Presentati software che mappano i nervi come un “Gps” e prevedono l’aggressione ai tumori renali prima dell’intervento. Parla Andrea Simeri: «Una nuova sfida per le cure»
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Il dottore Andrea Simeri ha presentato al 14° Techno Urology Meeting di Torino due applicazioni di intelligenza artificiale destinate a incidere profondamente sulla pratica clinica urologica: una “biopsia digitale” per valutare il rischio delle lesioni renali e un sistema avanzato di ricostruzione dei nervi periprostatici, in grado di migliorare in modo significativo la precisione chirurgica.
Il lavoro nasce da una collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Urologia dell’Università della Calabria, guidato dal professor Michele Di Dio, l’Istituto Oncologico di Candiolo Irccs e il Dipartimento Urologico dell’AOU San Luigi Gonzaga.
In che modo l’IA consente di “vedere” strutture nervose invisibili ai metodi tradizionali?
L’imaging tradizionale, come la risonanza magnetica con sequenze Stir, presenta spesso vuoti di segnale e rumore di fondo che impediscono di visualizzare in modo completo i nervi periprostatici. L’intelligenza artificiale non si limita a osservare l’immagine, ma la analizza matematicamente, colmando le lacune attraverso algoritmi che calcolano il percorso di massima probabilità del segnale nervoso. Dove l’occhio umano percepisce un’interruzione, l’IA ricostruisce la continuità delle fibre, come un restauratore digitale che restituisce integrità a una mappa frammentata.
Quanto cambia per il chirurgo poter pianificare l’intervento conoscendo il decorso dei nervi?
Il cambiamento è radicale: si passa da una chirurgia basata su riferimenti anatomici standard a una chirurgia “sartoriale”, costruita sul singolo paziente. Conoscere in anticipo il decorso dei nervi consente al chirurgo di pianificare la dissezione con precisione millimetrica, riducendo l’incertezza intraoperatoria e preservando strutture che altrimenti rischierebbero di essere danneggiate.
Quali benefici concreti può aspettarsi il paziente in termini di qualità della vita?
Oggi il successo di un intervento oncologico non si misura solo nella rimozione del tumore, ma anche nella tutela delle funzioni vitali. Una ricostruzione nervosa accurata aumenta in modo significativo le probabilità di preservare la potenza sessuale e la continenza urinaria, garantendo un ritorno a una vita sociale e intima il più possibile sovrapponibile a quella precedente l’intervento.
Questi algoritmi sono già utilizzabili in sala operatoria?
La ricerca è in una fase avanzata di transizione verso l’applicazione clinica. La profilazione delle lesioni renali è attualmente uno strumento di ricerca evoluta, orientato alla scoperta di informazioni nascoste attraverso la radiomica, mentre la ricostruzione nervosa è in una fase di validazione clinica molto promettente. L’obiettivo è rendere questi modelli strumenti di routine non appena i protocolli internazionali ne confermeranno l’affidabilità su larga scala.
L’intelligenza artificiale riduce il margine decisionale del chirurgo?
Al contrario, lo rafforza. L’IA non prende decisioni autonome, ma fornisce dati “aumentati”, migliorando la consapevolezza del medico. Come un radar avanzato per un pilota, non guida l’intervento, ma permette di scegliere la strategia più sicura ed efficace, eliminando il rumore di fondo informativo.
Quanto è complessa l’integrazione con la chirurgia robotica?
La sfida principale riguarda l’integrazione dei dati Dicom nel flusso di lavoro in tempo reale del robot. Il lavoro in corso punta a creare interfacce fluide che consentano al chirurgo di visualizzare ricostruzioni tridimensionali direttamente nel visore, anche attraverso sistemi di realtà aumentata, riducendo al minimo i tempi tra diagnosi e intervento.
Diventeranno uno standard di cura?
Come spesso accade nella storia della tecnologia medica, l’innovazione nasce nei centri di eccellenza per poi diventare il nuovo Gold Standard. Dopo una prima fase di sperimentazione in strutture altamente specializzate, strumenti di questo tipo sono destinati a diffondersi, perché capaci di migliorare gli esiti clinici e ridurre le complicanze. La precisione è l’anima della chirurgia moderna, e l’intelligenza artificiale ne rappresenta ormai il futuro.


