La famiglia Pacienza-Afflisio di Altomonte ringrazia l’équipe di Cardiochirurgia dell’ospedale Dulbecco dopo un intervento riuscito: «Le eccellenze ci sono. Vanno sostenute e valorizzate»
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Della sanità calabrese si parla quasi sempre per i reparti in affanno, le liste d’attesa lunghe e i pazienti che partono per farsi curare altrove. Una rondine non fa primavera e un intervento andato bene non basta a cambiare un quadro che i cittadini conoscono da anni. La famiglia Pacienza-Afflisio di Altomonte, borgo in provincia di Cosenza, ha deciso comunque di raccontare la propria esperienza all’ospedale di Catanzaro, con una lettera di ringraziamento rivolta ai medici e al personale che hanno seguito Silvana Afflisio.
L’intervento risale al 28 settembre scorso. La donna è stata sottoposta a una plastica valvolare nell’Unità operativa complessa di Cardiochirurgia dell’Azienda ospedaliero universitaria “Renato Dulbecco”, al campus “Salvatore Venuta”, reparto diretto dal professor Pasquale Mastroroberto.mIn sala operatoria c’erano il professor G.F. Serraino, che ha eseguito l’intervento, e le dottoresse D. Battaglia e L. Miceli. A loro la famiglia riconosce la preparazione tecnica e anche il modo in cui hanno parlato con la paziente e con i parenti nelle ore di attesa: «Per la competenza, certo, che in sala operatoria fa la differenza tra la paura e la speranza», scrivono Salvatore Pacienza e Silvana Afflisio, che ricordano la pazienza con cui i medici hanno spiegato ogni passaggio. Nella lettera trovano posto anche gli anestesisti, l’équipe di sala operatoria, che secondo la famiglia «lavora come un’unica mano», e il personale del reparto, dagli infermieri agli operatori fino ai tecnici, presente durante i giorni del ricovero.
I Pacienza-Afflisio scrivono che dietro un intervento riuscito ci sono anni di studio e turni pesanti di cui raramente si parla. Il riferimento è anche a chi ha deciso di lavorare in Calabria, a quei «professionisti che hanno scelto di restare in questa terra e di metterle a disposizione il loro talento», spesso con difficoltà che in altre regioni non si incontrano. Su questo punto la lettera si collega al tema della migrazione sanitaria. La famiglia non dice che il problema sia superato e usa parole prudenti: «Grazie per averci ricordato che anche in Calabria esistono reparti d’eccellenza, capaci di competere con i migliori centri del Paese. Grazie perché, almeno questa volta, non è stato necessario partire». Certo, un caso singolo, magari fratello di altri, ma vale la pena farlo conoscere a chi pensa che per certe cure non ci sia alternativa al viaggio fuori regione.
Il testo si chiude con un appello a chi amministra la sanità calabrese e decide dove investire. «Le eccellenze ci sono. Vanno sostenute, valorizzate e rese regola», scrive la famiglia, che si congeda «con infinita gratitudine».

