loro conti consuntivi. Il caso più clamoroso è quello dell’Asp di Cosenza, la più grande della Calabria.

Nel 2024 il bilancio si era chiuso con un avanzo puramente simbolico di 69.155 euro, un quasi pareggio. Nel 2025 lo stesso indicatore precipita a meno 84.478.741 euro. Parallelamente si assottiglia la cassa. Le disponibilità liquide dell’Azienda scendono da 104,4 a 63,4 milioni di euro, con una contrazione di 41 milioni, pari a circa il 39% in un solo esercizio. Meno liquidità significa minore capacità di onorare le scadenze correnti e una crescente dipendenza dal sistema bancario per tenere in piedi la spesa ordinaria.

A crescere, invece, sono i debiti. Quelli verso i fornitori — farmacie, cliniche private accreditate, ditte che erogano beni e servizi essenziali — salgono da 214,6 a 317,5 milioni di euro: oltre 102 milioni in più, quasi il 48% in dodici mesi.

A cosa sia dovuto questo tracollo dei principali indicatori economici nel giro di soli dodici mesi è un mistero. Difficile però pensare che con questi numeri la Calabria abbia davvero messo a posto i suoi conti nel comparto sanità tanto da uscire dal commissariamento e allora diventa sempre più solida l’idea che la fine del commissariamento sia più una questione politica che tecnica.

«Ecco i fatti, non le bugie», dichiara Carlo Guccione, della Direzione nazionale del Partito Democratico. «La narrazione sulla sanità calabrese del governatore Occhiuto è un imbroglio a danno dei calabresi. I numeri del Consuntivo 2025 dell’ASP di Cosenza parlano da soli: una perdita di 84,5 milioni, la cassa quasi dimezzata, i debiti verso i fornitori in aumento di quasi la metà. Dietro gli annunci trionfalistici c’è un’azienda sanitaria che sopravvive a colpi di anticipazioni bancarie e che paga sempre più in ritardo chi assicura le cure ai cittadini. I calabresi hanno diritto alla verità sui conti della loro sanità e a un servizio che funzioni, non a una propaganda che nasconde i problemi invece di affrontarli».

Ma al di là di tutto resta il fatto che uscire o meno dal commissariamento alla fine poco importa. Il sistema continua ad essere in affanno profondo: liste d’attesa fuori controllo, migrazione sanitaria strutturale verso il Nord, carenza cronica di personale, pronto soccorso al collasso e interi territori di fatto privi di assistenza adeguata. Anche sul piano della propaganda l'esultanza per l’uscita del commissariamento in una regione normale non dovrebbe funzionare poi molto.